mercoledì 2 febbraio 2011

Il Papa all'udienza generale: amare concretamente Dio e i fratelli in una società carente di valori spirituali (Radio Vaticana)

Il Papa all'udienza generale: amare concretamente Dio e i fratelli in una società carente di valori spirituali

Il Papa oggi all’udienza generale ha iniziato una nuova serie di incontri per completare la presentazione dei Dottori della Chiesa, parlando di “una Santa che rappresenta uno dei vertici della spiritualità cristiana di tutti i tempi: santa Teresa di Gesù. Nasce ad Avila, in Spagna, nel 1515, con il nome di Teresa de Ahumada. Nella sua autobiografia ella stessa menziona alcuni particolari della sua infanzia: la nascita da “genitori virtuosi e timorati di Dio”, all'interno di una famiglia numerosa, con nove fratelli e tre sorelle. Ancora bambina, a meno di 9 anni, ha modo di leggere le vite di alcuni martiri che le ispirano il desiderio del martirio, tanto che improvvisa una breve fuga da casa per morire martire e salire al Cielo (cfr Vita 1, 4); “voglio vedere Dio” dice la piccola ai genitori. Alcuni anni dopo, Teresa parlerà delle sue letture dell'infanzia e affermerà di avervi scoperto la verità, che riassume in due principi fondamentali: da un lato “il fatto che tutto quello che appartiene al mondo di qua, passa”, dall'altro che solo Dio è “per sempre, sempre, sempre”, tema che ritorna nella famosissima poesia “Nulla ti turbi / nulla ti spaventi; / tutto passa. Dio non cambia; / la pazienza ottiene tutto; / chi possiede Dio / non manca di nulla / Solo Dio basta!”. Rimasta orfana di madre a 12 anni, chiede alla Vergine Santissima che le faccia da madre (cfr Vita 1, 7)”.

“Se nell’adolescenza la lettura di libri profani – ha proseguito il Papa - l'aveva portata alle distrazioni di una vita mondana, l'esperienza come alunna delle monache agostiniane di Santa Maria delle Grazie di Avila e la frequentazione di libri spirituali, soprattutto classici di spiritualità francescana, le insegnano il raccoglimento e la preghiera. All’età di 20 anni, entra nel monastero carmelitano dell'Incarnazione, sempre ad Avila. Tre anni dopo, si ammala gravemente, tanto da restare per quattro giorni in coma, apparentemente morta (cfr Vita 5, 9). Anche nella lotta contro le proprie malattie la Santa vede il combattimento contro le debolezze e le resistenze alla chiamata di Dio: “Desideravo vivere - scrive - perché capivo bene che non stavo vivendo, ma stavo lottando con un'ombra di morte, e non avevo nessuno che mi desse vita, e neppure io me la potevo prendere, e Colui che poteva darmela aveva ragione di non soccorrermi, dato che tante volte mi aveva volto verso di Lui, e io l'avevo abbandonato” (Vita 8, 2) . Nel 1543 perde la vicinanza dei famigliari: il padre muore e tutti i suoi fratelli emigrano uno dopo l'altro in America. Nella Quaresima del 1554, a 39 anni, Teresa giunge al culmine della lotta contro le proprie debolezze. La scoperta fortuita della statua di “un Cristo molto piagato” segna profondamente la sua vita (cfr Vita 9). La Santa, che in quel periodo trova profonda consonanza con il sant'Agostino delle Confessioni, così descrive la giornata decisiva della sua esperienza mistica: “Accadde... che d'improvviso mi venne un senso della presenza di Dio, che in nessun modo potevo dubitare che era dentro di me o che io ero tutta assorbita in Lui” (Vita 10, 1).

“Parallelamente alla maturazione della propria interiorità – ha affermato - la Santa inizia a sviluppare concretamente l'ideale di riforma dell'Ordine carmelitano: nel 1562 fonda ad Avila, con il sostegno del Vescovo della città, don Alvaro de Mendoza, il primo Carmelo riformato, e poco dopo riceve anche l'approvazione del Superiore Generale dell'Ordine, Giovanni Battista Rossi. Negli anni successivi prosegue le fondazioni di nuovi Carmeli, in totale diciassette. Fondamentale è l'incontro con san Giovanni della Croce, col quale, nel 1568, costituisce a Duruelo, vicino ad Avila, il primo convento di Carmelitani Scalzi. Nel 1580 ottiene da Roma l'erezione in Provincia autonoma per i suoi Carmeli riformati, punto di partenza dell'Ordine Religioso dei Carmelitani Scalzi. Teresa termina la sua vita terrena proprio mentre è impegnata nell'attività di fondazione. Nel 1582, infatti, dopo aver costituto il Carmelo di Burgos e mentre sta compiendo il viaggio di ritorno verso Avila, muore la notte del 15 ottobre ad Alba de Tormes, ripetendo umilmente due espressioni: “Alla fine, muoio da figlia della Chiesa” e “E' ormai ora, mio Sposo, che ci vediamo”. Un’esistenza consumata all'interno della Spagna, ma spesa per la Chiesa intera. Beatificata dal Papa Paolo V nel 1614 e canonizzata nel 1622 da Gregorio XV, è proclamata “Dottore della Chiesa” dal Servo di Dio Paolo VI nel 1970”.

“Teresa di Gesù – ha rilevato - non aveva una formazione accademica, ma ha sempre fatto tesoro degli insegnamenti di teologi, letterati e maestri spirituali. Come scrittrice, si è sempre attenuta a ciò che personalmente aveva vissuto o aveva visto nell’esperienza di altri (cfr Prologo al Cammino di Perfezione), cioè a partire dall'esperienza. Teresa ha modo di intessere rapporti di amicizia spirituale con molti Santi, in particolare con san Giovanni della Croce. Nello stesso tempo, si alimenta con la lettura dei Padri della Chiesa, san Girolamo, san Gregorio Magno, sant'Agostino. Tra le sue opere maggiori va ricordata anzitutto l’autobiografia, intitolata Libro della vita, che ella chiama Libro delle Misericordie del Signore. Composta nel Carmelo di Avila nel 1565, riferisce il percorso biografico e spirituale, scritto, come afferma Teresa stessa, per sottoporre la sua anima al discernimento del “Maestro degli spirituali”, san Giovanni d'Avila. Lo scopo è di evidenziare la presenza e l'azione di Dio misericordioso nella sua vita: per questo, l'opera riporta spesso il dialogo di preghiera con il Signore. E’ una lettura che affascina, perché la Santa non solo racconta, ma mostra di rivivere l’esperienza profonda del suo rapporto con Dio. Nel 1566, Teresa scrive il Cammino di Perfezione, da lei chiamato Ammonimenti e consigli che dà Teresa di Gesù alle sue monache. Destinatarie sono le dodici novizie del Carmelo di san Giuseppe ad Avila. Α loro Teresa propone un intenso programma di vita contemplativa al servizio della Chiesa, alla cui base vi sono le virtù evangeliche e la preghiera. Tra i passaggi più preziosi il commento al Padre nostro, modello di preghiera. L'opera mistica più famosa di santa Teresa è il Castello interiore, scritto nel 1577, in piena maturità. Si tratta di una rilettura del proprio cammino di vita spirituale e, allo stesso tempo, di una codificazione del possibile svolgimento della vita cristiana verso la sua pienezza, la santità, sotto l'azione dello Spirito Santo. Teresa si richiama alla struttura di un castello con sette stanze, come immagine dell'interiorità dell'uomo, introducendo, al tempo stesso, il simbolo del baco da seta che rinasce in farfalla, per esprimere il passaggio dal naturale al soprannaturale. La Santa si ispira alla Sacra Scrittura, in particolare al Cantico dei Cantici, per il simbolo finale dei “due Sposi”, che le permette di descrivere, nella settima stanza, il culmine della vita cristiana nei suoi quattro aspetti: trinitario, cristologico, antropologico ed ecclesiale. Alla sua attività di fondatrice dei Carmeli riformati, Teresa dedica il Libro delle fondazioni, scritto tra il 1573 e il 1582, nel quale parla della vita del gruppo religioso nascente. Come nell'autobiografia, il racconto è teso a evidenziare soprattutto l'azione di Dio nell'opera di fondazione dei nuovi monasteri”.

“Non è facile – ha osservato - riassumere in poche parole la profonda e articolata spiritualità teresiana”. Il Papa menziona alcuni punti essenziali. “In primo luogo, santa Teresa propone le virtù evangeliche come base di tutta la vita cristiana e umana: in particolare, il distacco dai beni o povertà evangelica” e poi ancora “l'amore gli uni per gli altri come elemento essenziale della vita comunitaria e sociale; l'umiltà come amore alla verità; la determinazione come frutto dell'audacia cristiana; la speranza teologale, che descrive come sete di acqua viva. Senza dimenticare le virtù umane: af¬fabilità, veracità, modestia, cortesia, allegria, cultura. In secondo luogo, santa Teresa propone una profonda sintonia con i grandi personaggi biblici e l'ascolto vivo della Parola di Dio. Ella si sente in consonanza soprattutto con la sposa del Cantico dei Cantici e con l'apostolo Paolo, oltre che con il Cristo della Passione e con il Gesù Eucaristico”.

“La Santa sottolinea poi quanto è essenziale la preghiera; pregare “significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci ama” (Vita 8, 5) . L'idea di santa Teresa coincide con la definizione che san Tommaso d'Aquino dà della carità teologale, come “amicitia quaedam hominis ad Deum”, un tipo di amicizia dell’uomo con Dio, che, per primo ha offerto la sua amicizia all’uomo (Summa Theologiae II-ΙI, 23, 1)”.

“La preghiera – ha proseguito Benedetto XVI - è vita e si sviluppa gradualmente di pari passo con la crescita della vita cristiana: comincia con la preghiera vocale, passa per l'interiorizzazione attraverso la meditazione e il raccoglimento, fino a giungere all'unione d'amore con Cristo e con la Santissima Trinità. Ovviamente non si tratta di uno sviluppo in cui salire ai gradini più alti vuol dire lasciare il precedente tipo di preghiera, ma è piuttosto un approfondirsi graduale del rapporto con Dio che avvolge tutta la vita. Più che una pedagogia della preghiera, quella di Teresa è una vera "mistagogia": al lettore delle sue opere insegna a pregare pregando ella stessa con lui; frequentemente, infatti, interrompe il racconto o l'esposizione per prorompere in una preghiera”.

“Un altro tema caro alla Santa è la centralità dell'umanità di Cristo. Per Teresa, infatti, la vita cristiana è relazione personale con Gesù, che culmina nell'unione con Lui per grazia, per amore e per imitazione. Da ciò l'importanza che ella attribuisce alla meditazione della Passione e all'Eucaristia, come presenza di Cristo, nella Chiesa, per la vita di ogni credente e come cuore della liturgia. Santa Teresa vive un amore incondizionato alla Chiesa: ella manifesta un vivo “sensus Ecclesiae” di fronte agli episodi di divisione e conflitto nella Chiesa del suo tempo. Riforma l'Ordine carmelitano con l'intenzione di meglio servire e meglio difendere la “Santa Chiesa Cattolica Romana”, ed è disposta a dare la vita per essa (cfr Vita 33, 5)”.

“Un ultimo aspetto essenziale della dottrina teresiana, che vorrei sottolineare, è la perfezione, come aspirazione di tutta la vita cristiana e meta finale della stessa. La Santa ha un'idea molto chiara della “pienezza” di Cristo, rivissuta dal cristiano. Alla fine del percorso del Castello interiore, nell'ultima “stanza” Teresa descrive tale pienezza, realizzata nell'inabitazione della Trinità, nell'unione a Cristo attraverso il mistero della sua umanità”.

“Cari fratelli e sorelle – ha concluso il Papa - santa Teresa di Gesù è vera maestra di vita cristiana per i fedeli di ogni tempo. Nella nostra società, spesso carente di valori spirituali, santa Teresa ci insegna ad essere testimoni instancabili di Dio, della sua presenza e della sua azione” e “ci insegna a sentire realmente questa sete di Dio che esiste nella profondità del nostro cuore, questo desiderio di vedere Dio, di cercare Dio, di essere in colloquio, di essere amici di Dio: questa è l’amicizia che è necessaria per noi tutti e che dobbiamo cercare ogni giorno di nuovo”. “L’esempio di questa Santa, profondamente contemplativa ed efficacemente operosa, spinga anche noi a dedicare ogni giorno il giusto tempo alla preghiera”: “il tempo della preghiera non è tempo perso, ma è un tempo nel quale si apre la strada verso la vera vita”, verso l’amore per Dio, per la Chiesa e verso “una carità concreta per i nostri fratelli”.

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Bimbo elude la sorveglianza e corre ad abbracciare il Papa :-)

Momento di grande tenerezza durante i saluti in lingua brasiliana.

Il Papa: Le “virtù evangeliche” sono la “base di tutta la vita cristiana e umana” (Sir)

BENEDETTO XVI: UDIENZA, “VIRTU’ EVANGELICHE BASE DI TUTTA LA VITA CRISTIANA E UMANA”

Le “virtù evangeliche” sono la “base di tutta la vita cristiana e umana”. Lo ha detto il Papa, attualizzando la figura di santa Teresa di Gesù, “una santa che rappresenta uno dei vertici della spiritualità di tutti i tempi”, nata ad Avila nel 1515 e morta nel 1582. “Vera maestra per i fedeli di ogni tempo” - le parole di Benedetto XVI al termine della catechesi odierna - santa Teresa d’Avila “propone le virtù evangeliche come base di tutta la vita cristiana e umana”. Tra di esse, “il distacco dai beni o povertà evangelica; l'amore gli uni per gli altri come elemento essenziale della vita comunitaria e sociale; l'umiltà come amore alla verità; la determinazione come frutto dell'audacia cristiana; la speranza teologale, che descrive come sete di acqua viva. Senza dimenticare le virtù umane: af­fabilità, veracità, modestia, cortesia, allegria, cultura”. In secondo luogo, per il Papa, santa Teresa “propone una profonda sintonia con i grandi personaggi biblici e l'ascolto vivo della Parola di Dio”, e “sottolinea quanto è essenziale la preghiera”, che per lei “è vita e si sviluppa gradualmente di pari passo con la crescita della vita cristiana: comincia con la preghiera vocale, passa per l'interiorizzazione attraverso la meditazione e il raccoglimento, fino a giungere all'unione d'amore con Cristo e con la Santissima Trinità”.
“Nella nostra società, spesso carente di valori spirituali – ha detto Benedetto XVI al termine della catechesi - santa Teresa ci insegna ad essere testimoni instancabili di Dio”. “Ci insegna a sentire realmente la sete di Dio che esiste nella profondità del nostro cuore, a desiderarlo veramente, a cercare Dio per vederlo, per trovare la sua amicizia e così la vera vita”, ha poi aggiunto a braccio. In questa prospettiva, ha proseguito sempre fuori testo, “il tempo della preghiera non è tempo perso, ma un tempo in cui si apre la strada per la vita, per imparare da Dio un amore ardente a lui e alla sua Chiesa e una carità concreta per i nostri fratelli”. Un altro tema caro a santa Teresa d’Avila è, per il Papa, “la centralità dell'umanità di Cristo”: per lei, infatti, “la vita cristiana è relazione personale con Gesù”. Santa Teresa, inoltre, “vive un amore incondizionato alla Chiesa”, anche “di fronte agli episodi di divisione e conflitto nella Chiesa del suo tempo”, e riforma l'Ordine carmelitano proprio “con l'intenzione di meglio servire e difendere” quest’ultima. Un ultimo “aspetto essenziale” della dottrina teresiana è la perfezione, come “aspirazione” e “meta finale di tutta la vita cristiana”. Alla fine del percorso del “Castello interiore”, nell'ultima “stanza” Teresa descrive la “pienezza” come “unione a Cristo attraverso il mistero della sua umanità.
“Un’esistenza consumata all’interno della Spagna, ma spesa per la Chiesa intera”: così il Papa ha ripercorso la biografia di santa Teresa d’Avila, proclamata “dottore della Chiesa” nel 1970 da Paolo VI. Grande riformatrice dell’Ordine carmelitano, Teresa - ha ricordato Benedetto XVI - è arrivata a fondare 17 nuovi Carmeli, punto di partenza dell’ordine religioso dei Carmelitani Scalzi, fondato grazie al “fondamentale incontro” con San Giovanni della Croce. “Teresa di Gesù non aveva una formazione accademica”, ha detto il Papa, e “come scrittrice, si è sempre attenuta a ciò che personalmente aveva vissuto o aveva visto nell’esperienza di altri, cioè a partire dall'esperienza”, tra cui l’”amicizia spirituale con molti santi”. Il Papa ha definito la sua autobiografia, il “Libro della vita”, “una lettura che affascina, perché la santa non solo racconta, ma mostra di rivivere l’esperienza profonda del suo rapporto con Dio”. Nel 1566, Teresa scrive il “Cammino di Perfezione”, in cui propone alle novizie “un intenso programma di vita contemplativa al servizio della Chiesa, alla cui base vi sono le virtù evangeliche e la preghiera”. Ma l’opera mistica più famosa di santa Teresa è il “Castello interiore”, scritto nel 1577: “una rilettura del proprio cammino di vita spirituale e una codificazione del possibile svolgimento della vita cristiana verso la sua pienezza, la santità”.

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Egitto, Samir Khalil: «È un movimento di popolo. Speriamo che non si inquini»

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Cristiani perseguitati. Più voce non solo dall’Ue (Gianni Borsa)

CRISTIANI PERSEGUITATI

Più voce non solo dall’Ue

Anche molti Paesi europei sono chiamati a maggior determinazione

Gianni Borsa - Bruxelles

Lo scenario mondiale è in ebollizione: proteste, scontri, attentati, minacce alla pace, ai diritti umani e alla democrazia si riscontrano in ogni angolo del pianeta. Sono problemi sempre presenti nello scacchiere internazionale, ma in questa fase sembrano darsi triste appuntamento. Gli occhi sono puntati su Egitto e Tunisia, ma come dimenticare Iraq e Sudan, America Latina e Medio oriente, Haiti e Albania, Costa d’Avorio e Sahel? Occorre peraltro riconoscere che questa escalation di violenze colpisce in particolar modo le comunità religiose e, su tutte, quelle cristiane. Bombe, violenze personali, discriminazioni sociali, pressioni psicologiche o economiche offendono la libertà di credere, di vivere e di esprimere pubblicamente la fede e le opere che nascono dal Vangelo.
In questa situazione – che qualunque mente libera da preconcetti può riconoscere – l’annunciato e poi mancato pronunciamento dei 27 ministri degli esteri Ue riuniti a Bruxelles il 31 gennaio deve far riflettere. La riunione prevedeva infatti, all’intero di un fitto ordine del giorno, un dibattito sulla libertà di religione, ma il testo, steso dall’Alto rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton, non ha soddisfatto i capi delle diplomazie, prevedendo riferimenti troppo generici all’argomento e omettendo di citare espressamente le violenze subite dalle comunità cristiane in tanti angoli del globo.
L’insistenza di alcuni governi per un testo più coraggioso, con la condanna di casi ben individuabili, che prevedesse anche possibili misure politiche contro gli Stati che violano tale libertà, non ha ottenuto il necessario consenso unanime. Così, nel documento finale dell’incontro, composto da 21 pagine (la seduta dei ministri ha dovuto dare la precedenza assoluta al caso-Egitto), l’argomento è liquidato con 2 righe: “Il Consiglio (affari esteri) ha tenuto uno scambio di opinioni sulla libertà di religione e di credo e ha deciso di tornare sul tema in una prossima data”. Sarà la stessa Ashton a preparare un documento circostanziato, “che tenga conto della situazione delle singole comunità che rischiano di essere oggetto di violenze e discriminazioni nelle diverse parti del mondo”.
In realtà va riconosciuto che, in passato e ancora di recente, le istituzioni Ue hanno levato la voce per denunciare le violenze contro i cristiani nel mondo: lo ha fatto il Consiglio Ue, più volte si è espresso l’Europarlamento (l’ultima risoluzione risale alla sessione plenaria di gennaio). Anche la stessa Ashton, superando un suo atteggiamento troppo reticente, ha deplorato i sanguinosi attacchi, compreso quello di Alessandria d’Egitto (e non avrebbe potuto fare diversamente!); uguale attenzione è stata mostrata dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso. Al di là dell’Ue, va rimarcato il vigoroso pronunciamento dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di fine gennaio.
Ma se i diritti fondamentali, fra cui s’impone la libertà di credo, vengono negati, ogni occasione va colta allo scopo di custodirli. Per far questo, però, occorre un’azione politica e diplomatica non improvvisata, che sappia convincere di tale necessità tutti i governi dell’Unione: sono questi, infatti, che hanno materialmente affossato il pronunciamento del 31 gennaio, non una generica e indistinta “Europa”.
Non meno semplice sarà il cammino verso prese di posizione che – al di là della vuota verbosità, e sganciate da inopportuni fini politici ed elettorali nazionali – riescano a promuovere una reale, concreta tutela delle minoranze religiose in Europa e nel resto del mondo. In tal senso il prossimo documento da portare all’approvazione dei 27 ministri degli esteri europei dovrebbe anzitutto tracciare un preciso quadro della situazione delle violenze e delle discriminazioni in atto nel mondo; in secondo luogo dovrebbe prevedere una durissima e non fraintendibile condanna dei paesi che non tutelano i gruppi religiosi minoritari e la libertà di culto (su questi due punti la recente risoluzione del Parlamento europeo può fare da guida); dovrebbe infine indicare impegni precettivi sul piano politico e diplomatico. Perché tale documento non rimanga carta straccia, dovrà infatti vincolare la stipulazione di accordi commerciali, lo stanziamento di aiuti per la cooperazione, la firma di trattati o il varo di partnership di qualunque tipo, alla piena e assoluta difesa dei diritti umani, fra cui l’imprescindibile libertà religiosa. Certo questo comporterebbe una severa rivisitazione della politica estera (ed economica) non solo dell’Ue nel suo complesso, ma di tutti gli Stati membri. I governi, le opinioni pubbliche, le imprese, i cittadini-consumatori dovrebbero anche coerentemente essere pronti a pagare il “prezzo necessario” per assicurare e promuovere i diritti umani e la libertà di fede nel mondo.

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La biblioteca di Serra San Bruno. Sulle tracce dei certosini in Calabria (Falcone)

La biblioteca di Serra San Bruno

Sulle tracce dei certosini in Calabria

di Luigi Falcone

A coronamento delle iniziative promosse per le celebrazioni del ix centenario della morte di san Bruno di Colonia, è stata in questi giorni pubblicata l'edizione critica, a cura di Pietro De Leo, delle raccolte librarie del monastero, nelle grange e nel feudo della certosa di Serra San Bruno alla fine del XVI secolo indicate nell'inventario fatto redigere dalla Congregazione dell'Indice tra il 1599 e il 1603 e contenuto nel codice Vaticano Latino 11276 (La Biblioteca ritrovata, Soveria Mannelli, Rubbettino).
Un repertorio di circa 2.500 volumi, che registra non solo i libri disponibili all'interno del monastero, ivi compresi numerosi manoscritti e una trentina d'incunaboli, ma anche quelli dislocati nel territorio soggetto alla certosa, ricordati nella visita apostolica effettuata nel 1629 dal vescovo di Venosa Andrea Perbenedetti.
Dalla visita apprendiamo che la biblioteca si trovava presso la cella del priore e i libri catalogati per disciplina erano a libera disponibilità di ciascun monaco. Il loro valore si aggirava intorno ai 6.000 ducati. Viene fatto quindi di pensare che nel primo decennio del XVII secolo, espletati parte dei lavori di ripristino della certosa, venne trasportata in un unico locale gran parte dei volumi presenti prima nelle celle dei monaci, mentre rimasero presso le abitazioni dei sudditi i libri che a vario titolo essi possedevano o custodivano.
Questo fino al terribile terremoto del febbraio 1783 che devastò radicalmente il territorio delle Serre e la certosa sfaldò il suo patrimonio artistico e librario, quest'ultimo in parte recuperato e poi confluito nella biblioteca Capalbi di Vibo Valentia, insieme a molti documenti privati e pubblici di eccezionale valore.
L'edizione del presente catalogo conferma pienamente la straordinarietà del patrimonio librario del monastero di Santo Stefano del Bosco, che era stato riaffidato ai certosini da Papa Leone x nel 1513.
Un aspetto singolare è costituito dalla variegata tematica, anche in lingua italiana: liturgia, medicina, teologia, matematica, oratoria, astrologia, autori classici e padri della Chiesa, diritto, geografia, economia, navigazione, agiografia, architettura, musica, agricoltura, erboristeria e scienze naturali, con diffuse presenze di testi biblici, breviari, martirologi e libri di pietà legati alla vita spirituale dei religiosi all'interno delle celle e a quella dei sudditi dislocati nel territorio della certosa, da Serra a Spatola, da Bivongi a Montauro. Una serie, quest'ultima, dilatata verso le scienze umane e la saggistica letteraria in gran parte «italico idiomate».
Decisamente interessante è la provenienza dei libri che risultano stampati nelle principali tipografie italiane ed europee.
Merita inoltre attenzione l'elenco dei sudditi acculturati che, proprio per questo, erano in grado di avere dei libri a disposizione, in un contesto politico segnato dalla dominazione spagnola rappresentata da Giovanni iv Ventimiglia, marchese di Gerace (1559-1619), vicario generale del Regno di Sicilia e di conseguenza dal diffondersi della cultura spagnola in Calabria.

(©L'Osservatore Romano - 2 febbraio 2011)

PRISMA/ Come mai l'Europa ha abbandonato i cristiani in Medio Oriente? (Sussidiario)

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Il segreto delle donne consacrate. Quelle lettere d'amore custodite nel regno dei cieli (Pier Giordano Cabra)

Il segreto delle donne consacrate

Quelle lettere d'amore custodite nel regno dei cieli

di Pier Giordano Cabra

Conosco un luogo dove sono custodite le più belle lettere d'amore, in ogni lingua e di tutti i tempi. Sono lettere che i mortali non leggeranno mai finché non saranno ammessi alla beatitudine che non ha fine, quando la loro consultazione sarà una deliziosa e sorprendente scoperta.
Sono lettere mai scritte e mai inviate, ma raccolte dagli angeli e deposte nello scrigno delle perle preziose del regno dei cieli.
Sto parlando delle lettere delle nostre sorelle che hanno donato la loro vita al Signore e che narrano la loro segreta e straordinaria storia d'amore con Lui.
In un primo scomparto si trovano le lettere ardenti della gioventù, quando l'amore divino si apre un varco nel cuore, lo seduce e lo riempie di sé: «Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella».
È la gioia di sentirsi amati, la lotta per mettere in disparte altri amori pur belli, la gioia sconfinata di sentirsi scelta dall'Amore stesso.
In un altro scomparto si trovano le testimonianze dell'amore che si riversa sugli ultimi, dove il desiderio di vicinanza ai più piccoli s'intreccia a invocazioni trepide d'essere in grado di servire «per amore e solo per amore».
Più oltre sono conservati scritti commoventi che dicono quanto costi questo amore, nel meriggio della vita, quando l'entusiasmo iniziale si è affievolito e altre luci si accendono. Nella tempesta o nel buio, ecco l'invocazione dell'amore fedele: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte è l'amore».
E tanti altri sono gli scomparti, sempre sorprendenti, fino all'ultimo, dove sono custoditi alcuni esempi del grande desiderio di vedere finalmente il volto dell'amato, che si avvicina e chiama: «Alzati amica mia e vieni, mia bella, vieni presto. Perché l'inverno è passato».
L'inverno di questa vita, fatto di progetti e di delusioni, di slanci e di meschinità, sta lasciando il posto all'incontro tanto desiderato.
L'anima e il suo Creatore, l'amata e l'Amore: quale gamma infinita di sentimenti, quale somma di decisioni stupefacenti, quale dedizione che ricade sui fratelli, quale prorompere di èros e di agàpe, quale scambio di finezza tra invisibile e visibile, tra cielo e terra, tra eternità e tempo sono in questo scrigno.
In attesa di leggere queste perle nascoste, cogliendone qualche bagliore dal contatto personale, non si può fare altro che ringraziare il datore di ogni bene, il quale -- tra i doni più preziosi e inestimabili -- ci ha riservato la dedizione di queste nostre sorelle. A loro è dato infatti il privilegio di farci intravvedere un'anticipazione del fascino irresistibile dell'Amore che tutti attende e di quella gioia che nemmeno siamo capaci di immaginare.

(©L'Osservatore Romano - 2 febbraio 2011)

La festa della Presentazione in Romano il Melode. Colui che creò Adamo è tenuto in braccio bambino (Nin)

La festa della Presentazione in Romano il Melode

Colui che creò Adamo è tenuto in braccio bambino

MANUEL NIN

Nelle Chiese orientali la festa del 2 febbraio sottolinea l'incontro tra l'umanità e la divinità. Testimoniata già da Egeria verso la fine del IV secolo, la festa entrerà a Costantinopoli nel 542 dopo una terribile epidemia. Romano il Melode, morto nel 555, ha un solo kontàkion per questa festa.
L'introduzione dà la dimensione cristologica della festa: "Dall'alto dei cieli lo videro gli incorporei e dissero: Oggi assistiamo a uno spettacolo meraviglioso e straordinario. Colui che creò Adamo è tenuto in braccio bambino, colui che è senza confini è stretto fra le braccia di quel vecchio. Colui che è trasportato sulle spalle dei cherubini ha preso dimora in mezzo agli uomini. Colui che plasma i bambini nel grembo delle madri è diventato bambino in una vergine, ed è rimasto unito al Padre e allo Spirito Santo, eterno insieme a loro".
Romano dà poi la parola a Maria che, immagine della Chiesa stessa, professa la divinoumanità di colui che porta in braccio: "Quale appellativo troverò per te, figlio mio? Ti dirò uomo perfetto? Ma io so che fu divino il tuo concepimento. E se ti chiamo Dio, mi stupisco vedendoti in tutto simile a me. Devo offrirti il mio latte o la mia lode? I tuoi atti ti proclamano Dio senza tempo, anche se ti sei fatto uomo, o amico degli uomini".
Quindi è l'anziano Simeone che si rivolge a Cristo che regge nelle sue braccia. Le sue parole dimostrano gioia e paura "perché con gli occhi dell'anima vedeva le schiere degli angeli e degli arcangeli che cantavano la gloria di Cristo. E pregando diceva: Proteggimi e non consumarmi, tu che sei fuoco della natura divina e unico amico degli uomini".
Come in un'anafora eucaristica viene poi descritto il mistero della redenzione: "Tu sei l'immagine assolutamente perfetta dell'incomprensibile sostanza del Padre, la luce inaccessibile, il sigillo immutabile della divinità, tu che esisti dall'eternità e hai creato ogni cosa, tu che un tempo accogliesti le offerte di Abele e degli altri tuoi giusti. Grande e glorioso sei tu, generato dall'Altissimo in modo inesprimibile, o santissimo figlio di Maria! Io ti proclamo uno, visibile e invisibile, finito e infinito; ti conosco e ti credo eterno Figlio di Dio secondo natura, ma anche ti dichiaro figlio della Vergine al di là della natura".
Simeone spiega poi a Maria ciò che accade ed accadrà per mezzo di lei: "Rimase stupita la Vergine e a lei il vegliardo disse: Tutti i profeti hanno annunziato il figlio tuo, che hai generato senza seme. Di te parlava il profeta, poiché la porta serrata sei tu, Madre di Dio! Attraverso te è entrato e uscito il Signore. Il tuo figlio è la vita, la redenzione e la risurrezione di tutti noi. Egli è venuto perché desidera risollevare i caduti riscattando dalla morte le sue creature".
E ancora Simeone si rivolge a Cristo: "Mantieni la promessa del tuo verbo, o Verbo, mandami presso Abramo e i patriarchi. Volendo che Enoch e Elia non provassero la morte, o Signore, ti sei compiaciuto di portarli via da questa terra in modo misterioso affinché fossero in un luogo pieno di luce e senza pianto. Così come ti ho visto fisicamente e ho avuto il privilegio di tenerti in braccio, possa io vedere la tua gloria insieme al Padre tuo e allo Spirito Santo, poiché sei rimasto lassù mentre scendevi tra noi".
La risposta di Cristo è un preannuncio della discesa di Cristo nell'Ade, di cui lo stesso Simeone diventa un profeta: "E il Re celeste rispose: Dal mondo caduco ti manderò alla dimora eterna, o mio diletto. Io ti mando a Mosè e agli altri profeti: ad essi annuncia che io, colui del quale essi avevano parlato, ecco sono arrivato e sono stato partorito da una vergine. Presto ti raggiungerò per riscattare tutti, io che sono l'unico amico degli uomini".

(©L'Osservatore Romano - 2 febbraio 2011)

No ad una Chiesa che sembra scendere a compromessi con il potere politico

Clicca qui per leggere il commento di Repubblica.
Non so se quanto scritto nell'articolo sia vero, ma e' tempo che la Chiesa cessi di dare l'impressione di scendere a compromessi. Che cosa accadra' se davvero oggi un esponente del partito radicale entrera' a far parte del Governo?

Una fede giovane. A breve sarà pubblicato YOUCAT, un originale catechismo per i giovani destinato a caratterizzare la GMG di Madrid 2011 (Sartorio)

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In libreria "Youcat - Sussidio al catechismo della Chiesa cattolica per i giovani" con introduzione di Benedetto XVI

Il Papa: "Servono preti per evangelizzare" (Galeazzi)

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martedì 1 febbraio 2011

Nuove forme di vita consacrata. Una più avvertita esigenza di trasparenza e di semplificazione (Di Cicco)

Nuove forme di vita consacrata

Mille strade per la perfezione

Una più avvertita esigenza di trasparenza e di semplificazione

CARLO DI CICCO

Gli Atti del Convegno sulle nuove forme di consacrazione svoltosi nell'ottobre del 2007 sono stati pubblicati (Roberto Fusco - Giancarlo Rocca, Nuove forme di vita consacrata, Roma, Urbaniana University Press, 2010, pagine 304, euro 29); Giancarlo Rocca, Primo censimento delle nuove comunità, Roma, Urbaniana University Press, 2010, pagine 368 euro 33). Ora che una loro presentazione ufficiale si è svolta alcune settimane fa presso la Pontificia Università Urbaniana, e il 27 gennaio di quest'anno alla Pontificia Università Gregoriana, è possibile non solo tentare un bilancio del convegno, ma anche cercare di cogliere quali percorsi si aprono proprio sulla spinta del materiale di ricerca e riflessione che essi contengono sulla vita consacrata.
Conviene però prima dare uno sguardo al contenuto dei due volumi che rappresentano un utile prospetto di base per orientarsi con cognizione di causa entro la vita consacrata, una realtà importante nella Chiesa, in piena evoluzione, ma di solito dipinta e compresa in modo approssimativo.
Il primo volume considerato è diviso in due parti. La prima delle quali presenta le fondamentali questioni teoriche riguardo alle nuove comunità. Ne ricordiamo temi e autori: la posizione delle nuove comunità nel diritto canonico (Velasio De Paolis); il rapporto tra le nuove comunità e il concetto tradizionale di vita consacrata (Vincenzo Bertolone); la discussione del canone 605 del Codice di diritto canonico del 1983 (Gianfranco Ghirlanda); le fonti ispiratrici delle nuove comunità monastiche italiane (Mario Torcivia); l'autorità nelle nuove comunità (Luigi Sabbarese); l'apostolato delle nuove comunità in Francia (Olivier Landron); il rapporto tra uomini e donne nelle comunità religiose medievali (Giancarlo Andenna); le nuove comunità negli USA (Patrizia Wittberg); la sociologia di alcune nuove fondazioni (Lluis Oviedo); le forme di vita e di adesione in alcune nuove comunità (Agostino Montan); i rapporti tra Pontificio Consiglio per i Laici e la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (Giancarlo Rocca); e, infine, una presentazione dei criteri adottati dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata per approvare le nuove comunità.
La seconda parte del volume, invece, è dedicata all'autopresentazione di alcune comunità: Fraternità Francescana di Betania; Famiglia Ecclesiale "Missione Chiesa-Mondo"; Seguimi; Comunità Figli di Dio; Comunità mariana Oasi della pace; Comunità Amore e Libertà. Alla fine di tutto, sedici documenti vaticani di approvazione messi a disposizione dagli stessi istituti nuovi approvati, arricchiscono il volume.
Il secondo volume è un minuzioso elenco - ovviamente incompleto - delle nuove comunità che il suo curatore, Giancarlo Rocca, è riuscito a raccogliere con un lavoro di oltre due anni. Di ogni comunità si presenta una breve notizia, l'indirizzo postale e telematico, la bibliografia, mentre un elenco ai margini della pagina indica non solo il numero progressivo delle fondazioni nel corso degli anni (sono oltre ottocento quelle sorte negli ultimi cinquanta anni e censite nel volume), ma anche la loro distribuzione per nazioni, fornendo quindi immediatamente i valori per nazione (in primo piano, gli Stati Uniti d'America, con 205 fondazioni, seguiti da Italia, Francia e altri Paesi).
Al termine del volume è raccolta la bibliografia sulle nuove comunità edita dal 1970 al 2010.
Come si vede, l'impianto del convegno e dei due volumi è chiaro. Le questioni teoriche (giuridiche, teologiche, sociologiche, apostoliche) sono poste con chiarezza nel primo volume, e l'immagine delle nuove comunità censite nel secondo volume è affidabile, sia perché un gran numero di notizie è stato visionato dagli stessi istituti interessati, sia per il controllo minuzioso effettuato tramite articoli, libri, internet e, non da ultimo, con richieste dirette a molte curie diocesane perché aiutassero a precisare i dati.
Tutto sommato, quindi i due volumi costituiscono una presentazione onesta di ciò che oggi si sa; anzi, per quanto riguarda il censimento delle nuove comunità, si sa finalmente di che cosa si discute. Sarà più facile andare oltre i due volumi, utilizzando proprio il materiale da essi offerto, in presenza di un ampio e lungo dibattito che accompagna i nuovi istituti, le unioni, le fusioni, la soppressione di vecchie esperienze religiose giunte al capolinea e le nuove forme che sembrano meglio rispondere ai tempi mutati.
C'è da osservare, anzitutto, che gli studi editi nel primo volume non portano a conclusioni certe e condivise, e le differenze di vedute tra i relatori sono evidenti. Questa difficoltà viene, tra l'altro, dal fatto che il canone 605 del Codice di diritto canonico del 1983 non offre, secondo alcuni studiosi, i necessari punti fermi per procedere al riconoscimento di nuove forme di vita consacrata. Inoltre, la grande varietà di forme di vita illustrate nel Primo censimento delle nuove comunità sarebbe una conferma della "confusione" presente nelle cosiddette nuove forme di vita consacrata. Il trovarsi poi di fronte a tre dicasteri pontifici (Congregazione per gli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica, Pontificio Consiglio per i laici, Pontificia Commissione Ecclesia Dei) che in vario modo e criteri non omogenei hanno approvato "nuove comunità", sarebbe un'ulteriore prova di incertezza. Se ora si aggiunge - elemento non disponibile agli organizzatori del convegno sulle nuove comunità - che nel 2008 Papa Benedetto XVI ha concesso la possibilità ad alcune associazioni di incardinare i propri sacerdoti (estendendo al diritto latino una norma che si ritrova nel Codice dei Canoni delle Chiese orientali del 1990), creando una nuova figura di associazioni pubbliche clericali dipendenti dalla Congregazione per il Clero, si ha un quarto dicastero che si occupa di nuove comunità. Potrebbe anche essere che la collocazione di queste associazioni pubbliche clericali nell'Annuario Pontificio, dopo le Società di Vita Apostolica, sia solo temporanea e non definitiva, ma intanto aumenta la sensazione che si debba arrivare a un riordinamento della materia.
Giancarlo Rocca, curatore dei due volumi, e altri studiosi della vita consacrata hanno adombrato in più occasioni suggerimenti utili a una ricanalizzazione delle nuove comunità che eviterebbe l'incertezza che risulta dal panorama offerto dal Primo censimento.
Per le nuove comunità, una volta fissato l'obbligo del celibato (al quale moltissime di esse tendono e che rappresenta il nucleo costitutivo di ogni vita consacrata), si potrebbe chiarire se le modalità di vita (superiora generale donna, vita mista e così via) siano parte dell'essenza della vita consacrata o semplicemente una delle tante modalità che quest'ultima può assumere e da regolarsi secondo i tempi e i luoghi.
Per le nuove comunità, che non intendono accettare il celibato o puntano esplicitamente su un celibato temporaneo, si potrebbe, invece, studiare se non convenga indirizzarle verso le tante forme di ricerca di una maggiore perfezione di vita cristiana (canone 298), sempre esistite nella storia della vita consacrata, dando loro la possibilità - se desiderassero svolgere un apostolato - di associarsi a un istituto consacrato in senso stretto, ma sotto forma di oblati, donati, aggregati, cioè mediante una delle forme che permettono di partecipare appieno alla spiritualità e alla missione di un istituto, senza però avere tutti i diritti e i doveri che competono ai consacrati propriamente detti.
Per quanto riguarda gli istituti approvati dalla Ecclesia Dei, si potrebbe studiare se, una volta esaminato che tutto sia in ordine sotto l'aspetto dottrinale, l'approvazione non possa essere concessa dalla stessa Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, un po' come quando si chiedeva il nulla osta del Sant'Uffizio per l'approvazione degli istituti religiosi.
Sotto questo profilo, tra gli esperti ci si chiede se le competenze riguardo alle nuove forme di vita consacrata, fenomeno sempre vivo nella Chiesa, non possano ridursi a due dicasteri: Congregazione per gli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica, e Pontificio Consiglio per i laici. I due volumi curati da Rocca sono una prova evidente che la materia è complessa e che, forse, sono più maturi i tempi per semplificarla a beneficio del primato della trasparenza e della testimonianza evangelica che generalmente si richiede alla vita consacrata.

(©L'Osservatore Romano - 2 febbraio 2011)

L'incidente con Al-Azhar? Colpa delle televisioni arabe (Zenit)

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I leaders religiosi dovrebbero andare direttamente alle fonti e non prendere decisioni sulla base di quanto riferiscono i media. Non c'e', quindi, nessuna giustificazione. In ogni caso...come mai il nunzio in Egitto non ha fornito la traduzione esatta?

Non è un match geopolitico. Dio ci salvi dallo scontro di civiltà. Le divisioni nascono quando non c´è fede autentica (Bruno Mastroianni)

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Il vescovo di Ratisbona presenta l'Opera Omnia di Joseph Ratzinger (Giovedì 17 febbraio 2011, Facoltà Teologica del Triveneto)

Il vescovo di Ratisbona Ludwig Müller a Padova presenta l'Opera Omnia di Joseph Ratzinger

Giovedì 17 febbraio 2011, ore 10.30-12.30 Facoltà Teologica del Triveneto – teatro Padova, via del Seminario 29

Il vescovo di Ratisbona mons. Gerhard Ludwig Müller sarà a Padova giovedì 17 febbraio, alla Facoltà Teologica del Triveneto, dove terrà una lectio magistralis su L’Opera omnia di Joseph Ratzinger – Papa Benedetto XVI. Una visione di teologia per oggi (teatro della Facoltà, ore 10.30).
Il vescovo Müller, discepolo di Ratzinger e curatore dell’Opera omnia, presenterà, in particolare, il primo volume tradotto in italiano, dal titolo Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell’esistenza cristiana. Sul tema interverrà anche don Luigi Girardi, preside dell’Istituto di liturgia pastorale di Santa Giustina di Padova, con una relazione dal titolo Joseph Ratzinger, un teologo di fronte alla liturgia. La mattinata sarà introdotta dal preside della Facoltà, don Andrea Toniolo, e conclusa da un saluto del vice gran cancelliere, il vescovo mons. Antonio Mattiazzo.
L’iniziativa è proposta dalla Facoltà Teologica del Triveneto in vista della visita che papa Benedetto XVI farà ad Aquileia e Venezia il prossimo 7 e 8 maggio, e in preparazione al secondo Convegno ecclesiale delle Chiese del Nordest, che si terrà ad Aquileia dal 13 al 15 aprile 2012.
L’Opera omnia raccoglie gli scritti pubblicati di Joseph Ratzinger, integrati da testi finora inediti, in lingua tedesca, secondo un ordinamento sistematico che lega gli aspetti cronologici e quelli tematici. Il primo volume tradotto in italiano (corrispondente al tomo XI dell’edizione tedesca) tratta il tema della liturgia (Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell’esistenza cristiana, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pp. 849, 55 euro) ed è stato scelto espressamente da Benedetto XVI per ribadire il primato di Dio e del culto divino nella vita cristiana.

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A colloquio con l'arcivescovo João Braz de Aviz, nuovo prefetto della Congregazione per i religiosi. Come parole del Vangelo lungo la storia (Gori)

A colloquio con l'arcivescovo João Braz de Aviz, nuovo prefetto della Congregazione per i religiosi

Come parole del Vangelo lungo la storia

NICOLA GORI

È un arcivescovo brasiliano, che fin da seminarista ha scoperto e abbracciato il carisma del movimento dei Focolari. Confessa candidamente di non avere molta esperienza nell'ambito della vita consacrata, ma ha idee molto chiare su come rinnovarla. Pensa che occorra riscoprire la dimensione trinitaria a tutti i livelli, come modello di comunione e di apertura agli altri, per impedire che la vita comune diventi una penitenza e non un'occasione per vivere l'amore evangelico. Dal 4 gennaio scorso prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, monsignor João Braz de Aviz si racconta in questa intervista al nostro giornale.

Lei non appartiene a una congregazione religiosa. Pensa che questo sia un limite per il nuovo servizio che l'attende?

È la stessa osservazione che ho fatto al cardinale Tarcisio Bertone il 14 dicembre scorso, quando mi ha chiamato a nome del Papa. Il segretario di Stato mi ha risposto dicendo che ciò non creava alcun problema. Di fatto io non appartengo a nessun istituto religioso, anche se ho studiato sette anni nel seminario minore del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) ad Assis, nello Stato di San Paolo, dal 1958 al 1964. Da allora lo stretto contatto con il movimento dei Focolari mi ha avvicinato agli ordini e alle congregazioni i cui membri s'ispirano alla spiritualità dell'unità.

Ha avuto contatti o esperienze con altri movimenti ecclesiali e laicali?

Il movimento dei Focolari è la mia famiglia da quando avevo diciassette anni. Attraverso la sua spiritualità, in tutte le diocesi dove sono stato - Vitória, Ponta Grossa, Maringá e Brasília - ho sempre lavorato per l'unità dei carismi, delle comunità e delle associazioni, come risposta ai preziosi orientamenti dati da Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Novo millennio ineunte.

Negli ultimi anni, in particolare dopo il concilio Vaticano II, alcuni hanno sottolineato la crisi della vita consacrata. Di quale genere di crisi si tratta?

Il concilio Vaticano II ha chiesto agli ordini e alle congregazioni religiose un "aggiornamento" che ha comportato una revisione delle regole e delle costituzioni, di fronte alle nuove circostanze culturali e storiche dello scorso secolo. Il ritorno alle fonti, ossia al cuore del carisma dato alla Chiesa dal fondatore, e l'attenzione per le nuove circostanze, che comportavano diverse sensibilità, ha offerto a molte famiglie religiose l'opportunità di rinnovarsi e di acquisire ulteriore vigore, con abbondanti frutti. Oggi vari ordini e congregazioni stanno assistendo a una diminuzione delle vocazioni, all'invecchiamento dei loro membri e in molti casi a una diversità di orientamento all'interno della propria famiglia religiosa. D'altro canto, l'influenza dell'individualismo e del relativismo del nostro tempo ha raggiunto, almeno in parte, anche alcuni ambiti della vita consacrata, diminuendone il vigore. Penso sia soprattutto necessario penetrare più a fondo il mistero di Dio, per poter rinnovare i rapporti. In tal senso, la carenza teologica e mistica di un'esperienza della Santissima Trinità come fonte della comunione, ha portato ad affermazioni negative sulla vita comunitaria. È il caso, per esempio, dei consacrati che dicono: "La mia massima penitenza è la vita comune". La scoperta attraverso l'esperienza che Dio è amore e che noi siamo creati a sua immagine, potrà portare anche i consacrati e le comunità ad affermare: "L'altro, l'altra, per me è un'opportunità costante di sperimentare Dio, di sperimentare l'amore".

La riaffermata autonomia delle congregazioni religiose rispetto agli ordinari locali ha spesso portato nel passato a reciproche incomprensioni. Le visite pastorali dei Pontefici negli ultimi trent'anni hanno contribuito in qualche modo a migliorare le relazioni con i vescovi?

Il saggio e attento magistero degli ultimi Pontefici si è rivelato una base sicura di cammino ecclesiale in un momento di nuove scoperte e di nuove esperienze. Autonomia e dipendenza sono valori umani che non possono essere compresi e costruiti solo con criteri sociologici. L'esperienza della fede ci fa capire e vivere questi valori a partire dal criterio della comunione, che ha le proprie radici nel mistero dell'unità e della trinità di Dio. Quando autonomia e dipendenza diventano esperienza di amore, obbedienza e autorità si equilibrano e suscitano grande gioia interiore.

Pensa che il calo delle vocazioni sia espressione di un momento passeggero, anche se difficile, oppure è un segnale serio di allarme per il futuro?

Non sono solo i religiosi e le religiose a sperimentare la diminuzione delle vocazioni. Si tratta di un fenomeno più ampio e che non si manifesta in modo identico nelle diverse parti del mondo. L'Europa sente in maniera particolare questo problema. Man mano che la fedeltà dei battezzati alla loro vocazione di discepoli crescerà e, allo stesso tempo, la loro testimonianza verrà data in comunione con gli altri carismi e realtà della Chiesa, la vitalità riapparirà.

La vita consacrata in Brasile ha avuto un ruolo importante per lo sviluppo e l'evoluzione della teologia della liberazione. Lei come ha vissuto questo tempo lungo di ricerca teologica e pastorale?

L'opzione preferenziale per i poveri è un'opzione evangelica dalla quale dipenderà, prima di tutto, la nostra stessa salvezza. La sua scoperta e la sua costruzione da parte della teologia della liberazione hanno significato uno sguardo sincero e responsabile della Chiesa al vasto fenomeno dell'esclusione sociale. Giovanni Paolo II ha affermato all'epoca - attraverso la lettera inviata alla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile e consegnata dal cardinale Gantin - che la teologia della liberazione non è solo utile ma anche necessaria. A quel tempo le due istruzioni inviate da Roma sul tema correggevano questioni legate all'uso del metodo marxista nell'interpretazione della realtà. Penso che ancora non sia stato sufficientemente completato il lavoro teologico per svincolare l'opzione per i poveri dalla sua dipendenza da una teologia della liberazione ideologica, come ha ammonito ultimamente Benedetto XVI. Uno dei cammini più promettenti penso che consista nell'applicare all'interpretazione della realtà l'antologia e l'antropologia trinitarie. Personalmente ho vissuto gli anni della nascita della teologia della liberazione con molta angoscia. Ero a Roma per studiare teologia. Per poco non ho abbandonato la vocazione sacerdotale e persino la Chiesa. A salvarmi è stato l'impegno sincero con la spiritualità dell'unità nel movimento dei Focolari. I religiosi e le religiose, con la radicalità della loro vocazione evangelica, potranno collaborare molto a questo nuovo percorso.

Cosa possono sperare le suore e i religiosi dalla sua azione di governo e di indirizzo?

La vita consacrata è una perla dall'enorme valore. Gli ordini e le congregazioni religiose sono parole del Vangelo distribuite lungo l'intera storia della Chiesa. Dalle grandi esperienze religiose sono nate famose scuole di spiritualità e da esse importanti scuole di teologia. La fedeltà ai fondatori e la comunione profonda con la Chiesa potranno ridonare alla vita consacrata uno splendore più grande al servizio della Chiesa stessa e dell'umanità.

(©L'Osservatore Romano - 2 febbraio 2011)

Difesa dei Cristiani, l'Europa pavida di nuovo in ritardo (Luca Volonté)

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Circa 50 preti e laici anglicani australiani pronti a diventate cattolici (Galeazzi)

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Nuovo responsabile alla sicurezza nella diocesi di Cloyne. L'attenzione per l'infanzia in Irlanda (Osservatore Romano)

Nuovo responsabile alla sicurezza nella diocesi di Cloyne

L'attenzione per l'infanzia in Irlanda

DUBLINO, 1. Monsignor Dermot Clifford, arcivescovo di Cashel e amministratore apostolico della diocesi di Cloyne, ha annunciato, domenica, di aver conferito a Bill Meagher l'incarico di responsabile della sicurezza dei giovani che frequentano le parrocchie, le scuole e le varie istituzioni cattoliche della diocesi di Cloyne.
"Questo incarico - ha sottolineato il presule - risulta fondamentale per difendere la dignità e i diritti di tutti i bambini e dei giovani che vivono nella diocesi di Cloyne. Ho deciso di affidare questo delicato compito a Bill Meagher per la sua lunga esperienza nel campo della sicurezza dei fanciulli e fortemente confido che egli possa assolvere nel migliore dei modi il nuovo incarico". Monsignor Clifford ha spiegato che, a causa dei suoi molteplici impegni pastorali, non è per lui possibile seguire assiduamente tutte le attività delle strutture cattoliche che si rivolgono ai giovani. "Per questo - ha aggiunto - ho deciso di delegare a Bill Meagher la responsabilità di raccogliere le necessarie informazioni nel caso che vi sia il sospetto che un bambino possa ricevere malsane attenzioni o che sia già stato vittima di abusi di tipo sessuale da parte di un membro della nostra Chiesa, sia esso un laico o un religioso". L'arcivescovo ha precisato che a Bill Meagher spetta anche il compito di raccogliere le testimonianze di persone che risultino essere informate dei fatti e di riferire alle autorità di polizia tutto quello che può risultare utile per il buon fine delle indagini. Un altro compito che viene affidato al nuovo incaricato per la sicurezza dei giovani nella diocesi di Cloyne è quello di provvedere a fornire adeguata assistenza a quanti, in passato, hanno subìto abusi sessuali da parte di membri della Chiesa. A queste persone, colpite nel profondo e spesso sfiduciate, Bill Meagher dove fornire assistenza e opportuni suggerimenti anche sulle azioni più indicate da intraprendere sul piano legale. Inoltre, al responsabile della sicurezza dei giovani fanno riferimento i 98 volontari cattolici che sorvegliano i comportamenti verso i giovani nell'ambito delle parrocchie e delle altre strutture della diocesi. Bill Meagher, dopo essersi laureato all'università di Liverpool, ha lavorato per circa quattordici anni nell'ambito della Chiesa in Irlanda occupandosi soprattutto dei temi che riguardano la sicurezza dei giovani. Nel 2000 è stato nominato Child Care Manager del Mid-Western Health Board, presso cui ha lavorato fino al 2010.

(©L'Osservatore Romano - 2 febbraio 2011)

Vergogna Europa. Cancellati i martiri cristiani (Libero)

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Rinviato il testo Ue sulla libertà religiosa. Cardia: paura di pronunciare la parola "cristiani" (Radio Vaticana)

Rinviato il testo Ue sulla libertà religiosa. Cardia: paura di pronunciare la parola "cristiani"

I ministri degli Esteri dell’Unione Europea non sono riusciti ieri pomeriggio a trovare un accordo sul testo sulla libertà religiosa, pertanto hanno deciso di rinviare la questione. La bozza originaria non faceva riferimento né a cristiani né a Paesi in particolare. Il rinvio sarebbe stato chiesto da Italia e Francia. Il 7 gennaio scorso il ministro italiano Frattini aveva inviato all'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Catherine Ashton, una lettera co-firmata dai ministri degli Esteri francese, Alliot-Marie, polacco Sikorski, e ungherese Martonyi, per chiedere che la questione venisse iscritta all'ordine del giorno della riunione di ieri. Ricordiamo che nella sua ultima sessione, il 20 gennaio, il Parlamento Europeo ha votato una Risoluzione che condanna espressamente le persecuzioni contro i cristiani e difende il principio di libertà religiosa. Dunque il Parlamento, espressione diretta del popolo, si è spinto dove i ministri degli Esteri sembra non riescano ad arrivare. Fausta Speranza ha chiesto una riflessione al giurista prof. Carlo Cardia:

R. - Anzitutto la fatica che si è dovuta fare per arrivare a questo documento. Quando, da tempo, le persecuzioni nei confronti dei cristiani, in diverse parti del mondo, sono note a tutti, con una loro specificità. Denota debolezza dell’Europa, come d’altra parte è debole su tante altre questioni relative ai diritti umani. Il secondo profilo di riflessione è che mentre noi abbiamo avuto le posizioni limpide da parte del Parlamento europeo, quando si va al livello del Consiglio dei Ministri, assistiamo ad un’altalena che francamente da una parte non si comprende - anche perché il Consiglio dei Ministri dovrebbe essere, non dico un esecutore, ma certo fedele a quelli che sono stati i pronunciamenti del Parlamento - però, oltre a questo, quest’altalena indica una debolezza nella stessa presa di posizione, quasi una paura, quasi un timore.

D. - Professor Cardia, è sicuramente una mancanza di forza politica, ma è anche una strisciante diffidenza nei confronti delle questioni che hanno questo termine: “cristiani”, è così?

R. - Se uno pone l’attenzione ad altri fatti precedenti relativi alla famosa questione delle radici cristiane, ad altri documenti dove si parla dell’esigenza di tutela di certi valori cristiani, non c’è dubbio che quando compare questa parola, che ha una tradizione fortissima in Europa e nel mondo, si assiste a questa debolezza, si assiste a questa incertezza, quasi ad aver paura di pronunciare la parola. Quindi è qualche cosa che viene da lontano quello che sta accadendo in questi giorni, proprio quando si era riusciti finalmente ad arrivare ad un approdo positivo.

D. - Che idea si è fatto di questa diffidenza, di questo timore di sbilanciarsi su valori poi, come quelli cristiani, che promuovono solidarietà, pace e che dovrebbero essere del tutto in linea con i principi basilari dell’Unione Europea?

R. - Io ho due impressioni. Una è molto netta: che non vi è convinzione su quelli che sono i nostri valori fondamentali, tale da portarli avanti, difenderli in ogni parte del mondo, in ogni momento in cui questo è necessario, con la dovuta chiarezza. Questa è la prima impressione, però ne ho un’altra che sarebbe più grave, più seria, se fosse fondata: il documento del Parlamento europeo non era generico, impegnava anche gli Stati ad avere o non avere certi atteggiamenti nei confronti dei Paesi in cui avvengono queste persecuzioni. Gli Stati s’impegnavano a non fare accordi commerciali, a non dare aiuti, a non sostenere quei Paesi i cui Governi non sono fermi nella tutela dei cristiani e naturalmente di tutti i credenti. Io non vorrei che questa debolezza, questa incertezza, questa che - se dovesse passare la linea di non mettere la parola “cristiani” - è ignavia, fosse propedeutica ad un’altra cosa, che quegli impegni poi diventano generici e corrono il rischio di non essere mantenuti.

D. - Dunque, in sostanza, gli interessi commerciali prevarrebbero su altri temi?

R. - Ho questa preoccupazione. Speriamo che non sia vera!

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Maciel, il Papa e quel "tertium non datur" (Tornielli)

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La Legione di Cristo crea la “Commissione di Avvicinamento” a persone che a causa del fondatore chiedono un intervento della Congregazione (Zenit)

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Il cardinale Piacenza: la Missione è una dimensione costitutiva della vita del sacerdote (R.V.)

Il cardinale Piacenza: la Missione è una dimensione costitutiva della vita del sacerdote

“Rinvigorire lo zelo apostolico e missionario dei sacerdoti”. Questo lo spirito della Lettera circolare, pubblicata dalla Congregazione per il Clero, intitolata “L’identità missionaria del presbitero nella Chiesa quale dimensione intrinseca dell’esercizio dei tria munera”, ovvero dei tre uffici di insegnare, santificare e governare. La Lettera rappresenta uno dei frutti dell'ultima plenaria del dicastero vaticano, svoltasi nel marzo del 2009. Roberto Piermarini ha chiesto al neo prefetto della Congregazione per il Clero, il cardinale Mauro Piacenza perchè si è sentita la necessità di invitare i presbiteri ad un rinnovato impegno missionario:

R. - La Missione è una dimensione costitutiva della vita del sacerdote; nel suo esercizio, si documenta sia l’identità del Presbitero, sia la fedeltà della risposta alla Chiamata ricevuta. L’invito a riscoprire la dimensione missionaria è, pertanto, un invito alla riscoperta e alla custodia della propria profonda identità, che è, in se stessa, evangelizzante. Il mondo, inoltre, ha estremo bisogno di sentire e ri-sentire l’annuncio della Salvezza portata da Cristo; i sacerdoti sono i primi portatori di tale buona notizia, che diviene esistenzialmente rilevante nel contatto vivo con il Signore, nella Chiesa, attraverso i Sacramenti.

D. - Perché la Lettera si sofferma diffusamente sulla necessità di una rinnovata prassi missionaria?

R. - I Padri hanno inteso evitare lunghe dissertazioni teologiche o giuridiche, ritenendo che la documentazione fosse già più che generosa in tal senso. Hanno preferito offrire uno strumento breve, che volgesse la propria attenzione più alla prassi; si è voluto sottolieneare come la Missione non possa essere concepita solo come ad gentes, ma domandi di permeare l’intera azione pastorale dei presbiteri. Due polarizzazioni sono da evitare: da un lato, il ritenere che il Ministero sia la custodia o la conservazione dello status quo; dall’altro, svilire o vanificare l’azione missionaria, non ritenendo che tutti gli uomini, indistintamente, attendano l’annuncio della Salvezza portato da Cristo, e che esso abbia un valore salvifico universale, come insegna la Dichiarazione Dominus Iesus.

D. - La Lettera dà delle indicazioni concrete ai presbiteri?

R. - Trattandosi di un Documento rivolto alla Chiesa universale, le ulteriori specificazioni, qualora lo volessero, sono demandate alle Conferenze episcopali nazionali. Tuttavia, la Lettera pone in luce, seguendo la tripartizione dei compiti di insegnare, santificare e governare propri del Sacerdozio ministeriale, alcune indicazioni come la tensione dei presbiteri verso l’Evangelizzazione di coloro che, nelle comunità, non hanno ancora conosciuto il Signore; il coinvolgimento nella Missione di tutti gli appartenenti nella comunità; la centralità del Kerygma, che include la degna Celebrazione dei Sacramenti e, in particolare, dell’Eucaristia, che è il motore stesso di ogni azione missionaria. La missione, in definitiva, dovrebbe essere un vero e proprio “movimento”, che, stimolando tutte le componenti comunitarie, ne favorisce la fedele testimonianza e la conseguente efficacia apostolica.

D. - Con questa Lettera, cosa si auspica?

R. - L’auspicio non può che essere quello di aver offerto un piccolo contributo al grande cammino di formazione permanente dei sacerdoti, necessariamente congiunta con quella iniziale, favorendo l’approfondimento della propria autentica identità e stimolando quella fedeltà nell’azione apostolica, della quale i santi sono straordinari testimoni. È sufficiente pensare al valore e alla capacità missionaria dell’eroica fedeltà di San Giovanni Maria Vianney al suo confessionale, per intuire che cosa la Chiesa, e il Popolo santo di Dio, si attenda dai suoi sacerdoti.

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Domani il Papa presiede i Vespri nella Festa della Presentazione: la vita consacrata, segno dell’amore sovrabbondante di Dio

Domani il Papa presiede i Vespri nella Festa della Presentazione: la vita consacrata, segno dell’amore sovrabbondante di Dio

Benedetto XVI presiederà domani alle 17.30 nella Basilica Vaticana la celebrazione dei Vespri con i membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica, nella Festa della Presentazione del Signore e XV Giornata della Vita Consacrata. Nel servizio di Alessandro Gisotti, ripercorriamo alcune meditazioni del Papa nelle celebrazioni degli anni precedenti:

Un “mistero semplice e solenne”: così, Benedetto XVI definisce la Presentazione del piccolo Gesù al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita. E’ questo al tempo stesso un momento particolare della vita della Santa Famiglia ed un evento che riguarda l’umanità intera, giacché Cristo ci viene presentato come il “mediatore che unisce Dio e l’uomo abolendo le distanze, eliminando ogni divisione e abbattendo ogni muro di separazione”. Il Papa sottolinea che Gesù “inizia, ancora Bambino, a camminare sulla via dell'obbedienza, che percorrerà fino in fondo”. E rileva come Maria sia la prima persona associata al Signore sulla via dell’obbedienza:

“Portando il Figlio a Gerusalemme, la Vergine Madre lo offre a Dio come vero Agnello che toglie i peccati del mondo; lo porge a Simeone e ad Anna quale annuncio di redenzione; lo presenta a tutti come luce per un cammino sicuro sulla via della verità e dell'amore”. (Messa per la Giornata della Vita Consacrata, 2 febbraio 2006)

Proprio l’obbedienza di Gesù e Maria, sottolinea il Pontefice, sono un modello da seguire per i consacrati, chiamati a servire Dio e far risplendere la sua luce nella Chiesa e nel mondo:

"Come, infatti, la vita di Gesù, nella sua obbedienza e dedizione al Padre, è parabola vivente del "Dio con noi", così la concreta dedizione delle persone consacrate a Dio e ai fratelli diventa segno eloquente della presenza del Regno di Dio per il mondo di oggi (…) la vostra completa consegna nelle mani di Cristo e della Chiesa è un annuncio forte e chiaro della presenza di Dio in un linguaggio comprensibile ai nostri contemporanei". (Messa per la Giornata della Vita Consacrata, 2 febbraio 2006)

“È questo – soggiunge il Papa – il primo servizio che la vita consacrata rende alla Chiesa e al mondo. All'interno del Popolo di Dio essi sono come sentinelle che scorgono e annunciano la vita nuova già presente nella nostra storia”. Come Cristo, anche la persona consacrata è “segno di contraddizione”. Ma, è il suo incoraggiamento, chi ha risposto senza riserve alla chiamata di Dio non deve scoraggiarsi “dinnanzi alle inevitabili difficoltà della vita e alle molteplici sfide dell’epoca moderna”:

“Con il loro esempio proclamano a un mondo spesso disorientato, ma in realtà sempre più alla ricerca d'un senso, che Dio è il Signore dell'esistenza. Scegliendo l’obbedienza, la povertà e la castità per il Regno dei cieli, mostrano che ogni attaccamento ed amore alle cose e alle persone è incapace di saziare definitivamente il cuore; che l’esistenza terrena è un’attesa più o meno lunga dell’incontro ‘faccia a faccia’ con lo Sposo divino, attesa da vivere con cuore sempre vigile per essere pronti a riconoscerlo e ad accoglierlo quando verrà”. (Vespri del 2 febbraio 2007)

“La persona consacrata – ribadisce il Papa – per il fatto stesso di esserci, rappresenta come un ponte verso Dio per tutti coloro che la incontrano”. Ecco perché, è l’esortazione del Pontefice, bisogna ringraziare il Signore per questo inestimabile dono:

“Se essa non ci fosse, quanto sarebbe più povero il mondo! Al di là delle superficiali valutazioni di funzionalità, la vita consacrata è importante proprio per il suo essere segno di gratuità e d’amore, e ciò tanto più in una società che rischia di essere soffocata nel vortice dell’effimero e dell’utile. La vita consacrata, invece, testimonia la sovrabbondanza d’amore che spinge a perdere la propria vita, come risposta alla sovrabbondanza di amore del Signore, che per primo ha perduto la sua vita per noi”. (Vespri del 2 febbraio 2010)

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Il Papa scrive al Congresso latinoamericano delle vocazioni: per invitare a seguire Cristo servono gioia e limpidezza di fede (Radio Vaticana)

Il Papa scrive al Congresso latinoamericano delle vocazioni: per invitare a seguire Cristo servono gioia e limpidezza di fede

Una vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa non è frutto di una strategia umana, ma del primato della vita spirituale. Lo afferma Benedetto XVI nel messaggio indirizzato al secondo Congresso continentale latinoamericano delle vocazioni, iniziato ieri a Cartago, in Costa Rica, e in programma fino a sabato prossimo. I contenuti del messaggio del Papa nel servizio di Alessandro De Carolis:

Non serve la mente di uno stratega per guadagnare uomini e donne alla causa del Vangelo, ma cuori innamorati di Dio. E’ uno dei concetti-chiave che Benedetto XVI comunica a chi, nell’America Latina, ha la responsabilità di pianificare le iniziative di pastorale vocazionale. Tra i tanti aspetti che potrebbero essere considerati nel coltivare delle vocazioni, scrive il Papa, “vorrei sottolineare l'importanza di prendersi cura della vita spirituale. “L'esperienza – constata – insegna che dove c’è una buona pianificazione e la pratica costante delle vocazioni, le vocazioni non mancano”. E tuttavia, la vocazione – afferma – non è il risultato di un progetto umano o di un’abile strategia organizzativa. Nella sua realtà più profonda, è un dono di Dio, una iniziativa misteriosa e ineffabile del Signore”. Per questo, indica il Pontefice, si deve “tenere sempre a mente il primato della vita spirituale come fondamento di ogni programmazione pastorale”. Per i più giovani, prosegue, bisogna “prevedere” la “possibilità di aprire il cuore a una realtà più grande: Cristo, che solo può dare senso e pienezza alla loro vita. Dobbiamo superare la nostra autosufficienza e andare con umiltà al Signore, supplicandolo di chiamare molti”.

Inoltre, Benedetto XVI punta su un altro aspetto importante: la testimonianza. Se una comunità cristiana gode di “abbondanza di vocazioni” questo, osserva, è “un segno eloquente della vitalità” di quella Chiesa, della “forte vita di fede” che si respira in quella porzione di popolo di Dio. Ciò che deve spiccare dunque, asserisce Benedetto XVI, è “una testimonianza limpida e trasparente di fede, speranza e carità”. Assieme alla gioia, certo. Perché un “testimone fedele e gioioso della propria fede – soggiunge il Papa – è sempre stato ed è un mezzo privilegiato per suscitare in tanti giovani il desiderio di seguire le orme di Cristo”. E assieme al coraggio: quello “di proporre con dolcezza e rispetto la possibilità che Dio chiami anche loro”, sapendo che “oggi, come sempre”, i giovani “sono sensibili alla chiamata di Cristo che li invita a seguirlo”.

Nel Messaggio, Benedetto XVI ricorda anche l’imminente anniversario della celebrazione del primo Congresso continentale, 17 anni fa, e con questo il fatto che “la Chiesa, nel profondo del suo essere, ha una dimensione vocazionale, già implicita nel suo significato etimologico di ‘assemblea convocata’ da Dio. Anche la vita cristiana – dice – partecipa di questa stessa dimensione vocazionale che caratterizza la Chiesa. Nell'anima di ogni cristiano risuona ogni volta di nuovo quel ‘seguimi’ di Gesù agli Apostoli, che ha cambiato per sempre la loro vita”.

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Dura risposta di Luis Fernando Pérez Bustamante (direttore di Infocatólica) all'articolo della Planas su Maciel

Clicca qui per leggere il commento gentilmente segnalatoci. Qui una traduzione.

Catholic.net (e la signora Planas) dipendono dai vescovi dell'America Latina e dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. La Santa Sede è pregata di dire la sua sulle dichiarazioni su Maciel

Grazie ad un nostro lettore, rimasto Anomimo, apprendiamo che il sito Catholic.net dipende dai vescovi dell'America Latina e dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Penso che la Santa Sede non possa non intervenire, ma cio' che penso io non conta nulla. Maciel e' argomento tabu' per tutti a quanto pare. Lo chiameremo "Innominabile".

Legionari, creata una "Commissione per l'avvicinamento" nei confronti delle vittime di Maciel che hanno chiesto risarcimenti e compensazioni alla Legione (Asca)

LEGIONARI: CREATA COMMISSIONE PER RISARCIMENTI A VITTIME MACIEL

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 1 feb

I Legionari di Cristo, la congregazione religiosa fondata da p. Marcial Maciel Degollado commissariata da papa Benedetto XVI dopo l'emersione degli abusi e degli scandali sessuali del suo fondatore, hanno creato una ''Commissione per l'avvicinamento'' nei confronti delle vittime di p. Maciel che hanno chiesto risarcimenti e compensazioni alla Legione.
La possibile creazione della Commissione era stata annunciata dal Delegato Pontificio per la congregazione, il card. Velasio De Paolis, nella sua lettera del 19 ottobre 2010. La commissione, spiega una nota della Legione, avra' due compiti fondamentali.
''In primo luogo ascoltera' le persone che, a causa di P. Marcial Maciel o in relazione a lui, richiedono azioni da parte della congregazione dei Legionari di Cristo. Successivamente elaborera' una relazione dettagliata da sottoporre al Delegato Pontificio che, aiutato dai suoi consiglieri, decidera' che cosa la Legione debba fare in ciascun caso''. La commissione vuole garantire ''obbiettivita' e imparzialita''' alle vittime e sara' composta da mons. Mario Marchesi, uno dei consiglieri personali del delegato, da due legionari (Cristo Florencio Sa'nchez, Cappellano dell'Universita' Francisco de Vitoria di Madrid, e Eduardo Robles-Gil, Direttore di una Sezione del Movimento Regnum Christi a Citta' del Messico) e due esperti esterni (Don SilverioNietoNu'nez, sacerdote dell'arcidiocesi di Madrid, gia' giudice e magistrato che adesso dirige il Servizio Giuridico Civile della Conferenza Episcopale Spagnola e Jorge Adame Goddard, investigatore titolare dell'istituto di Investigazioni Giuridiche della UNAM e professore della Facolta' di Diritto dell'Universita' Panamericana in Messico).

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Legionari di Cristo, si costituisce la “Commissione per l´Avvicinamento” alle vittime di Maciel: comunicato ufficiale

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La battaglia di Benedetto XVI contro la pedofilia nella Chiesa: il "caso" Maciel Degollado, la "visitazione apostolica" ordinata dal Papa nei confronti dei Legionari di Cristo e la nomina del "Delegato pontificio"

Creata una commissione per risarcire le vittime del criminale Maciel

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Sabato 5 febbraio 2011, alle ore 10, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre conferirà l'Ordinazione episcopale a cinque Presbiteri

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Inaccettabile ciò che ha detto Lucrecia Planas (Catholic.net): se Ratzinger ha detto la verità su Maciel, allora Cristo è un bugiardo

Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Alessia. Qui una traduzione.
Articolo originale (traduzione).
Qualcuno si degnera' di intervenire o il silenzio e' d'oro?

Il Papa: vocazioni, un segno eloquente di vitalità (Sir)

BENEDETTO XVI: VOCAZIONI, “UN SEGNO ELOQUENTE DI VITALITÀ”

“Il grande lavoro dell’evangelizzazione richiede un numero sempre maggiore di persone che rispondano generosamente alla chiamata di Dio e si dedichino per la vita alla causa del Vangelo”. Lo ha scritto Benedetto XVI, nel suo messaggio per il II Congresso continentale latinoamericano per le vocazioni, in corso a Cartago (Costa Rica), da ieri al 5 febbraio. “Un’azione missionaria più incisiva porta come frutto prezioso, insieme al rinvigorimento della vita cristiana in generale – ha sottolineato il Papa -, l’aumento delle vocazioni di speciale consacrazione. In ogni modo, l’abbondanza delle vocazioni è un segno eloquente di vitalità ecclesiale, così come del forte vissuto di fede da parte di tutti i membri del Popolo di Dio”. Per il Pontefice, “la Chiesa, nel più suo intimo essere, ha una dimensione vocazionale” e “la vita cristiana partecipa anche di questa stessa dimensione vocazionale che caratterizza la Chiesa”. Il Santo Padre, ricordando che l’obiettivo di questo II Congresso è fortificare la pastorale vocazionale, ha evidenziato come essa debba “essere pienamente inserita nella pastorale generale e con una presenza capillare in tutti gli ambiti pastorali concreti”. “L’esperienza ci insegna – ha aggiunto Benedetto XVI – che, laddove c’è una buona pianificazione e una pratica costante della pastorale vocazionale, le vocazioni non mancano”.
“Dio – ha proseguito il Papa – è generoso, e ugualmente generoso dovrà essere l’impegno pastorale vocazionale in tutte le Chiese particolari”. Tra gli aspetti che il Pontefice ha indicato come utili al far nascere le vocazioni, è importante “l’attenzione alla vita spirituale”. “La vocazione – ha chiarito – non è frutto di nessun progetto umano o di un’abile strategia organizzativa. Nella sua realtà più profonda, è un dono di Dio, una iniziativa misteriosa e ineffabile del Signore, che entra nella vita di una persona catturandola con la bellezza del suo amore, e suscitando conseguentemente una dedizione totale e definitiva a questo amore divino”. Dunque, “bisogna sempre tener presente la priorità della vita dello spirito come base dei tutta la programmazione pastorale. È necessario offrire alle giovani generazioni la possibilità di aprire il cuore a una realtà più grande: a Cristo, l’unico che può dare senso e pienezza alle loro vite”. Certamente, ha continuato il Santo Padre, “la testimonianza personale e comunitaria di una vita di amicizia e intimità con Cristo occupa un posto di primo nell’impegno di promozione delle vocazioni”. “La testimonianza fedele e gioiosa della propria vocazione è stata ed è – ha concluso Benedetto XVI - un mezzo privilegiato per risvegliare in tanti giovani il desiderio di seguire Cristo”.

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Spagna, Peterson contro Küng (José Luis Restán)

Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo il seguente articolo. Qui una traduzione.

Peterson versus Küng

José Luis Restán

De nuevo ha pasado por España Hans Küng, en este caso para recoger el Doctorado Honoris Causa que le ha dispensado la UNED. Ocasión propicia para repetir su alcanforado discurso. De nuevo las invectivas contra Roma, de nuevo los tópicos del aislamiento del Papa respecto al pueblo, de nuevo su propuesta contraria a la de San Pablo: ajustaos cuanto podáis a este mundo. Aunque en esta ocasión nos ha dejado una perla significativa: "creo en Dios, pero no en la Iglesia". Casi lo mismo que Juana de Arco, que a punto de ser ajusticiada por orden de los teólogos de París decía: "De Nuestro Señor y de la Iglesia, me parece que es todo uno". Y es que hay distancia entre la doncella de Orleáns y el sabio de Tubinga.
Acabáramos. Creer en la Iglesia, o sea recibir la fe, acogerla, asimilarla y verificarla en el contexto de la Iglesia, ha sido desde el primer minuto la forma de creer de los cristianos. Entre otras cosas porque de lo contrario la relación con Jesucristo se convierte en mera ilusión, en posesión propia definida por los gustos, sensibilidades o intereses de cada cual. E incluso cuando la unidad de su Cuerpo se ha quebrado en la historia, creer "en la Iglesia" ha sido la aspiración (confesada o secreta) de todo cristiano sincero. Küng no, y está en su perfecto derecho. Pero que no pasee por el mundo con su renqueante lista de propuestas para reformar una Iglesia de la que voluntariamente se ha puesto al margen hace muchos años.
Personalmente siempre me ha parecido sobredimensionada la figura intelectual de Hans Küng, y si no fuera por el rol de maestro ciruela que le han adjudicado los medios laicistas (y que él ha desempeñado calurosa y fructíferamente) su modesta obra no daría para demasiada controversia. Küng siempre rema a favor de la corriente de los que más trabajan para demoler la relevancia histórica de la Iglesia, por algo será. En realidad su mayor esfuerzo desde hace cuarenta años no ha sido la supuesta reforma de la disciplina eclesial y de sus estructuras, sino el vaciado de sustancia de la fe apostólica tal como la Iglesia de los apóstoles, los mártires y los Padres la ha profesado ininterrumpidamente.
Escuchando las declaraciones de Herr Küng en su último viaje a Madrid, me ha venido a la mente otra figura, mucho más profética aunque con menos éxito mediático. Me refiero al teólogo hamburgués Erik Peterson, fallecido en 1960. Podemos contemplar su trayectoria como el reverso de la medalla. Nacido en el protestantismo alemán, su fidelidad a la tradición histórica del cristianismo le llevó a criticar con agudeza la teología liberal dominante en su comunidad durante los años 20 del pasado siglo. El cúmulo de opiniones que allí se daban, sin orden ni concierto, "impedían abrirse camino hasta las cosas en sí mismas". A partir de ahí, profundizando en su propia herencia cristiana, Peterson se encamina hacia la gran casa de la Iglesia Católica. Benedicto XVI pronunció un bellísimo y personalísimo elogio de este teólogo el pasado mes de octubre. Es el propio Papa quien explica el vínculo indisoluble entre Cristo y la Iglesia, tal como Peterson lo subrayó: "la Sagrada Escritura se convierte y es vinculante no en cuanto tal, ella no está sólo en sí misma, sino en la hermenéutica de la Tradición apostólica, que, a su vez, se concreta en la sucesión apostólica y así la Iglesia mantiene la Escritura en una actualidad viva y al mismo tiempo la interpreta".
Y así, dice Benedicto XVI, Erik Peterson "pasó de la seguridad de una cátedra a la incertidumbre, sin morada, y se quedó durante toda su vida privado de una base segura y sin una patria cierta, verdaderamente en camino con la fe y por la fe, en la confianza de que en este estar en camino sin morada, estaba en casa de otra manera y se acercaba cada vez más a la liturgia celeste, que le había impresionado".
Así que mientras muchos siguen buscando fama, prestigio y aplauso en el zaherir a la Iglesia, este teólogo evangélico abandonó sus seguridades, arrostró las acusaciones de sus antiguos compañeros y no pocas suspicacias de los nuevos, todo con tal de morar humildemente en el hogar de la Iglesia presidida por Pedro. Concluye el Papa recordando que Peterson vivió ese "ser extranjero" que de una u otra manera siempre es propio del cristiano, y aunque en cierto sentido pudo sentirse extranjero para la teología protestante como para la católica, "hoy sabemos que pertenece a ambas, que ambas deben aprender de él todo el drama, el realismo y la exigencia existencial y humana de la teología". Hoy sabemos también que aunque Küng haya realizado un viaje inverso, difícilmente se reconocerían en él las comunidades protestantes para las que aún es norma y guía la fe apostólica.

http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/01/news/ue_schiaffo_italialia_cristiani-11906571/

Ue, schiaffo all'Italia sulla difesa dei cristiani (Repubblica). Schiaffo all'Italia? Parliamo piuttosto di schiaffo alla civiltà

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Cosi' non si va da nessuna parte.

I meriti della scuola, dei giornali e anche della Chiesa. Dopo 150 anni in Italia si parla italiano (Osservatore Romano)

I meriti della scuola, dei giornali e anche della Chiesa

Dopo 150 anni in Italia si parla italiano

LUCA SERIANNI

"Centocinquant'anni di lingua italiana" è il titolo della lectio magistralis che viene tenuta nel pomeriggio del 31 gennaio all'università di Roma La Sapienza. Il relatore ha anticipato al nostro giornale una sintesi della sua prolusione.
C'è un dato di fatto che è impossibile negare: la quasi totalità dei cittadini italiani oggi parla la stessa lingua. Anche coloro (purtroppo numerosi) che guardano con indifferenza o addirittura con ostilità all'imminente anniversario dell'Unità parlano un italiano perfetto, con la piena padronanza e spontaneità propria dei parlanti nativi. Il più noto teorico del separatismo, Gilberto Oneto, non scrive in uno dei tanti dialetti settentrionali (quale?), ma in un italiano impeccabile, con occasionali regionalismi che contribuiscono a uno stile vivace e giornalisticamente efficace: "senza perdersi in "balossate"", "il partito è guidato da un uomo malato circondato da pessimi consiglieri e da qualche "trusone"" (da un articolo in "Libero" del 2006).
Su quattro possibili voci di un bilancio linguistico relativo ai centocinquant'anni postunitari, solo una, la terza, è di segno negativo.
La prima tocca il rapporto dialetto-lingua, un rapporto ineludibile nel caso dell'Italia in cui i dialetti hanno segnato per secoli l'interfaccia linguistica del pluricentrismo politico e più latamente storico.
È notissima la valutazione di Tullio De Mauro, il quale nel 1963 calcolò che appena il 2,5 per cento dei parlanti potevano considerarsi italofoni. La percentuale è stata discussa, ma è vero che i termini del problema non cambierebbero anche se quella quota dovesse essere moltiplicata di due o tre volte. Se nel 1861 erano pochi i cittadini in grado di parlare l'italiano, non è però sostenibile un eventuale corollario, secondo il quale sarebbe esistito solo l'italiano scritto della tradizione letteraria, chiuso in una specie di teca museale.
Il linguista ticinese Sandro Bianconi ha dimostrato nel 1991, esplorando i ricchissimi carteggi dei cardinali Borromeo (circa 60.000 lettere), che l'italiano già nel secondo Cinquecento era diventato anche nei centri minori "la lingua della comunicazione scritta ai diversi livelli della società"; Francesco Bruni ha accertato la circolazione di un italiano ampiamente usato nel Levante dal XVI al XIX secolo in funzione di lingua veicolare diplomatica. E non va sottovalutata, per la circolazione di un modello scritto o comunque italianizzato presso le masse, l'azione della Chiesa e l'abituale ricorso all'italiano, non al dialetto, nella predicazione: un canale a cui era esposta regolarmente la quasi totalità della popolazione dialettofona.
Dall'ultimo sondaggio disponibile (Istat, 2006) ricaviamo un'evidente regressione della dialettofonia esclusiva: solo il 16 per cento parla abitualmente dialetto in famiglia, ossia in una situazione di massima informalità, rispetto al 32 per cento di vent'anni prima; nei giovani (6-24 anni) la quota si riduce ulteriormente (8,1 per cento), in forte contrasto con la popolazione con più di 65 anni in cui il dialetto è usato abitualmente in famiglia dal 32,2 per cento.
Tra le ragioni che hanno favorito l'espansione dell'italofonia, ha un'importanza particolare la scuola, alla quale è giusto dedicare la seconda riflessione. Nel 2007-2008 una giovane studiosa, Paola Chiesa, lavorando presso gli archivi del Comando Militare Esercito Lombardia per diversi mesi, ha trascritto una consistente mole di lettere di soldati dell'Oltrepò pavese impegnati al fronte o internati nei campi di prigionia durante la seconda guerra mondiale.
La massima parte dei soldati ? muratori, calzolai, contadini ? è alfabetizzata: moltissimi sono arrivati alla licenza elementare, tutti hanno frequentato almeno le prime classi. L'impressione complessiva è che la scuola del tempo sia stata in grado di fornire un dominio grafico e linguistico discreto. Un solo esempio, quello del muratore Mario Rebasti. Alcuni passaggi di una singola lettera bastano per apprezzare la tenuta testuale, la capacità di dominare gli alterati (anche con neologismi scherzosi: "Rebastino") e di ricorrere al registro alto con consapevole funzione affettiva ("rude rampollo" detto del nipotino); e pazienza se "po'" è scritto senza apostrofo e si confondono "gli" e "le": "La vostra 10-8. è stata un po lumacona nel camminare ma veramente la strada è un po lunghina e noi che l'abbiamo fatta su una interminabile tradotta ne sappiamo qualche cosa (...).
Vorrei vedere il rude rampollo nelle sue prime passeggiatine e le auguro di venire un camminatore istancabile come il suo zio soldato permanente (...) Questa fortuna io non la auguro al mio piccolo Rebastino". Oggi la situazione non è certo peggiore del 1940, nonostante certo diffuso catastrofismo. Non ci sono solo aspetti critici (doverosamente additati, ma anche amplificati, dai giornali); gli insegnanti italiani in genere sanno fare il loro mestiere e la lamentata "fuga dei cervelli" è insieme una denuncia dell'università italiana, che offre pochi sbocchi ai migliori, e un riconoscimento indiretto alla formazione che si può tutt'oggi ricevere in un buon liceo.
Terzo punto: la lingua italiana ha oggi una sua capitale? La risposta, in questo caso, è negativa. Roma, talora discussa addirittura come capitale politica, non ha potuto o voluto essere il crogiolo in cui si fondesse la varietà parlata di prestigio, a cui potessero guardare le mille città della Penisola.
La varietà alta dell'italiano parlato a Roma ebbe la sua grande occasione per affermarsi in società negli anni dell'unificazione. Gli ultimi episodi significativi di amore settentrionale per la Roma linguistica sono molto più recenti e si devono a due scrittori illustri, Pasolini e Gadda, che ancora negli anni Cinquanta scommettevano sulla varietà romanesca come esempio di parlato italiano medio. Ma la scommessa è stata persa. A Roma non è bastato essere centro del potere politico; godere tuttora di una posizione egemone nella produzione televisiva; veicolare, attraverso fortunati attori comici, modelli cinematografici cari al largo pubblico.
Eventuali ambizioni sovramunicipali sono state troncate dalla stessa, inattesa e imprevedibile, vitalità del dialetto plebeo: l'incapacità "della capitale politica di essere anche una credibile capitale linguistica, nella cui voce possa riconoscersi la maggioranza dei parlanti - ha scritto recentemente Pietro Trifone - rappresenta un ulteriore elemento di fragilità della coesione nazionale".
Concludiamo col rapporto tra lingua e letteratura. Per secoli la letteratura ha fatto testo anche nelle cose di lingua: in fondo anche la decisiva svolta verso la modernizzazione si deve proprio a uno scrittore come Alessandro Manzoni. Attualmente la letteratura non svolge, e soprattutto non vuole svolgere nessuna funzione direttiva in termini di norma linguistica: come ha scritto Giuseppe Antonelli nel 2006, "oggi la sfida (disperata) è basata soprattutto sull'emulazione dei nuovi media informatici e interattivi, e consiste nel tentare di riprodurne i tempi forsennati, la non linearità, l'intrinseca plurivocità". Sono semmai i giornali, a torto spesso criticati per presunti abusi linguistici, a fornire esempi di una lingua lessicalmente ricca e ammiccante alla tradizione letteraria, magari usufruita per la possibilità di fornire facili controcanti ironici.
Se riflettiamo a mente libera, un dato del genere non dovrebbe "fare notizia". Il giornale offre un ventaglio straordinariamente ampio di argomenti, trattati da giornalisti professionisti o da esperti di diversa formazione. È solo il secolare condizionamento letterario che ci fa pensare, per una sorta di riflesso condizionato, che la lingua più ricercata debba trovarsi nelle pagine della letteratura creativa. Ma i romanzi non sono serbatoi di belle parole, o almeno non è questa la loro funzione primaria. Il fatto che la letteratura sia stata in certo modo restituita a sé stessa, abbia cessato di essere, come è avvenuto per secoli, la principale fonte di lingua, è un dato fisiologico. Potremmo dire che, almeno per la lingua, siamo finalmente diventati un Paese normale.

(©L'Osservatore Romano - 31 gennaio 01 febbraio 2011)

La torta di Mons. Williamson e altri pasticci (Don Alfredo Morselli)

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Le Beatitudini, ovvero lo sguardo che impara (Angelo Busetto)

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Missionario in Etiopia guardando agli ortodossi (Massimo Introvigne)

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Vergognoso! Libertà religiosa, Bruxelles non trova l'accordo

BRUXELLES

Libertà religiosa, Bruxelles non trova l'accordo

I ministri degli Esteri della Ue non sono riusciti a trovare un accordo sul testo di conclusioni sulle libertà religiose, pertanto hanno deciso di rinviare la questione. La bozza originaria non faceva riferimento nè a cristiani nè a Paesi in particolare. Il rinvio sarebbe stato chiesto da Italia e Francia.
"Non c'è accordo: un nuovo testo verrà discusso alla prossima riunione del consiglio esteri", hanno riferito le fonti, al termine del consiglio dei ministri della Ue. Nella bozza arrivata sul tavolo dei ministri, si condannava "fermamente l'intolleranza, la discriminazione e la violenza fondata sulla religione o le fedi", senza però menzionare alcun paese specifico e nessuna religione in particolare. Un intervento della Ue contro le persecuzioni di cui i cristiani sono vittime nel mondo era stato sollecitato dal ministro degli Esteri Franco Frattini che il 7 gennaio scorso ha inviato all'Alto rappresentante Ue per la politica estera Catherine Ashton una lettera co-firmata dai ministri degli esteri francese, Alliot-Marie, polacco Sikorski, e ungherese Martonyi per chiedere che la questione venisse iscritta all'ordine del giorno della riunione di lunedì e fossero dibattute misure concrete da mettere in atto per promuovere il rispetto della libertà di religione e di espressione. All'iniziativa ha poi aderito anche la Germania.
Secondo il testo, che non è stato giudicato soddisfacente, in particolare da Italia e Francia, la Ue condannava "la violenza recente e gli atti di terrorismo contro luoghi di culto e di pellegrinaggio", sottolineando che "nessun luogo al mondo è esente dal flagello dell'intolleranza religiosa".
"Oggi è stata scritta una pagina non bella". Così il ministro degli Esteri Frattini ha commentato la mancata approvazione di una risoluzione da parte del Consiglio Ue sul tema delle libertà religiose a causa dell'assenza di un esplicito riferimento ai cristiani. "Ho ritenuto che l'Europa non sarebbe stata credibile senza questa menzione", ha aggiunto, affermando che "il laicismo esasperato è dannoso per la credibilità" dell'Europa.

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Davvero vergognoso! Che senso questa Europa?
R.