giovedì 21 luglio 2011

Vittima e carnefice, trasformati dalla tragedia

Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo la traduzione di questo articolo del NYT particolarmente toccante. Grazie a don Giorgio per il grande lavoro e la segnalazione.
R.

“VITTIMA E CARNEFICE, TRASFORMATI DALLA TRAGEDIA”

Traduzione dell’articolo:

Il quarantunenne Mark Anthony Stroman, un tagliapietre di Dallas, aveva sparato ad alcuni uomini che credeva fossero arabi, perché sconvolto dall’attacco terroristico dell’11 settembre 2001. I colpiti a morte sono stati due: Vasudev Patel, un immigrante indiano di religione induista, e Waqar Hasan, musulmano nato in Pakistan.

La terza vittima della sparatoria, Rais Bhuiyan, 37 anni, ex pilota dell’aeronautica militare del Bangladesh, è sopravvissuta dopo che Stroman gli aveva sparato a bruciapelo al volto. Stroman è reo confesso. La sua esecuzione capitale è prevista per mercoledì, 20 luglio.

Il Sig. Bhuiyan, pur esendo parzialmente cieco all’occhio destro, ha creato nei mesi scorsi un sito con petizione ed incontri con funzionari della giustizia del Texas, per tentare di persuaderli a risparmiare la vita di Stroman.

Lo abbiamo intervistato al telefono, mentre Stroman ha risposto ad alcune domande con una lettera dattiloscritta datata 26 giugno, che conteneva una foto del World Trade Center l’11 settembre 2011: si vede una nuvola di fumo uscire dalla Torre nord e l’aereo del volo United Airlines 175 pochi attimi prima di colpire la Torre sud.

Domanda: Sig. Bhuiyan, lei lavorava come impiegato alla stazione di servizio di un amico, il 21 settembre 2001. Che cosa ricorda?

Risposta: Sono stato derubato un paio di volte. Era un quartiere pericoloso. Venivano nel negozio a vendere televisori e computers. Una volta entrò un uomo con una pistola e io pensai che volesse venderla per far soldi. Disse: “Se non mi dai i soldi, ti faccio saltare il cervello”. Il 21 settembre era venerdì verso le 12,30. Non c’era grande attività e stava piovendo a catinelle. Un barbiere dal negozio vicino era venuto a portarci patatine fritte e bibite. Poi, ecco un tizio entrare nell’esercizio con il cappello, gli occhiali da sole, una bandana e la pistola in mano. Ho pensato che fosse una rapina. Gli dissi: “Ti prego, non spararmi. Prendi tutti i soldi”. Lui mi chiese: “Da dove vieni?”. Stava circa a un metro, un metro e mezzo da me. Sentivo il gelo nella schiena. Gli dissi: “Scusa?”, era un rivoltella a due canne. Ho sentito un milione di punture d’api in un colpo solo alla faccia. Poi un’esplosione. Avevo l’immagine dei miei genitori, i miei fratelli, la mia fidanzata e poi una tomba, mentre pensavo: “muoio oggi?”. Guardai per terra e vedevo il sangue che mi colava dalla testa. Mi misi le mani alla testa e gridai: “mamma!”, l’ho guardato e lui mi stava ancora fissando e pensai che mi avrebbe ancora sparato se io non mi fossi buttato per terra fingendomi morto. Il pavimento era ormai tutto bagnato dal mio sangue. A questo punto, lui se ne va. Non riuscivo a credere che mi avesse sparato, pensavo di sognare, di avere un’allucinazione. Non avevo fatto niente di male. Non ero una minaccia per lui. Mai avrei pensato che ti potessero sparare così.

D.: Cosa è successo dopo?

R.: Sono uscito. Sono andato dal barbiere e scappavano tutti, mi vedevano intriso di sangue come un agnello sgozzato e pensavano che il tizio mi venisse dietro. Ho visto la mia faccia allo specchio del barbiere e non potevo credere che ero io (incomincia a piangere). Fino a pochi minuti prima, ero un giovane con la T-shirt, calzoncini e scarpe da tennis (ora piange copiosamente). Mi scusi, non piangevo da nove anni. Sono stato fortunato, perché c’era un’ambulanza nelle vicinanze. Invocavo Dio, invocavo il perdono, dicevo che avrei fatto il meglio possibile. Recitavo versetti del Corano. Dicevo che avrei dedicato la mia vita per i poveri. Ma sentivo che i miei occhi si stavano chiudendo e il mio cervello che si spegneva lentamente.

D.: Qual è stata l’entità delle ferite?

R.: C’erano 38 piccole pallottole sul viso. Non potevo aprire gli occhi, né parlare, né muovere la mandibola. E nemmeno mangiare e bere. Faceva molto male ingerire qualcosa, perché la gola era stata colpita. Dopo qualche ora all’ospedale, aprii l’occhio sinistro. Avevo tutta la faccia gonfia per le ferite da sparo, una faccia orribile, non credevo che fosse la mia faccia. Pregavo: “Dio, ti prego, ridammi la mia faccia”. (Bhuiyan fu dimesso il giorno dopo le prime cure, perché gli dissero che non aveva l’assicurazione sanitaria. Nei mesi successivi, dormiva su divani di amici, e per la medicazione usufruiva dei campioni medicinali di dottori, come calmanti e collirio. E’ stato operato più volte all’occhio destro e ora ha soltanto una vista limitata in quell’occhio).

D.: Stroman ha ammesso di aver tentato di ucciderla. Perché lei cerca di salvare la sua vita?

R.: Sono stato educato molto bene dai miei genitori ed insegnanti. Mi hanno educato con una buona morale e grande fede. Mi hanno insegnato a mettermi nei panni degli altri. Anche se ti fanno del male, non vendicarti. Perdonali. Va’ avanti. Questo farà bene a te e a loro. Anche la mia fede islamica mi insegna questo. Quell’uomo ha detto che il suo fu un atto di guerra e che molti americani avrebbero voluto farlo, ma che è stato lui ad averne il coraggio – sparare ai musulmani. Dopo quel fatto, semplicemente ho lottato per sopravvivere in questo Paese. Ho deciso che il perdono non è sufficiente, che ciò che ha fatto, era per ignoranza. Ho deciso che dovevo fare qualcosa per salvare la vita di questa persona, che uccidere qualcuno a Dallas, non è la risposta per quello che è successo l’11 settembre.

D.: Se avesse l’occasione di incontrare il Sig. Stroman, che cosa gli direbbe?

R.: Ho chiesto di incontrarlo. Ho un gran desiderio di vederlo di persona e scambiarci le idee. Gli parlerei di amore e compassione. Tutti noi facciamo errori. Anche lui è un essere umano, come me. Odia il peccato, non il peccatore. E’ molto importante incontrarlo per dirgli che gli sono vicino e credo fortemente che debba avere una seconda opportunità, che io non ho mai odiato gli Stati Uniti, che lui potrebbe educare molti. Pensare a quello che sta per succedere mi emoziona molto. Non riesco a dormire. Appena vado a letto, penso che c’è un’altra persona che io conosco, che è nel suo letto a pensare a quello che sta per succedergli – che sarà legato a una branda e ucciso (con iniezione letale). Mi emoziono molto, divento triste, per questo voglio fare di più.

+++

D.: Come sta, Sig. Stroman?

R.: “Mi restano solo 25 giorni e il Texas mi legherà a una branda e mi pomperà un succo tossico per scarafaggi, ma comunque, tutti dobbiamo affrontare una fine, prima o poi. Va tutto bene, lo spirito è alto, siedo qui con una tazza di caffè e ascolto del buon vecchio rock classico alla radio. Come è ironico, fanno la canzone ‘Uccello libero’ di Lynyrd Skynyrd…”

D.: Cosa pensa di Rais Bhuiyan, che sta facendo di tutto perché Lei non venga giustiziato?

R.: “Sì, il Sig. Rais Bhuiyan, che anima ispirata… farsi avanti dopo quello che gli ho fatto, è incredibile… e mi ha toccato davvero il cuore, come ha toccato il cuore di molti altri nel mondo intero… soprattutto da quando negli ultimi 10 anni, abbiamo sentito come possa essere cattiva la fede islamica… è la prova che non tutti sono cattivi o il Male”.

D.: Mi dica che cosa pensa ora, a poche settimane dalla esecuzione.

R.: Non solo ho tutti gli amici e sostenitori che tentano di salvarmi la vita, ma adesso ho anche la Comunità Islamica che si è unita…guidata da un uomo straordinario che si chiama Rais Bhuiyan, un sopravvissuto del mio odio. La sua profonda fede islamica gli ha dato la forza di perdonare l’Imperdonabile… ciò è di grande ispirazione per me, deve essere un esempio per tutti noi. L’odio deve finire, viviamo tutti insieme sulla stessa Terra. Anche la mia fede in Gesù & nelle radici del Texas hanno approfondito la mia conoscenza. Sono quasi 10 anni che il mondo ha smesso di girare, e noi come nazione non potremo mai dimenticare quello che provammo quel giorno, io certamente no, ma Le posso dire quello che provo oggi, e sono molto grato a Rais Bhuiyan per i suoi sforzi di salvare la mia vita, dopo che io ho cercato di togliere la sua. Molta gente là fuori si sente ancora male e piena di odio, e mentre io siedo qui nel braccio della morte del Texas, contando i giorni per la mia morte, mi è data la possibilità di esprimere apertamente quello che c’è nella mente e cuore di un texano, e spero che qualcosa di buono possa venire da questo. Abbiamo bisogno di più Perdono e Comprensione, e meno odio”.
Stroman si è firmato: “Texas loud & Texas proud…VERO AMERICANO… Vive per morire – Muore per vivere”.

http://www.nytimes.com/2011/07/19/us/19questions.html?_r=2&scp=1&sq=stroman%20execution&st=cse

1 commento:

Anonimo ha detto...

Dopo una lettura del genere ci si vergogna di esistere, con tutti i doni che abbiamo, le lamentele quotidiane e le sciocchezze che facciamo ogni momento