giovedì 21 aprile 2011

Dal Papa un’omelia intensa per meditare sul valore degli oli sacri, ma soprattutto per interrogarsi su cosa significhi oggi essere Cristiani. Il commento di Radio Vaticana

Su segnalazione di Alessia leggiamo:

Il Papa alla Messa Crismale: non basta dirsi cristiani, bisogna anche esserlo

Non dobbiamo soltanto chiamarci cristiani, ma anche esserlo: è l’esortazione di Benedetto XVI nella Messa Crismale, celebrata stamani in San Pietro con i vescovi e i presbiteri presenti a Roma. Il Papa si è soffermato sul significato degli oli sacri benedetti durante la celebrazione. Quindi, ha affermato con amarezza che in Occidente i cristiani sono diventati in gran parte un “popolo dell’incredulità e della lontananza da Dio”. Il Pontefice ha infine ricordato la figura del prossimo Beato, Giovanni Paolo II, testimone di Dio nel nostro tempo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Un’omelia intensa per meditare sul valore degli oli sacri, ma soprattutto per interrogarsi su cosa significhi oggi essere cristiani. Il Papa ha ricordato che l’olio è il simbolo dello Spirito Santo e ci richiama a Cristo, l’Unto del Signore. Dunque, ha sottolineato, cristiani vuol dire unti, persone che appartengono a Cristo. E tuttavia, ha avvertito con Sant’Ignazio di Antiochia, non basta chiamarsi cristiani. Bisogna anche esserlo:

“Lasciamo che proprio questi oli sacri, che vengono consacrati in quest'ora, ci ricordino tale compito intrinseco della parola 'cristiano' e preghiamo il Signore, affinché sempre più non solo ci chiamiamo cristiani, ma anche lo siamo”.

Parlando dell’Olio del Crisma, olio dell’unzione sacerdotale e regale, il Papa ha sottolineato che i cristiani “sono popolo sacerdotale per il mondo”. I cristiani, ha soggiunto, dovrebbero perciò “rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui”. Un incarico che non è “una ragione per farne vanto”.

“È una domanda che, insieme, ci dà gioia e ci inquieta: siamo veramente il santuario di Dio nel mondo e per il mondo? Apriamo agli uomini l'accesso a Dio o piuttosto lo nascondiamo? Non siamo forse noi - popolo di Dio - diventati in gran parte un popolo dell'incredulità e della lontananza da Dio?

“Non è forse vero – ha proseguito – che l'Occidente, i Paesi centrali del cristianesimo sono stanchi della loro fede e, annoiati della propria storia e cultura, non vogliono più conoscere la fede in Gesù Cristo?”. Di qui, la sua vibrante invocazione:

“Abbiamo motivo di gridare in quest'ora a Dio: 'Non permettere che diventiamo un non-popolo! Fa' che ti riconosciamo di nuovo! Infatti, ci hai unti con il tuo amore, hai posto il tuo Spirito Santo su di noi. Fa' che la forza del tuo Spirito diventi nuovamente efficace in noi, affinché con gioia testimoniamo il tuo messaggio!'”

D’altro canto, ha affermato, “nonostante tutta la vergogna per i nostri errori, non dobbiamo, però, dimenticare che anche oggi esistono esempi luminosi di fede”, persone che con la loro fede e il loro amore “danno speranza al mondo”:

“Quando il prossimo primo maggio verrà beatificato Papa Giovanni Paolo II, penseremo pieni di gratitudine a lui quale grande testimone di Dio e di Gesù Cristo nel nostro tempo, quale uomo colmato di Spirito Santo. Insieme con lui pensiamo al grande numero di coloro che egli ha beatificato e canonizzato e che ci danno la certezza che la promessa di Dio e il suo incarico anche oggi non cadono nel vuoto”.

Il Papa non ha mancato di riflettere anche sul significato dell’olio dei catecumeni, che, ha detto, “indica come un primo modo di essere toccati da Cristo e dal suo Spirito”:

“L'olio dei catecumeni ci dice: non solo gli uomini cercano Dio. Dio stesso si è messo alla ricerca di noi. Il fatto che Egli stesso si sia fatto uomo e sia disceso negli abissi dell'esistenza umana, fin nella notte della morte, ci mostra quanto Dio ami l'uomo, sua creatura”.

“Dio – ha soggiunto il Papa – ama gli uomini. Egli viene incontro all’inquietudine del nostro cuore”. Al contempo, ha affermato, anche noi siamo in cammino verso di Lui, per amarlo meglio: “In questo senso dovremmo sempre rimanere catecumeni”. Quindi, il Papa si è soffermato sull’Olio per l’Unzione degli Infermi, rammentando che se compito principale della Chiesa è l’annuncio del Regno di Dio, proprio questo annuncio deve guarire il cuore ferito degli uomini:

“L'uomo per la sua stessa essenza è un essere in relazione. Se, però, è perturbata la relazione fondamentale, la relazione con Dio, allora anche tutto il resto è perturbato. Se il nostro rapporto con Dio è perturbato, se l'orientamento fondamentale del nostro essere è sbagliato, non possiamo neppure veramente guarire nel corpo e nell'anima”.

E tuttavia, ha aggiunto, fa parte della missione della Chiesa anche la guarigione concreta della malattia e della sofferenza. Ha così ringraziato tutti coloro che si mettono a fianco dei sofferenti, dando così testimonianza della bontà propria di Dio:

“L'olio per l'Unzione degli infermi è segno di quest'olio della bontà del cuore, che queste persone - insieme con la loro competenza professionale - portano ai sofferenti. Senza parlare di Cristo, Lo manifestano”.

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