mercoledì 27 aprile 2011

Il Papa: La fede nel Cristo risorto trasforma l’esistenza, operando in noi una continua risurrezione (Sir)

BENEDETTO XVI: UDIENZA, IL CRISTIANO DEVE “ESSERE FERMENTO NUOVO NEL MONDO”

Una riflessione sulla Pasqua, “cuore del mistero cristiano”, è quella proposta stamattina da Benedetto XVI, nella catechesi per l’Udienza generale a piazza San Pietro. Tutto prende avvio da qui: “Cristo risorto dai morti è il fondamento della nostra fede. Dalla Pasqua si irradia, come da un centro luminoso, incandescente, tutta la liturgia della Chiesa, traendo da essa contenuto e significato. La celebrazione liturgica della morte e risurrezione di Cristo non è una semplice commemorazione di questo evento, ma è la sua attualizzazione nel mistero, per la vita di ogni cristiano e di ogni comunità ecclesiale, per la nostra vita”. Infatti, “la fede nel Cristo risorto trasforma l’esistenza, operando in noi una continua risurrezione”. Come possiamo allora far diventare “vita” la Pasqua? Come può assumere una “forma” pasquale tutta la nostra esistenza interiore ed esteriore? Secondo il Papa, “dobbiamo partire dalla comprensione autentica della risurrezione di Gesù: tale evento non è un semplice ritorno alla vita precedente, come lo fu per Lazzaro, per la figlia di Giairo o per il giovane di Nain, ma è qualcosa di completamente nuovo e diverso”. La risurrezione di Cristo, ha osservato il Pontefice, “è l’approdo verso una vita non più sottomessa alla caducità del tempo, una vita immersa nell’eternità di Dio”.
“Nella risurrezione di Gesù – ha avvertito Benedetto XVI - inizia una nuova condizione dell’essere uomini, che illumina e trasforma il nostro cammino di ogni giorno e apre un futuro qualitativamente diverso e nuovo per l’intera umanità. Per questo, san Paolo non solo lega in maniera inscindibile la risurrezione dei cristiani a quella di Gesù, ma indica anche come si deve vivere il mistero pasquale nella quotidianità della nostra vita”. Leggendo la Lettera ai Colossesi, “potrebbe sembrare – ha aggiunto - che l'Apostolo intenda favorire il disprezzo delle realtà terrene, invitando cioè a dimenticarsi di questo mondo di sofferenze, di ingiustizie, di peccati, per vivere in anticipo in un paradiso celeste. Il pensiero del ‘cielo’ sarebbe in tale caso una specie di alienazione”. In realtà, “l'Apostolo precisa molto bene ciò che intende per ‘le cose di lassù’, che il cristiano deve ricercare, e ‘le cose della terra’, dalle quali deve guardarsi. Le cose della terra da evitare sono l’“impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria. Far morire in noi il desiderio insaziabile di beni materiali, l’egoismo, radice di ogni peccato. Dunque, quando l'Apostolo invita i cristiani a distaccarsi con decisione dalle ‘cose della terra’, vuole chiaramente far capire ciò che appartiene all’‘uomo vecchio’ di cui il cristiano deve spogliarsi, per rivestirsi di Cristo”.

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