mercoledì 27 aprile 2011

Perché Wojtyla non diventò "santo subito". Molti prelati avrebbero voluto bruciare i tempi ma Papa Ratzinger scelse la via della beatificazione (Tornielli)

Perché Wojtyla non diventò "santo subito"

Molti prelati avrebbero voluto bruciare i tempi ma Ratzinger scelse la via della beatificazione

ANDREA TORNIELLI

Nelle prime settimane del suo pontificato Benedetto XVI prese seriamente in considerazione la richiesta di proclamare Papa Wojtyla «santo subito», cioè di aprire direttamente un processo per la canonizzazione saltando il gradino intermedio della beatificazione. Un evento che sarebbe stato senza precedenti nell'epoca moderna. Ratzinger non disse subito di no, valutò la proposta che dava forma a un'aspirazione dello stesso segretario particolare di Wojtyla, Stanislaw Dziwisz.
Chiese consiglio ad alcuni collaboratori della curia romana e alla fine stabilì di consentire subito l'apertura del processo, senza attendere i cinque anni dalla morte, ma senza saltare il gradino di beato.
Bisogna tornare alla grande emozione dei giorni successivi alla morte di Giovanni Paolo II per comprendere ciò che è accaduto nei sacri palazzi d'Oltretevere. I cardinali, mentre si riunivano per decidere lo svolgimento dei funerali e preparare il conclave dal quale sarebbe stato eletto Benedetto XVI, scorgevano la fiumana ininterrotta di persone sfilare davanti alla salma di Wojtyla.
Il cardinale slovacco Jozef Tomko, prefetto emerito di Propaganda Fide e amico del Pontefice appena scomparso, si fece promotore di una raccolta di firme tra i colleghi porporati per chiedere al nuovo Papa, chiunque fosse, di aprire la causa per portare il predecessore sugli altari.
L'allora decano del collegio cardinalizio, Joseph Ratzinger, nell'omelia della messa funebre parlò di Wojtyla affacciato alla finestra del cielo, e le sue parole vennero considerate come un viatico all'aureola.
Subito dopo l'elezione, fu il cardinale Ruini a presentargli la petizione dei porporati.
Da parte di Dziwisz arrivò invece a Benedetto XVI il suggerimento di procedere per la proclamazione a «santo subito».
Ratzinger, che aveva conosciuto da vicino Wojtyla e ne era stato uno dei più longevi e stretti collaboratori, volle valutare con calma pro e contro: da una parte la fama di santità diffusa a livello popolare e l'eccezionalità della figura del predecessore, dall'altra le regole canoniche e l'impatto che un tale strappo avrebbe avuto passando subito a una proclamazione di santità.
Il nuovo Papa sapeva bene che qualcosa di simile era stato preso in considerazione appena due anni prima, nel giugno 2003, quando il Segretario di Stato Angelo Sodano aveva scritto una lettera a nome di Giovanni Paolo II ad alcuni cardinali della curia romana, chiedendo loro un parere sulla possibilità di proclamare santa subito madre Teresa di Calcutta, senza passare per la beatificazione. A Papa Wojtyla quell'idea non dispiaceva, ma volle consultare i collaboratori, che lo sconsigliarono. Così madre Teresa divenne beata, non santa.
Consultati alcuni collaboratori, Benedetto XVI ha dunque seguito la stessa linea. Ha deciso di derogare all'attesa dei cinque anni, ma ha stabilito che la causa del predecessore, pur seguendo una corsia preferenziale in quanto ai tempi, avvenisse secondo procedure regolari, senza scorciatoie o sconti. Il fatto che ad appena sei anni dalla morte Giovanni Paolo II diventi beato è già di per sé un fatto eccezionale. Da più di un millennio, infatti, un Papa non eleva agli altari il suo immediato predecessore.
L'ultimo Papa che si sarebbe voluto «santo subito», prima di Wojtyla, è stato Giovanni XXIII: i padri del Vaticano II proposero al suo successore Paolo VI di canonizzarlo in Concilio, per acclamazione. Anche quella volta il Papa scelse di agire diversamente e fece iniziare un regolare processo per Roncalli, affiancandone un altro per Pio XII.

© Copyright La Stampa, 27 aprile 2011 consultabile online anche qui.

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