sabato 23 aprile 2011

Via Crucis, meditazione: riconoscere le nostre infedeltà. Il Papa: fissiamo lo sguardo su su quella Croce innalzata sul Golgota, che collega la terra con il Cielo (Izzo)

PAPA: MEDITAZIONE VIA CRUCIS, RICONOSCERE NOSTRE INFEDELTA'

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 23 apr.

Un 'esortazione a "riconoscere le ferite delle nostre infedelta' e delle nostre ambizioni, dei nostri tradimenti e delle nostre ribellioni" e' contenuta nelle meditazioni lette questa sera al Colosseo durante la Via Crucis presieduta dal Papa. Piera Degli Esposti e Orazio Coclite hanno pronunciato le parole scritte dalla monaca agostiniana suor Maria Rita Piccione che riecheggiano la denuncia fatta nel 2005 dall'allora cardinale Ratzinger quando nella stessa occasione, mentre Papa Wojtyla infermo partecipava al rito in collegamento dalla sua cappella privata, lo speaker lesse un testo del futuro Pontefice che descriveva "la sporcizia" purtroppo presente nella Chiesa. E anche oggi l'ora della Passione e' stata descritta come il momento in cui "le varie maschere della menzogna deridono la verita' e le lusinghe del successo soffocano l'intimo richiamo dell'onesta"', "il vuoto di senso e di valori annulla l'opera educativa e il disordine del cuore sfregia l'ingenuita' dei piccoli e dei deboli". Il cuore dell'uomo, nella meditazione sulla seconda stazione e' infatti "preso dalla contabilita' del proprio benessere" e "cieco alla mano del povero e dell'indifeso che mendica ascolto e chiede aiuto". L'incontro con le donne ci presenta un Gesu' "sofferente e maltrattato, screditato e irriso" e spinge a riflettere sull'umilta' e l'obbedienza di Gesu' che si carica della Croce, mentre il nostro cuore "guarda in basso, al suo piccolo mondo, e, tutto preso dalla contabilita' del proprio benessere, resta cieco alla mano del povero e dell'indifeso che mendica ascolto e chiede aiuto. Tutt'al piu' si commuove, ma non si muove".
Nella preghiera iniziale, il Papa, rivolgendosi al Signore, ha riconosciuto che nell'ora delle tenebre "s'insinua la tentazione della fuga, il sentimento dello sgomento e dell'angoscia, mentre il tarlo del dubbio rode la mente e il sipario del buio cala sull'anima". "Allora - ha scandito - risuonano le parole di Gesu' ai Dodici: 'volete andarvene anche voi?'. Ma noi - afferma il Papa - non possiamo e non vogliamo andare via, perche' 'tu solo hai parole di vita eterna'" e "la tua Croce e' la sola 'chiave che ci apre ai segreti della verita' e della vita'. 'Noi ti seguiremo ovunque tu andrai!'".
Al Mistero della morte di Gesu', il Papa ha dedicato un intenso capitolo della seconda parte del libro "Gesu' di Nazaret, dall'ingresso in Gerusalemme alla Risurrezione" pubblicato il 10 marzo scorso. "La prima parola di Gesu' sulla croce", secondo Benedetto XVI, "e' la richiesta del perdono" per i suoi carnefici: "Padre, perdona loro perche' non sanno quello che fanno". "Cio' che il Signore ha predicato nel discorso della montagna - sottolinea - lo compie qui personalmente. Egli non conosce alcun odio. Non grida vendetta. Implora il perdono per quanti lo mettono in croce". Joseph Ratzinger si sofferma sul motivo di questa richiesta al Padre: "Non sanno quello che fanno". Dunque, "l'ignoranza riduce la colpa - lascia aperta la via verso la conversione". "Ma - avverte il Papa - non e' semplicemente una scusante, perche' rivela al tempo stesso un'ottusita' del cuore, un'ottusita' che resiste all'appello della verita'".

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VIA CRUCIS: PAPA,TRA CIELO E TERRA LA CROCE INNALZATA SUL GOLGOTA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 22 apr.

Un'esortazione del Papa a fissare lo sguardo su quella Croce innalzata sul Golgota, che collega la terra con il Cielo, ha concluso la Via Crucis al Colosseo. Il Pontefice ha evocato, nel breve discorso pronunciato dopo la 14esima stazione, "il pianto della Vergine e delle donne, che rompe il silenzio della croce e della morte".
Gesu', ha ricordato, "e' un uomo rifiutato, il peccato ne sfigura il volto. Il peso del male lo opprime. Rimane un Crocifisso, una Croce innalzata sul Golgota, da li' si irradia la luce di Colui che aveva parlato del perdono. Disprezzato e reietto dagli uomini, davanti a noi - ha continuato il Pontefice - sta l'uomo dei dolori, in croce tra terra e cielo. Non e' il segno della sconfitta ma il segno luminoso dell'amore di Dio, che si e' piegato su di noi fino a giungere nell'angolo piu' oscuro della nostra vita. Ci invita a rinnovare la nostra fede, a cerdere che in ogni situazione Dio e' capace di vincere e donarci una vita nuova". "In questa notte carica di speranza - ha affermato Ratzinger - risuonano le parole di Sant'Agostino: Abbiate fede Vi ho promesso la mia vita. Ecco vi invito a partecipare della mia vita, una vita dove nessuno muore, il cibo ristora e mai viene meno".

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