domenica 30 gennaio 2011

Il celibato sacerdotale. Ecco come Papa Benedetto risponde a Seewald nel libro-intervista "Luce del mondo" (2010)

Vedi anche:

Il celibato sacerdotale nelle risposte del card. Ratzinger a Peter Seewald nel libro-intervista "Il sale della terra" (1996)

Grazie alla nostra impagabile ed efficientissima Gemma leggiamo la risposta data dal Santo Padre a Peter Seewald pochi mesi fa a proposito del celibato sacerdotale.
Leggiamo questa risposta insieme a quelle inserite ne "Il sale della terra" (1996).


Da Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), Peter Seewald, " Luce del mondo - Un colloquio con Peter Seewald", Libreria Editrice Vaticana 2010

Parte III

VERSO DOVE ANDIAMO?

14. Il così detto stallo delle riforme

D. Il celibato sembra essere sempre alla radice di ogni male; che si tratti degli abusi sessuali, oppure dell’abbandono della Chiesa ovvero della penuria di sacerdoti. Su quest’ultimo aspetto bisognerebbe forse ricordare che, se rapportato con il numero dei praticanti, la quantità di sacerdoti è aumentata.
Perlomeno in Germania dal 1960 ad oggi in rapporto ai praticanti il numero dei sacerdoti è semplicemente raddoppiato.
Ma intanto gli stessi vescovi consigliano di usare “più fantasia ed un pizzico di generosità in più” per “rendere possibile il ministero sacerdotale anche ad una persona sposata, accanto al modello fondamentale di sacerdozio celibatario”.


R. Posso capire che i vescovi, nella confusione presente, riflettano anche su questo. Il difficile viene quando bisogna dire come una simile coesistenza dovrebbe configurarsi.
Credo che il celibato ci guadagni nel suo essere segno grande e significativo e soprattutto diventa più vivibile se si costituiscono comunità di sacerdoti.
E’ importante che i sacerdoti non vivano isolati da qualche parte, ma stiano insieme in piccole comunità, si sostengano a vicenda e facciano così esperienza dello stare insieme nel loro servizio a Cristo e nella rinuncia per il Regno dei cieli, e ne prendano sempre più coscienza.
Potremmo dire che il celibato è sempre un affronto a quello che le persone pensano normalmente; qualcosa che è realizzabile e credibile se donato da Dio e se attraverso di esso mi batto per il Regno di Dio. In questo senso il celibato è un segno di tipo particolare. Lo scandalo che suscita, sta anche nel fatto che mostra questo: che vi sono persone che vi credono. Sotto questo aspetto si tratta di uno scandalo che ha anche un aspetto positivo.

da Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), Peter Seewald, " Luce del mondo - Un colloquio con Peter Seewald", Libreria Editrice Vaticana 2010

Copia di questo post viene pubblicata anche nel blog "Raccolta di testi di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI"

Benedetto XVI all'Angelus: la Chiesa non teme le persecuzioni, il mondo si apra ai valori delle Beatitudini. Liberate le colombe della pace con i giovani dell'Acr (Radio Vaticana)

Benedetto XVI all'Angelus: la Chiesa non teme le persecuzioni, il mondo si apra ai valori delle Beatitudini. Liberate le colombe della pace con i giovani dell'Acr

La Chiesa non teme la persecuzione che contro di lei esercita una società troppo incline al benessere e poco ai valori dello spirito. Lo ha affermato questa mattina Benedetto XVI, commentando all’Angelus il Vangelo delle Beatitudini proposto oggi dalla liturgia. Al termine della preghiera mariana, il Papa ha ricordato la Giornata mondiale di lotta alla lebbra e quella di intercessione per la pace in Terra Santa, per poi concludere con il lancio delle colombe dalla finestra del suo studio, attorniato da due giovani dell’Azione Cattolica. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Il giorno in cui Gesù trasformò la montagna in una “cattedra” non lo fece per lanciare una nuova ideologia, ma per insegnare all’umanità che i beni del cielo saziano davvero la fame e asciugano per intero le lacrime di chi soffre, molto più delle ricchezze e delle consolazioni terrene. E’ l’insegnamento desunto da Benedetto XVI, che si è soffermato con una breve riflessione sul “grande discorso” – come lo ha definito – delle Beatitudini, quasi un Vangelo nel Vangelo. Il messaggio che Cristo lancia dalla montagna, proclamando “Beati” i reietti, “è diretto a tutto il mondo nel presente e nel futuro – ha affermato il Papa – e può essere compreso e vissuto solo nella sequela di Gesù”:

“Non si tratta di una nuova ideologia, ma di un insegnamento che viene dall’alto e tocca la condizione umana, proprio quella che il Signore, incarnandosi, ha voluto assumere, per salvarla (...) Le Beatitudini sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri. Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli”.

Prendendo spunto dal suo libro "Gesù di Nazareth", Benedetto XVI ha osservato che “le Beatitudini sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli”. Esse, ha soggiunto, “rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinché agli uomini sia donata la salvezza”. Un atteggiamento che ha profondamente inciso sui duemila anni di storia della Chiesa:

“Il Vangelo delle Beatitudini si commenta con la storia stessa della Chiesa, la storia della santità cristiana, perché – come scrive San Paolo – ‘quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono’. Per questo la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano”.

Denso il post-Angelus, che ha visto il Papa entrare in dialogo diretto con le migliaia di giovanissimi dell’Azione Cattolica Ragazzi, circa cinquemila quelli in Piazza San Pietro, che hanno percorso le vie di Roma nella tradizionale “Carovana della pace”, per poi convergere nel colonnato del Bernini, guidati dal cardinale vicario, Agostino Vallini. Benedetto XVI li ha salutati con calore e poi ha ceduto il microfono a una giovane, che assieme a un bambino lo ha affiancato alla finestra. La ragazzina, dopo aver citato alcuni progetti di solidarietà promossi dall’Azione Cattolica Ragazzi, ha lanciato un appello alla pace:

“Ultimamente abbiamo ascoltato tante brutte notizie. Troppe persone decidono di usare la violenza per imporre le proprie idee politiche e religiose. Tutte le volte che litighiamo con i compagni, i grandi ci dicono sempre che dobbiamo fare la pace, che dobbiamo parlare tra di noi e andare d’accordo. E noi oggi vorremmo dire la stessa cosa a tutti: dobbiamo volerci bene come fratelli, a qualsiasi religione o cultura apparteniamo!”.

Poco prima, il Papa si era soffermato sulla Giornata mondiale dei malati di lebbra, salutando l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, che proprio nel 2011 compie 50 anni di attività, e ha aggiunto una preghiera per chi ancora oggi è vittima della malattia:

“La lebbra, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria. A tutti i malati assicuro una speciale preghiera, che estendo a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere il morbo di Hansen”.

Benedetto XVI ha augurato “serenità e prosperità” ai Paesi dell’Estremo Oriente che nei prossimi giorni celebreranno il capodanno lunare, quindi, in lingua francese, ha invitato i giovani a partecipare numerosi alla prossima Gmg di Madrid.

Ed erano molto numerosi, dunque, i bambini e gli adolescenti dell’Azione cattolica ragazzi (Acr) presenti stamani in Piazza San Pietro per assistere all’Angelus del Papa e salutare con un applauso le colombe della pace. I ragazzi hanno concluso, così, la “Carovana della Pace”, partita in mattinata da Piazza Navona. Isabella Piro ne ha parlato con don Giuseppe Forlai, assistente dell’ACR diocesana romana:

R. – La Carovana della pace è un’iniziativa annuale dell’Azione Cattolica, riservata ai ragazzi di Azione Cattolica, aperta alle loro famiglie, per chiudere il “Mese della pace” che si vive a gennaio e che è costellato da varie iniziative dei diversi settori di Azione Cattolica. Quindi, è un’iniziativa che chiude un mese fatto di incontri, di approfondimenti e anche di momenti di preghiera. L’Azione Cattolica, a Roma, ha vissuto già il 13 gennaio, presso la Basilica del Sacro Cuore, la preghiera per i copti, vittime dell’attentato ad Alessandria d’Egitto, e il 16 gennaio ha vissuto un momento di testimonianza e di incontro nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie. Infine, il 22 gennaio, i settori Giovani e Adulti hanno vissuto a San Carlo al Corso una veglia di preghiera.

D. – Quindi, anche il tema di quest’anno, scelto per la "Carovana", si ispira al messaggio del Papa per la Giornata mondiale della Pace?

R. – Sì, il tema della libertà religiosa è stato molto presente nella preparazione. I ragazzi di Azione Cattolica, comunque, si sono preparati a questo avvenimento con il sussidio per il mese della pace, che quest’anno aveva per titolo “Voi siete la luce del mondo”, dove sono descritte varie iniziative e vari momenti educativi, di approfondimento e di celebrazione, che preparano a vivere il mese della pace, naturalmente commisurato alla loro età. È ovvio, però, che il mese è sempre modulato sul tema del messaggio del Santo Padre.

D. – Ogni anno la "Carovana della pace" viene legata ad un progetto solidale: cosa si è scelto per il 2011?

R. – Quest’anno la Carovana è legata a due iniziative: la prima, a favore di un orfanotrofio gestito dalle Suore Ancelle dell’Immacolata Concezione, in Siberia, nella diocesi cattolica di San Giusepp, e la seconda iniziativa è a sostegno del Centro di crisi per i bambini di strada di San Pietroburgo. In questo centro lavorano insieme sacerdoti cattolici e ortodossi.

D. – Cosa possono fare realmente i ragazzi, i bambini per costruire la pace?

R. – Quello che possono fare i bambini è molto se lo fanno insieme alle famiglie. Sì, si possono educare i ragazzi all’interno dell’Azione Cattolica: per esempio, educazione alla pace nel gruppo significa avere un comportamento corretto, non arrivista, significa educare al perdono e così via. È chiaro, però, che poi l’educazione alla socialità e quindi anche alla pace è un’educazione che vede protagonista soprattutto la famiglia e quindi la scuola. Non possiamo pensare ad un’azione educativa isolata: è necessario che ci sia un patto educativo con la famiglia e con la scuola.

D. – Qual è l’emozione dei bambini e dei ragazzi, secondo lei, nell’incontrare il Santo Padre?

R. – L’emozione forte è sicuramente quella di incontrare il Santo Padre da vicino, ma soprattutto di rappresentare tutti i ragazzi di Azione Cattolica che sono lì. Per un ragazzo, per un bambino, comunque è una cosa da ricordare. La sostanza dell’iniziativa, al di là del gesto, che sicuramente è molto, molto importante, è che attraverso questi momenti si lanci un messaggio e si dia a questi ragazzi punti di riferimento di valore. Quindi, la parola del Santo Padre e anche questo gesto sono ordinati alla crescita di un’interiorità. La sostanza, insomma, è nel cuore. (ap)

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Il Papa: La Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano (TMNews)

Papa: Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione

Beatitudini evangeliche sono nuovo programma di vita

Milano, 30 gen. (TMNews)

"La Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano". Lo ha detto papa Benedetto XVI, commentando il brano evangelico delle Beatitudini durante l'Angelus.
"Il Vangelo delle Beatitudini si commenta con la storia stessa della Chiesa, la storia della santità cristiana, perché, come scrive san Paolo, 'quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono'", ha detto il pontefice.
Parlando prima della preghiera in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha detto anche che "le Beatitudini sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri". Un riferimento al brano evangelico del "discorso della montagna", nel quale Gesù, "proclama 'beati i poveri in spirito, gli afflitti, i misericordiosi, quanti hanno fame della giustizia, i puri di cuore, i perseguitati'". Per il papa "non si tratta di una nuova ideologia, ma di un insegnamento che viene dall'alto e tocca la condizione umana, proprio quella che il Signore, incarnandosi, ha voluto assumere, per salvarla".
"Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che - ha aggiunto Benedetto XVI rivolto a migliaia di fedeli tra cui i giovani dell'Azione cattolica -, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli". Le Beatitudini "rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinchè agli uomini sia donata la salvezza".

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Il Papa: la lebbra continua a colpire i poveri del mondo. Un pensiero alla Terra Santa ed alla Cina. Dopo l'Angelus i giovani dell'AC ringraziano per la beatificazione di Wojtyla e liberano due colombe (Izzo)

PAPA: LA LEBBRA CONTINUA A COLPIRE I POVERI DEL MONDO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 30 gen.

"La lebbra, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria". Benedetto XVI ha voluto ricordarlo al termine dell'Angelus assicurando "una speciale preghiera per tutti i malati, che estendo a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere il morbo di Hansen". Con queste parole, il Papa ha voluto unirsi alla odierna "Giornata mondiale dei malati di lebbra", promossa, ha sottolineato, "negli anni '50 del secolo scorso da Raoul Follereau e riconosciuta ufficialmente dall'Onu".

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PAPA: UN PENSIERO ALLA TERRA SANTA E UNO ALLA CINA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 30 gen. - Benedetto XVI ha voluto unirsi alla "Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa". "Mi associo - ha detto dopo l'Angelus - al Patriarca Latino di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa nell'invitare tutti a pregare il Signore affinche' faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace".
Ai fedeli presenti in piazza San Pietro il Papa ha ricordato anche che "nei prossimi giorni, in vari Paesi dell'Estremo Oriente si celebra, con gioia, specialmente nell'intimita' delle famiglie, il capodanno lunare". "A tutti quei grandi popoli auguro di cuore serenita' e prosperita'".

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PAPA: GIOVANI AC RINGRAZIANO PER BEATIFICAZIONE WOJTYLA E LIBERANO COLOMBE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 30 gen.

Cinquemila ragazzi dell'Azione Cattolica hanno partecipato oggi con la loro "Carovana della Pace" all'Angelus del Papa. E come ogni anno, due di loro sono stati alla finestra dello studio privato con Benedetto XVI, il quale a un certto punto ha ceduto il microfono alla piu' grande. La piccola ne ha approfittato per ringraziarlo della decisione di beatificare Giovanni Paolo II. "Saremo tutti qui il primo maggio e vogliamo che tu sappia che ti vogliamo bene", ha assicurato la giovinetta a nome di tutti i compagni.
Poi con il Papa e l'altro bambino hanno liberato due colombe bianche, simbolo di pace. E queste, come era accaduto piu' volte durante il Pontificato di Wojtyla, non hanno voluto allontanarsi subito: una volta liberate dal Pontefice infatti sono rientrate nello studio dell'appartamento privato, per essere poi di nuovo fatte librare in volo dai ragazzi, mentre Ratzinger guardava divertito.

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Il Papa: Dio faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace in Terra Santa (AsiaNews)

Su segnalazione di Laura leggiamo:

VATICANO

Papa: Dio faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace in Terra Santa

All’Angelus Benedetto XVI parlando delle Beatitudini, “non una nuova dieologia”, ma “un nuovo programma di vita”, dice che che “la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano”. Auguri di “serentià e prosperità” ai popoli che celebrano il capodanno lunare.

Città del Vaticano (AsiaNews)

“Il Signore faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace” in Terra Santa. Benedetto XVI si è unito così alla odierna Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa, rivolgendosi alle 30mila persone presenti in piazza san Pietro per la recita dell’Angelus. Un messaggio di pace in qualche modo incarnato dalle due colombe liberate dalla finestra del Papa dai ragazzi dell’Azione cattolica di Roma, riunitisi, come ogni anno, in piazza san Pietro al termine della loro “Carovana della Pace”.
Il Papa, dopo l’Angelus, ha anche invitao auguri “di serenità e proserità” a tutti i popoli dell’Estremo Oriente che tra qualche giorno celebrano il capodanno lunare.
Prima della recita della preghiera mariana, prendendo spunto dal Discorso della montagna del Vangelo di oggi, il Papa aveva detto che “la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano”, perché “come scrive san Paolo, «quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono» (1 Cor 1,27-28)”.
Quando Gesù proclama “beati» i poveri in spirito, gli afflitti, i misericordiosi, quanti hanno fame della giustizia, i puri di cuore, i perseguitati”, non presenta “una nuova ideologia”, ma “un insegnamento che viene dall’alto e tocca la condizione umana” ed è “diretto a tutto il mondo, nel presente e nel futuro … e può essere compreso e vissuto solo nella sequela di Gesù, nel camminare con Lui”. Le Beatitudini, infatti, “sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri”.
“Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli. «Le Beatitudini sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli» ((Gesù di Nazaret, Milano 2007, p. 97). Esse rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinché agli uomini sia donata la salvezza”.
Un pensiero, infine, Benedetto XVI ha avuto per la odierna Giornata mondiale dei malati di lebbra, “promossa negli anni ‘50 del secolo scorso da Raoul Follereau e riconosciuta ufficialmente dall’ONU. La lebbra, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria. A tutti i malati assicuro una speciale preghiera, che estendo a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere il morbo di Hansen”.

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Il Papa saluta la "carovana della pace". Due ragazzi con lui alla finestra (Ansa)

Papa: saluta 'carovana pace', due ragazzi con lui alla finestra

CITTA' DEL VATICANO

Affiancato da due giovanissimi dell'Azione Cattolica di Roma, un ragazzo e una ragazza affacciati con lui dalla finestra dello studio pontificio, Benedetto XVI ha salutato i giovani romani giunti in Piazza San Pietro con la tradizionale ''Carovana della Pace''.
''Sono lieto di rivolgere un caloroso saluto ai ragazzi e alle ragazze dell'Azione Cattolica della Diocesi di Roma, guidati dal Cardinale Vicario Agostino Vallini'', ha detto il Papa. ''Cari ragazzi, anche quest'anno siete venuti numerosi, al termine della vostra 'Carovana della Pace'', il cui motto era: ''Contiamo sulla Pace!'''. Il Pontefice ha dato quindi la parola alla bambina che ha letto un messaggio di pace.
''Caro Papa, anche quest'anno ti siamo venuti a trovare insieme ai nostri educatori, ai nostri genitori e a tutta l'Azione Cattolica della Diocesi di Roma, svegliandoci presto per gridare a tutta la citta' che noi 'Contiamo sulla pace''': cosi' iniziava il messaggio letto dalla ragazzina romana. ''Ci contiamo - ha proseguito - perche' sappiamo che la Pace e' lo strumento migliore per costruire il nostro futuro''.
''Ultimamente - ha letto ancora la ragazza -, abbiamo ascoltato tante brutte notizie. Troppe persone decidono di usare la violenza per imporre le proprie idee politiche e religiose''. ''Tutte le volte che litighiamo con i compagni - e' ancora il testo del messaggio -, i grandi ci dicono sempre che dobbiamo fare la pace, che dobbiamo parlare tra di noi e andare d'accordo. E noi oggi vorremmo dire la stessa cosa a tutti: dobbiamo volerci bene come fratelli, a qualsiasi religione o cultura apparteniamo'. Il messaggio dei giovani dell'Acr ha ricordato poi l'appena conclusa Settimana di preghiera per l'Unita' dei cristiani, con iniziative di solidarieta' attuate anche dai ragazzi, e l'avvicinarsi della cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, in programma il Primo Maggio. ''Ti promettiamo che saremo tutti qui insieme a te, a fare festa'', e' stato l'impegno annunciato dai ragazzi, concludendo con ''Ti vogliamo tanto bene!''.

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Il Papa: Il Vangelo indica "a tutto il mondo, nel presente e nel futuro", un "nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri" (Izzo)

PAPA: CHIESA NON FA IDEOLOGIA MA DENUNCIA FALSI VALORI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 30 gen.

Il Vangelo indica "a tutto il mondo, nel presente e nel futuro", un "nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri" .
Lo ricorda Benedetto XVI che ha commentato le "Beatitudini" nel discorso rivolto ai fedeli presenti in piazza San Pietro per l'Angelus, precisando che "non si tratta di una nuova ideologia, ma di un insegnamento che viene dall'Alto e tocca la condizione umana, proprio quella che il Signore, incarnandosi, ha voluto assumere, per salvarla".
Nel predicarlo, tiene a rimarcare Papa Ratzinger, "la Chiesa non teme la poverta', il disprezzo, la persecuzione in una societa' spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano". Con le parole di Gesu', infatti, "proclama beati i poveri in spirito, gli afflitti, i misericordiosi, quanti hanno fame della giustizia, i puri di cuore, i perseguitati". Percio', spiega il Pontefice, "il Discorso della montagna puo' essere compreso e vissuto solo nella sequela di Gesu', nel camminare con Lui". "Il Vangelo delle Beatitudini - infatti - si commenta con la storia stessa della Chiesa, la storia della santita' cristiana, perche' come scrive san Paolo, quello che e' debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che e'
ignobile e disprezzato per il mondo, quello che e' nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono".
"Quando Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che - rileva il Papa teologo - oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli. Le Beatitudini - cioe' - sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli. Esse rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinche' agli uomini sia donata la salvezza".
In proposito, Ratzinger cita un antico eremita per sottolineare che "le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioe' il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio, una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra".
Rivolgendosi poi ai pellegrini polacchi, il Papa torna sul messaggio delle Beatitudini, sottolineando che esse rappresentano "il fondamento della moralita' dell'uomo nuovo, il programma di vita dei discepoli di Cristo e di quanti credono in Lui".
"E' una nuova dimensione - scandisce - delle relazioni e dei reciproci comportamenti". Da qui l'invito ai fedeli "a seguire tale programma, destinato a ognuno di noi".

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Il Papa al Collegio etiopico: «Siete segno di speranza per i vostri Paesi d’origine» (Avvenire)

Collegio etiopico, voce di speranza l’incontro

Ieri il Papa ha ricevuto la comunità dell’Istituto che celebra il 150° dalla morte del patrono, san Giustino De Jacobis

«Siete segno di speranza per i vostri Paesi d’origine»

DA ROMA

«Voi siete un segno di speranza, specialmente per la Chiesa nei vostri Paesi di origine».
Lo ha detto ieri Benedetto XVI, ricevendo in udienza la comunità del Pontificio Collegio etiopico in Vaticano, in occasione del 150° anniversario della morte del loro patrono, san Giustino De Jacobis.
Una «luminosa figura», come lo ha defini­to il Papa, che dedicò tutta la sua vita al servizio del popolo abissino, e in particolare alla formazione di preti etiopi nel contesto «universale» della Chiesa. Per questo, ha aggiunto il Pontefice, «sono certo che l’esperienza di comunione vissuta qui a Roma vi aiuterà anche a portare un prezioso contributo alla crescita e alla pacifica convivenza delle vostre amate nazioni».
Giustino infatti, ha spiegato Benedetto XVI, «missionario in Etiopia, nel Tigrai, prima ad Adua e poi a Guala, dove pensò subito a formare preti etiopi, dando vita ad un seminario chiamato 'Collegio dell’Immacolata', con il suo zelante ministero operò instancabilmente perché quella porzione di popolo di Dio ritrovasse il fervore originario della fede, seminata dal primo evangelizzatore, san Frumenzio». In particolare, egli «intuì con lungimiranza che l’attenzione al contesto culturale doveva essere una via privilegiata sulla quale la grazia del Signore avrebbe formato nuove generazioni di cristiani. Imparando la lingua locale e favorendo la plurisecolare tradizione liturgica del rito proprio di quelle comunità, egli si adoperò anche per un’efficace opera ecumenica».
Da qui la riflessione di papa Ratzinger è arrivata a soffermarsi sull’attività del Pontificio Collegio, che sostiene i seminaristi «nel loro impegno di preparazione teologica, spirituale e pastorale ». I sacerdoti formati a Roma, è stata quindi la sua esortazione, una volta rientrati nella comunità d’origine o quando accompagnano i connazionali emigrati all’estero devono «suscitare in ciascuno l’amore a Dio e alla Chiesa». Così, seguendo l’esempio di san Giustino, «per voi sacerdoti e seminaristi è tracciata la via della santità» ha proseguito il Papa; santità che «si colloca quindi nel cuore stesso del mistero ecclesiale ed è la vocazione a cui tutti siamo chiamati ». I santi infatti «non sono un ornamento che riveste la Chiesa dall’esterno, ma sono come i fiori di un albero che rivelano la inesauribile vitalità della linfa che lo percorre».
Nonostante il carattere proprio della vocazione di ciascuno, ha poi osservato Benedetto XVI, «non siamo separati tra di noi; siamo invece solidali in comunione all’interno di un unico organismo spirituale ». Cristo, ha detto ancora, ha «conquistato la nostra vita». E tuttavia, «non sopprime le qualità caratteristiche della persona». Al contrario, ha concluso, «le eleva, le nobilita e, facendole sue, le chiama a servire il suo mistero e la sua opera ».

© Copyright Avvenire, 30 gennaio 2011

Il celibato sacerdotale nelle risposte del card. Ratzinger a Peter Seewald nel libro-intervista "Il sale della terra" (1996)

Vedi anche:

Il celibato sacerdotale. Ecco come Papa Benedetto risponde a Seewald nel libro-intervista "Luce del mondo" (2010)

Grazie al sapiente e preziosissimo lavoro della nostra Gemma leggiamo le risposte dell'allora card. Ratzinger a Seewald nel libro intervista "Il sale della terra". Si tratta di un testo davvero illuminante.
Davvero un bel regalo :-)

R.

Da Joseph Ratzinger, "Il sale della terra: Cristianesimo e Chiesa cattolica nel XXI secolo" – Un colloquio con Peter Seewald, Edizioni San Paolo 2005

II. Problemi della Chiesa cattolica

Il celibato

D. Stranamente niente provoca più rabbia nella gente che il problema del celibato. Anche se questo riguarda solo una minima parte della popolazione della Chiesa. Perché esiste il celibato?

R. Esso è legato a una frase di Cristo: Ci sono coloro - si legge nel Vangelo- che per amore del regno dei cieli, rinunciano al matrimonio e, con tutta la loro esistenza, rendono testimonianza al regno dei cieli.
La Chiesa è arrivata molto presto alla convinzione che essere sacerdoti significa dare questa testimonianza per il regno dei cieli. Essa poteva riallacciarsi analogamente a un parallelo veterotestamentario di altra natura. Israele entra nella terra promessa, undici tribù ricevono ciascuna la propria porzione di territorio; solo la tribù di Levi, quella dei sacerdoti, non riceve territorio né eredità; la sua eredità è solo Dio.
Praticamente ciò significa che i suoi membri vivono solo dei doni del culto e non, come le altre famiglie, della coltivazione della terra. Il punto essenziale è che essi non hanno alcuna proprietà. Il salmo 16 dice: tu sei la mia parte di eredità e il mio calice, ti ho ricevuto in sorte, Dio è la mia terra. Questa figura, che cioè nell’Antico Testamento il sacerdote non ha terra e vive, per così dire, di Dio – e perciò lo testimonia davvero –in seguito, in riferimento alla parola di Gesù è stata interpretata così: la porzione di terra in cui vive il sacerdote è Dio stesso.
Oggi possiamo capire con difficoltà questa rinuncia, poiché il rapporto con il matrimonio e i figli si è modificato. Dover morire senza figli, un tempo voleva dire aver vissuto senza scopo: una volta dispersa la traccia della mia vita, io sono morto del tutto. Se invece ho dei figli, continuerò a vivere in loro, grazie a una specie di immortalità, ottenuta attraverso la discendenza. Perciò è una superiore condizione di vita l’aver eredi e restare, attraverso di loro, nella terra dei viventi.
La rinuncia al matrimonio e alla famiglia è quindi da intendersi nella seguente prospettiva: rinuncio a ciò che per gli uomini non solo è l’aspetto più normale, ma il più importante. Rinuncio a generare io stesso vita dall’albero della vita, ad avere una terra in cui vivere e vivo con la fiducia che Dio è davvero la mia terra. Così rendo credibile anche agli altri che c’è un regno dei cieli.
Non solo con le parole, ma con questo tipo di esistenza sono testimone di Gesù Cristo e del Vangelo e gli metto così a disposizione la mia vita.
Il celibato ha dunque un significato contemporaneamente cristologico e apostolico. Non si tratta solo di risparmiare tempo - ho un po’ di tempo a disposizione perchè non sono un padre di famiglia – il che sarebbe troppo banale e pragmatico. Si tratta di un’esistenza che punta tutto sulla carta di Dio, e tralascia proprio quanto normalmente rende matura e promettente un’esistenza umana.

D. D’altra parte qui non si tratta di un dogma. Il problema sarà forse, un giorno, aperto al dibattito, nel senso di una libera scelta tra una forma di vita celibataria e una non celibataria?

R. Si, certo, non si tratta di un dogma. E’ una consuetudine venutasi a creare assai presto nella Chiesa, a seguito di sicuri riferimenti biblici. Ricerche più recenti dimostrano che il celibato risale a molto prima di quanto permettono di riconoscere le fonti del diritto di solito conosciute, fino al secondo secolo.
Anche in Oriente era molto più diffuso di quanto potevamo sapere finora. Qui solo nel secolo VII le due strade si separano. Da sempre in Oriente il monachesimo rappresenta la base portante del sacerdozio e della gerarchia e, per questo, aanche lì il celibato ha davvero grande importanza.
Non è un dogma, è un modo di vivere che è cresciuto nella Chiesa e che naturalmente comporta sempre il pericolo di una caduta. Se si punta così in alto, ci possono essere delle cadute. Penso che ciò che oggi irrita la gente nei confronti del celibato è che essa vede quanti preti non sono interiormente d’accordo e lo vivono ipocritamente, male, o non lo vivono affatto o solo con tormento e dicono…

D. …che distrugge gli uomini…

R. Quanto più un’epoca è povera di fede, tanto più frequenti sono le cadute.
Così il celibato perde di credibilità e il suo vero messaggio non viene alla luce. Si deve chiarire che i periodi di crisi del celibato corrispondono sempre a periodi di crisi del matrimonio. Infatti oggi non viviamo solo la crisi del celibato, lo stesso matrimonio viene sempre più messo in discussione come fondamento della nostra società.
Nelle legislazioni degli Stati occidentali esso è sempre più messo allo stesso livello di altri stili di vita e viene così dissolto anche come forma giuridica. La fatica di vivere veramente il matrimonio non è in fondo da meno. In pratica, con l’abolizione del celibato assisteremmo solo alla nascita di un nuovo tipo di problematica, quella dei preti divorziati. La Chiesa evangelica conosce bene questo problema. Se ne deduce che le forme elevate di esistenza umana sono sempre soggette a qualcosa che le minaccia. La conseguenza che ne trarrei, non è, però, di perdere la speranza e dire: “non ci riusciamo più”, ma dobbiamo tornare a credere, ad avere più fede. E, ovviamente, dobbiamo essere ancora più cauti nella scelta degli aspiranti sacerdoti. L’importante è che uno scelga davvero liberamente e non dica: “ si, voglio diventare prete, e allora mi carico anche di questo”, oppure; “in fondo le ragazze non mi interessano più di tanto, quindi non sarà un gran problema”. Questo non è un corretto punto di partenza. L’aspirante sacerdote deve riconoscere nella sua vita la forza della fede e deve sapere che solo in essa può vivere il celibato. Allora il celibato può diventare una testimonianza che dice qualcosa agli uomini e che riesce anche a dar loro coraggio in relazione al matrimonio. Entrambe le istituzioni sono strettamente legate l’una all’altra. Se una fedeltà non è più possibile, anche l’altra non ha più senso: l’una sostiene l’altra.

D. Suppone quindi che esista una relazione tra la crisi del celibato e quella del matrimonio

R. Mi sembra molto evidente.
In entrambi i casi la persona singola si trova di fronte al problema di una scelta di vita definitiva: a 25 anni posso già disporre di tutta la mia vita? E’ qualcosa di commisurato all’uomo? C’è la possibilità di farcela, di crescere e di maturare in modo vivo oppure devo tenermi costantemente aperto per nuove possibilità? La domanda fondamentale è la seguente: può l’uomo prendere una decisione definitiva per quel che riguarda l’aspetto centrale della sua vita? Può egli sostenere per sempre un legame nella decisione circa il modo della sua vita? Al riguardo mi permetto due osservazioni: lo può solamente se è ancorato saldamente alla fede; secondo: solo in questo caso egli perviene alla piena dimensione dell’amore e della maturazione umana. Tutto ciò che resta al di sotto del matrimonio monogamico è comunque troppo poco per l’uomo.

D. Ma se i numeri sulle infrazioni del celibato sono esatti, allora, de facto, esso è già fallito da molto tempo. Per ripeterlo ancora una volta: forse un giorno si arriverà ad aprire il dibattito circa la possibilità di una libera scelta?

R. Libera deve esserlo in ogni caso. Infatti, prima dell’ordinazione si deve confermare con una promessa solenne che lo si fa e lo si vuole in tutta libertà. Ho sempre una brutta sensazione, quando in seguito si dice che si è trattato di un celibato forzato, che è stato imposto. Ciò va contro la parola che si è data all’inizio. Nell’educazione dei sacerdoti si deve far attenzione che questa promessa sia presa sul serio. Questo è il primo punto. Il secondo è che dove vive la fede e nella misura in cui una Chiesa vive la fede, allora vien fuori anche la forza di sostenere queste scelte.
Credo che, rinunciando a questa convinzione, non migliori nulla, ma si finisca per passare sopra a una crisi della fede. Naturalmente si tratta di una tragedia per una Chiesa, quando molti conducono, più o meno, una doppia vita.
Non sarebbe, purtroppo, la prima volta che accade. Nel tardo medioevo abbiamo avuto una situazione simile, che poi fu una delle cause che portarono alla Riforma protestante. Si tratta di un avvenimento tragico sul quale bisogna riflettere, anche per amore degli uomini che poi soffrono davvero molto profondamente. Ma credo, e stando ai risultati dell’ultimo sinodo questo è anche il convincimento della grande maggioranza dei vescovi, che il vero problema sia la crisi della fede, e che non si hanno preti migliori e più numerosi dissociando il ministero e lo stato di vita, perché in tal modo si finisce solo per ignorare una crisi di fede e per farsi ingannare da soluzioni solo apparenti.

D. Ritorniamo ancora alla mia domanda: crede che i preti forse un giorno potranno scegliere liberamente tra una vita celibataria ed una non celibataria?

R. Questo l’avevo già capito. Dovevo solo chiarire che, comunque, secondo quel che ciascuno dice prima di essere ordinato sacerdote, non ci sono persone costrette al celibato. Si viene accettati come prete solo se lo si vuole spontaneamente.
La domanda è allora: quanto profondamente sono legati tra loro sacerdozio e celibato? La volontà di optare soltanto per uno solo dei due termini non implica già di per sé una minore considerazione del sacerdozio? Credo che su questo punto non ci si possa richiamare semplicemente alle Chiese ortodosse e alla cristianità protestante. Quest’ultima ha una visione completamente diversa del ministero: è una funzione, un servizio derivato dalla comunità, ma non è un sacramento, non è il sacerdozio in senso proprio.
Nella Chiesa ortodossa, abbiamo, da un lato, la forma perfetta di sacerdozio, cioè i preti-monaci, gli unici che possono diventare vescovi. Accanto a loro ci sono i preti secolari che, se vogliono sposarsi, devono farlo prima della loro consacrazione; essi si occupano poco della cura delle anime, ma propriamente, sono solo ministri del culto.
Per questo aspetto è quasi un’altra concezione di sacerdozio. Noi, invece , riteniamo che chiunque sia sacerdote, deve esserlo nella maniera di un vescovo e che non deve esistere una tale divisione.
Nessuna consuetudine di vita della Chiesa deve essere interpretata come un assoluto, per quanto sia profondamente radicata e fondata. Sicuramente la Chiesa si dovrà porre ancora il problema, lo ha già fatto recentemente in due sinodi. Ma penso che a partire da tutta la storia della cristianità occidentale e anche dall’intima concezione che sta alla base di tutto ciò, la Chiesa non deve credere di ottenere molto orientandosi verso la dissociazione di sacerdozio e celibato; se lo facesse, finirebbe comunque per perdere qualcosa.

D. Si può quindi concludere che Lei non crede che un giorno ci saranno preti sposati nella Chiesa cattolica?

R. Comunque non in un futuro prevedibile. Per essere sincero, devo dire che abbiamo già dei preti sposati, arrivati a noi come convertiti dalla Chiesa anglicana o da diverse comunità evangeliche. Quindi, in casi eccezionali, questo è possibile, ma si tratta, appunto, di eccezioni. E penso che anche in futuro rimarranno tali.

D. Ma l’obbligo del celibato non dovrebbe venire meno, anche solo in considerazione del fatto che la Chiesa, diversamente, non avrà più preti?

R. Non credo che quest’argomento sia veramente adeguato.
Il problema delle vocazioni sacerdotali va visto sotto molti aspetti. Ha prima di tutto a che fare con il numero di bambini. Quando oggi il numero medio di bambini per famiglia è 1,5, il problema dei candidati al sacerdozio si pone in modo ben diverso dai periodi in cui le famiglie erano notevolmente più numerose.
Nelle famiglie, poi, ci sono ben altre aspettative. Oggi sperimentiamo che i maggiori ostacoli al sacerdozio frequentemente vengono dai genitori, che hanno ben altre attese per i loro figli. Questo è il primo punto. Il secondo è che il numero di cristiani praticanti è molto diminuito e perciò si è ridotta anche la base di selezione. Considerato il numero dei bambini e il numero dei praticanti, probabilmente il numero dei nuovi sacerdoti non è affatto diminuito. Quindi bisogna tener conto di questa proporzione. La prima domanda allora è: ci sono credenti? Solo dopo viene la seconda domanda: da essi escono dei sacerdoti?

Da Joseph Ratzinger, "Il sale della terra: Cristianesimo e Chiesa cattolica nel XXI secolo" – Un colloquio con Peter Seewald, Edizioni San Paolo 2005

Copia di questo post viene pubblicata anche nel blog "Raccolta di testi di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI"

Spagna: i vescovi chiedono al governo di unirsi all'Ue per fermare le violenze anticristiane

Spagna: i vescovi chiedono al governo di unirsi all'Ue per fermare le violenze anticristiane

La persecuzione dei cristiani nel mondo, con la conseguente necessità di tutelare la libertà religiosa, e la difficile situazione delle famiglie colpite dalla crisi economica: sono stati questi i temi al centro della 218.ma riunione della Commissione permanente della Conferenza episcopale spagnola (Cee), svoltasi a Madrid il 26 e 27 gennaio. “I vescovi – si legge nel comunicato diffuso al termine dei lavori – hanno esaminato un tema che causa una grande preoccupazione alla Chiesa in Spagna: gli attentati, sempre più frequenti e sanguinosi, che subiscono diverse comunità cristiane in varie parti del mondo”. Ricordando i recenti attacchi contro la cattedrale siro-cattolica di Baghdad e la comunità copta di Alessandria, i presuli spagnoli si richiamano al Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace 2011, in cui si legge che “i cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a causa della fede”. Per questo, la Cee chiede ai fedeli cattolici di “pregare per le comunità cristiane perseguitate e per la libertà religiosa di tutti gli uomini, soprattutto là dove questo bene essenziale per la pace e la convivenza umana non esiste o viene compromesso”. Allo stesso tempo, i presuli chiedono al governo spagnolo di aderire all’iniziativa promossa da alcuni Paesi europei: Ungheria, Italia, Francia, Polonia e Germania hanno, infatti, chiesto che l’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Ue, fissato per il 31 gennaio, preveda l’esame delle persecuzioni contro i cristiani nel mondo. I cinque Paesi europei chiedono anche l’analisi di misure da mettere in atto per tutelare principi fondamentali come il diritto alla vita e, appunto, all’esercizio della libertà religiosa. Aderire a questa iniziativa, sottolinea la Cee, rappresenterebbe “un passo importante gradito non solo ai cattolici spagnoli, ma anche, sicuramente, a tutti i cittadini sostenitori della dignità umana e del diritto”. Poi, la Cee si sofferma sulla difficile situazione creata dalla “persistente crisi economica, in particolare per le famiglie e i settori della popolazione con minori risorse”. In quest’ottica, si ricorda l’impegno delle parrocchie, delle organizzazioni di carità e delle associazioni ecclesiali nel sostenere i più bisognosi. Tra gli altri temi trattati dalla 218.ma riunione episcopale, c’è l’analisi di due bozze di documento: il primo, intitolato “La verità dell’amore umano” ed elaborato dalla Sottocommissione episcopale per la famiglia e la difesa della vita; il secondo, dedicato alla Pastorale delle Vocazioni, e preparato dalla Commissione episcopale dei seminari e delle università. In programma anche un terzo documento, ovvero un Messaggio per invitare i ragazzi a partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà a Madrid dal 16 al 21 agosto. Infine, i presuli hanno approvato l’ordine del giorno della 97.ma Assemblea Plenaria, che si svolgerà dal 28 febbraio al 4 marzo. (I.P.)

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Egitto, la rivolta non è solo politica, ma anche spirituale e islamica (Samir Khalil Samir)

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sabato 29 gennaio 2011

Il clero e i laici nella Chiesa ortodossa russa. All'esame della Commissione interconciliare (O.R.)

All'esame della Commissione interconciliare

Il clero e i laici nella Chiesa ortodossa russa

Mosca, 29. L'attività sociale dei cristiani ortodossi, l'esercizio delle dichiarazioni e delle azioni di vescovi, clero e laici durante le campagne elettorali, l'atteggiamento della Chiesa ortodossa russa nei confronti della bestemmia pubblica e della calunnia intenzionale contro la Chiesa, i principi dell'organizzazione dell'opera caritativa: sono i temi dei documenti esaminati ieri -- riferisce il sito ufficiale della diocesi di Chersonèse, in Francia -- dalla sessione plenaria della Commissione interconciliare della Chiesa ortodossa russa, riunitasi nella sala del Consiglio ecclesiale della cattedrale di Cristo Salvatore sotto la presidenza del Patriarca di Mosca, Cirillo.
La commissione, organo deliberativo creato nel gennaio 2009 dal concilio locale della Chiesa ortodossa russa, è composta da centoquarantaquattro membri (cinquantaquattro vescovi, cinquantanove rappresentanti del clero, sette monaci e venticinque laici), oltre al Patriarca Cirillo. È incaricata di esaminare varie questioni della vita interna e della missione della Chiesa e di proporre bozze di documenti al concilio dei vescovi. Al termine della discussione, è possibile presentare emendamenti ai testi redatti dalle commissioni incaricate. Le versioni approvate ieri in assemblea plenaria verranno sottoposte al vaglio del concilio dei vescovi che si terrà a Mosca il 2 e 3 febbraio.
Rivolgendosi ai presenti, Cirillo ha spiegato che la Commissione interconciliare è una nuova struttura dell'organizzazione ecclesiale, che prevede una forma di lavoro ecclesiologicamente corretta, nella quale «clero e laici operano insieme ai vescovi». Tirando le somme del primo anno di attività dell'organismo (il regolamento è stato adottato dal sinodo riunitosi a Kiev il 27 luglio 2009), il Patriarca -- come si legge sul sito ufficiale del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne -- ha sottolineato che tutte e tredici le commissioni hanno presentato all'assemblea almeno un documento, comprese bozze di risoluzioni che dovranno essere studiate dal concilio o dal sinodo, oltre a temi di dibattito pubblico. Otto di queste bozze sono state approvate in prima lettura dalla sessione dell'assemblea tenutasi nel dicembre scorso, inviate alle diocesi per la revisione e pubblicate su internet.
«Abbiamo ricevuto -- ha detto Cirillo -- cinquantaquattro risposte dalle diocesi e più di cinquecento attraverso internet. Ciò mostra l'interesse autentico di molte persone allo sviluppo della vita ecclesiale. Sono felice di poter dire che sia il clero sia i laici hanno fatto al riguardo commenti inequivocabili», sottolineando in particolare il contributo al dibattito proposto dalle diocesi, alcune delle quali molto attive. «Sento dire a volte che Mosca vive da sola -- ha aggiunto il primate della Chiesa ortodossa russa -- e dà ordini e istruzioni che non portano alcun bene alle regioni, ma che piuttosto complicano la loro vita. Ma le risposte e i commenti provenienti dalle diocesi confutano questa opinione. La Commissione interconciliare include tutti, senza eccezioni, nel lavoro del concilio, anche coloro “ai confini della terra” (Atti degli Apostoli 1, 8)».
In conseguenza dei tanti suggerimenti ricevuti, è stato necessario istituire un comitato speciale per la stesura delle bozze, presieduto dallo stesso Patriarca Cirillo. Il comitato ha studiato tutte le proposte e ha proceduto ad alcune correzioni nei documenti poi sottoposti alla sessione plenaria per le considerazioni finali.

(©L'Osservatore Romano - 30 gennaio 2011)

La lettera del giovane teologo Ratzinger (1970) sul celibato dei preti nel commento di Andrea Bevilacqua

Vedi anche:

L'ultima della Turchia: "Troppi cristiani in Europa, come un club esclusivo" (Libero)

Il Papa: la santità dei sacerdoti segno di speranza per la Chiesa (Asca)

Videomessaggio del Papa alla Pontificia Università "Santo Tomas" di Manila: "Sono fiducioso che, tenendo presente la fede e la ragione, che fanno sempre parte di un approccio veramente completo all'educazione, la vostra Università continuerà a contribuire all'arricchimento intellettuale, spirituale e culturale delle Filippine e anche di altri Paesi"

Videomessaggio del Papa alla Pontificia Università "Santo Tomas" di Manila (You Tube)

La Carovana per la pace dell'Acr domani all'Angelus del Papa. La tradizionale liberazione delle colombe (Micucci)

Orizzonti Cristiani. Benedetta Luchi ha presentato una selezione di discorsi del Santo Padre Benedetto XVI dedicati al tema della chiamata alla vita cristiana (ultimo appuntamento)

Benedetto XVI alla comunità del Pontificio Collegio Etiopico: siete un segno di speranza per la Chiesa dei vostri Paesi (Radio Vaticana)

Videomessaggio del Papa alla Pontificia Università "Santo Tomas" di Manila: ruolo fondamentale per radicare il Vangelo in Asia (Radio Vaticana)

Il Papa: "I santi non sono un ornamento che riveste la Chiesa dall'esterno, ma sono come i fiori di un albero che rivelano la inesauribile vitalità della linfa che lo percorre" (Izzo)

Il Papa: "Cristo, l’eterno Sacerdote della Nuova Alleanza, che con la speciale vocazione al ministero sacerdotale ha "conquistato" la nostra vita, non sopprime le qualità caratteristiche della persona; al contrario, le eleva, le nobilita e, facendole sue, le chiama a servire il suo mistero e la sua opera" (Discorso)

Il Corriere intervista il capo dell'Associazione Patriottica cinese secondo il quale è il Vaticano che fa politica con Pechino

Luigi Mistò indicato alla carica di prelato dello Ior (Marroni)

Quale unità?: editoriale di padre Federico Lombardi (Radio Vaticana)

La lettera del giovane teologo Ratzinger (1970) sul celibato dei preti nel commento di Tarquini

Benedetto XVI e la strada della verità. In Laterano la seconda delle tre serate dedicate ai discorsi del Pontefice con Dalla Torre, Lanza e Ferrara. Vallini: il Papa indica il senso della vita (Mastrofini)

Benedetto XVI, il Papa tedesco. Il nuovo libro di Pablo Blanco

Verbum Domini, riflessione sull’Esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI (Amaducci)

Conciliari o tradizionali? Inchiesta sui futuri preti (Monique Hébrard)

L’indignazione delle suore anti-tratta per il Ruby-gate. Nei silenzi degli uomini, “troppa omertà” e “nascosta compiacenza” (Chiara Santomiero)

«Aiutiamo l'islam nel cammino di riforma» (Riccardo Cascioli)

Cristiani, il Papa: in alcune regioni prove e difficoltà (Izzo)

Conclusa la visita apostolica del cardinale Murphy-O'Connor. Il rito di penitenza e guarigione per l'arcidiocesi di Armagh in Irlanda (Osservatore Romano)

Il Consiglio d’Europa ha approvato ieri una risoluzione sulla violenza contro i cristiani (Paul De Maeyer)

Islam, card. Tauran: per noi il dialogo non è interrotto (Izzo)

Papa Benedetto in foto: un bellissimo filmato di YouTube
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Vedi in modo specifico:

La lettera del giovane teologo Ratzinger (1970) sul celibato dei preti nel commento di Tarquini (per la notizia e tutti i commenti)

Quando il giovane Ratzinger voleva abolire il celibato dei preti

di Andrea Bevilacqua

Il giovane Joseph Ratzinger aveva parecchi dubbi sul celibato. Infatti nel 1970 firmò un documento in cui chiedeva che si aprisse il dibattito. Firmò un memorandum, datato 9 febbraio 1970, assieme ad altri nove teologi.
Il memorandum venne inviato a tutti i vescovi tedeschi: «Le nostre riflessioni riguardano la necessità di una verifica urgente e di una diversa riflessione sul vincolo del celibato della chiesa latina per la Germania e della chiesa universale per il mondo intero».
Il contenuto del documento è stato pubblicato ieri dalla Sueddeutsche Zeitung sotto il titolo: «I dubbi del giovane Ratzinger».
A voler aprire il dibattito sul celibato vi erano illustri teologi, da Karl Rahner a Otto Semmelroth, fino a Karl Lehmen e Walter Kasper. I teologi motivavano la loro perplessità in particolare con la mancanza di vocazioni di giovani preti: se queste sono troppo poche, «la chiesa ha l'obbligo di procedere consapevolmente a qualche modifica» della regola. Nel testo, comunque, i firmatari ripetono più volte che con la loro petizione non vogliono condizionare alcuna decisione che porti all'abolizione del vincolo del sacerdozio senza matrimonio. «Ma il fatto stesso», scrive la Sueddeutsche, «che i teologi si siano premurati di mettere per iscritto il loro intervento, dimostra chiaramente che essi dubitavano del significato dell'obbligo del celibato».
L'uscita della Sueddeutsche non cade in un momento qualunque per la Germania e la chiesa. Pochi giorni fa Norbert Lammert, attuale presidente del Bundestag, insieme a un gruppo di altri cattolici ha firmato un appello per abolire il celibato: il numero di nuove ordinazioni, infatti, è troppo esiguo e i fedeli spesso non hanno una chiesa vicino a casa nella quale ricevere l'eucaristia. Nel 1960 erano 15.500 i religiosi addetti all'attività pastorale, oggi sono 8.500. Nel 2010 sono stati solo 150 a prendere i voti, nel 2006 erano 211. Ma senza sacerdoti le chiese devono chiudere i battenti. Anche Lammert ha ricordato recentemente l'appello di Ratzinger. Nel 1969, immaginandosi il 2000 aveva detto: «La chiesa del futuro diventerà piccola_ E conoscerà anche nuove forme dell'uffizio, tra queste cristiani di comprovata fede ordinati al sacerdozio».

© Copyright Italia Oggi, 29 gennaio 2011 consultabile online anche qui.

L'ultima della Turchia: "Troppi cristiani in Europa, come un club esclusivo" (Libero)

Su segnalazione di Gemma leggiamo:

L'ultima della Turchia: "Troppi cristiani in Europa, come un club esclusivo"

L'Europa è troppo cristiana. Dirlo in un'epoca di immigrazione islamica martellante e di violenze ai danni dei credenti occidentali sembra una battuta di cattivo gusto; eppure il vice premier turco Ali Babacan, ospite del World Economic Forum a Davos, sembra pensarlo seriamente. Babacan, in un incontro assieme al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha definito l'Unione europea un "club per cristiani", ripiegati in loro stessi e chiusi all'allargamento. "

INGRESSO A RISCHIO - "Abbiamo sempre pensato che l’Ue rappresentasse un grande processo di pace", ha detto il politico turco. "Invece in processo di allargamento è letteralmente in stallo e la politica della 'porta apertaì non è più lì". Babacan ha aggiunto uno dei motivi dell'ostilità all’ingresso della Turchia in Ue sarebbe proprio questa predominanza cristiana. Ankara ha iniziato la procedura per l’ingresso in Ue nel 2005 ma il processo si è fermato per via dell’opposizione di alcuni membri. "Tutti cercano di capire cosa succederà - ha aggiunto il vice premier - e che tipo di Europa ne uscirà sarà di immensa importanza per la nostra area".

http://www.libero-news.it/news/657505/L_ultima_della_Turchia___Troppi_cristiani_in_europa__come_un_club_esclusivo_.html

Senza parole!
R.

Il Papa: la santità dei sacerdoti segno di speranza per la Chiesa (Asca)

PAPA: LA SANTITA' DEI SARCEDOTI SEGNO DI SPERANZA PER LA CHIESA

(ASCA) - Roma, 29 gen

La santità dei sacerdoti come segno di speranza per la Chiesa e per il mondo è stata proposta dal Papa alla comunita' del Pontificio Collegio Etiopico in Vaticano durante l'udienza svoltasi questa mattina, nella Sala dei Papi.
Lo riporta l'Osservatore Romano.
L'occasione, si legge, e' stata la ricorrenza del centocinquantesimo anniversario della morte di san Giustino De Jacobis, del quale Benedetto XVI ha illustrato l'esemplarita'. ''Anche per voi - ha detto infatti rivolgendosi ai sacerdoti e ai seminaristi presenti - e' tracciata la via della santita'. Cristo continua a essere presente nel mondo e a rivelarsi attraverso coloro che, come san Giustino De Jacobis, si lasciano animare dal suo Spirito. Ce lo ricorda il Concilio Vaticano II''.

© Copyright Asca

Videomessaggio del Papa alla Pontificia Università "Santo Tomas" di Manila (You Tube)

La Carovana per la pace dell'Acr domani all'Angelus del Papa. La tradizionale liberazione delle colombe (Micucci)

Giovani: La Carovana per la pace dell'Acr

Il corteo da piazza Navona fino a San Pietro; al termine la partecipazione all'Angelus del Papa con il cardinale Agostino Vallini e l'assistente diocesano don Giuseppe Forlai

di Emanuela Micucci

«Contiamo sulla pace». Lo grideranno alla città di Roma i bambini dell’Acr (Azione cattolica dei ragazzi) che domenica 30 gennaio animeranno le strade del centro con la loro Carovana della Pace. Intanto, nei giorni scorsi, gli adulti e i giovani dell’associazione si sono incontrati per pregare su «Libertà religiosa, via per la pace».
«L’Azione cattolica dedica l’interno mese di gennaio alla pace con momenti di formazione, studio, approfondimento nelle parrocchie del Messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace. Le veglie e la carovana concludono questo percorso», spiega Benedetto Coccia, confermato nei giorni scorsi presidente diocesano dell’associazione per il triennio 2010-13 dal cardinale vicario Agostino Vallini.
Al giro di boa i preparativi dei ragazzi dell’Acr per la Carovana della Pace che, da oltre 30 anni, l’ultima domenica di gennaio attraversa le vie di Roma con slogan, canti e striscioni colorati. Da piazza Navona, lungo corso Vittorio, fino a piazza San Pietro. Qui, con il cardinale Vallini e il loro nuovo assistente diocesano don Giuseppe Forlai, pregheranno l’Angelus insieme con il Papa e due ragazzi, affacciandosi con il Pontefice dalla finestra del suo studio, leggeranno un messaggio a nome di tutta l’Acr prima di lanciare, come di consueto, le due colombe simbolo di speranza e di pace. Anche i più piccoli dell’associazione, accompagnati dai loro genitori, dagli educatori, ma anche in molti casi da insegnanti e compagni di classe, oltre che dai coetanei degli altri gruppi e associazioni parrocchiali, «testimoniano per le vie di Roma - sottolinea il presidente Coccia - volontà, impegno e desiderio di pace. Di farsi loro stessi costruttori di pace in città e nel loro quotidiano».
In vista dell’appuntamento della Carovana, in questo mese di gennaio gli «acierrini» stanno individuando le cose superflue da sottrarre, come in un’espressione matematica, alla loro vita per «fare la differenza», evidenziando invece le cose che danno sapore perché «sanno di pace». Inoltre, stanno mobilitando le proprie parrocchie di appartenenza con varie iniziative, dal torneo di calcetto alla vendita di biscotti, per coinvolgere tutta la comunità in due progetti di solidarietà a sostegno del Centro di crisi per bambini di strada di San Pietroburgo, in cui lavorano insieme sacerdoti cattolici e ortodossi, e di un orfanotrofio in Siberia.

© Copyright Roma Sette, 29 gennaio 2011

Orizzonti Cristiani. Benedetta Luchi ha presentato una selezione di discorsi del Santo Padre Benedetto XVI dedicati al tema della chiamata alla vita cristiana (ultimo appuntamento)

Clicca qui per ascoltare lo speciale segnalatoci dalla nostra Laura. Qui l'audio in mp3 e qui in real.

Benedetto XVI alla comunità del Pontificio Collegio Etiopico: siete un segno di speranza per la Chiesa dei vostri Paesi (Radio Vaticana)

Benedetto XVI alla comunità del Pontificio Collegio Etiopico: siete un segno di speranza per la Chiesa dei vostri Paesi

Benedetto XVI ha ricevuto, stamani in udienza, la comunità del Pontificio Collegio Etiopico in Vaticano, in occasione del 150.mo della morte del loro patrono, San Giustino De Jacobis. Il Papa ha ricordato questa figura luminosa di evangelizzatore esortando sacerdoti e seminaristi ad essere segno di speranza per la Chiesa e a contribuire alla pacifica convivenza delle nazioni etiope ed eritrea. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Camminate con decisione sulla strada della santità”: è l’esortazione di Benedetto XVI ai sacerdoti e seminaristi del Pontificio Collegio Etiopico. Un’istituzione, ha sottolineato, che è “segno degli antichi e profondi legami di comunione che uniscono la Chiesa in Etiopia ed in Eritrea alla Sede Apostolica”:

“Voi siete un segno di speranza, specialmente per la Chiesa nei vostri Paesi di origine. Sono certo che l’esperienza di comunione vissuta qui a Roma vi aiuterà anche a portare un prezioso contributo alla crescita e alla pacifica convivenza delle vostre amate Nazioni”.

Il Papa ha ricordato la luminosa figura di san Giustino De Jacobis, patrono del Collegio etiope, che dedicò tutta la sua vita al servizio del popolo abissino, e in particolare alla formazione di preti etiopi:

"Giustino intuì con lungimiranza che l’attenzione al contesto culturale doveva essere una via privilegiata sulla quale la grazia del Signore avrebbe formato nuove generazioni di cristiani. Imparando la lingua locale e favorendo la plurisecolare tradizione liturgica del rito proprio di quelle comunità, egli si adoperò anche per un’efficace opera ecumenica”.

Si è così soffermato sull’attività del Pontificio Collegio che sostiene i seminaristi “nel loro impegno di preparazione teologica, spirituale e pastorale”. Ha esortato i sacerdoti formati a Roma a “suscitare in ciascuno l’amore a Dio e alla Chiesa”, una volta rientrati nella comunità d’origine o quando accompagnano i connazionali emigrati all’estero. Seguendo l’esempio di San Giustino, ha soggiunto, sappiate che per voi sacerdoti e seminaristi “è tracciata la via della santità”:

“La santità si colloca quindi nel cuore stesso del mistero ecclesiale ed è la vocazione a cui tutti siamo chiamati. I Santi non sono un ornamento che riveste la Chiesa dall’esterno, ma sono come i fiori di un albero che rivelano la inesauribile vitalità della linfa che lo percorre”.

“Nonostante il carattere proprio della vocazione di ciascuno”, ha poi osservato, “non siamo separati tra di noi; siamo invece solidali in comunione all’interno di un unico organismo spirituale”. Cristo, ha detto ancora, ha “conquistato” la nostra vita. E tuttavia “non sopprime le qualità caratteristiche della persona”. Al contrario, ha concluso il Pontefice, “le eleva, le nobilita e, facendole sue, le chiama a servire il suo mistero e la sua opera”.

© Copyright Radio Vaticana

Camera dei Deputati. Indagine conoscitiva sulle violazioni dei diritti umani nel mondo. Audizione di Mons. Shlemon Warduni, Vicario patriarcale caldeo di Baghdad

Clicca qui per leggere il testo, davvero drammatico, segnalatoci da Antonio.

Videomessaggio del Papa alla Pontificia Università "Santo Tomas" di Manila: ruolo fondamentale per radicare il Vangelo in Asia (Radio Vaticana)

Videomessaggio del Papa alla Pontificia Università "Santo Tomas" di Manila: ruolo fondamentale per radicare il Vangelo in Asia

La gratitudine del Papa per quei sacerdoti, religiosi e laici che “hanno tramandato a generazioni di filippini” la “fede, la conoscenza e la saggezza” che possono essere rintracciate nelle “scienze religiose e secolari”. Si esprime così Benedetto XVI nel videomessaggio inviato ai docenti, studenti ed ex alunni della Pontificia Università “Santo Tomas” di Manila, nelle Filippine, che ieri hanno solennemente celebrato i 400 anni di fondazione dell’ateneo, alla presenza dell’inviato pontificio, il cardinale Zenon Grocholewski.
Come sapete, ricorda Benedetto XVI, “l'Università di Santo Tomas è il più antico istituto di istruzione superiore cattolica in Estremo Oriente e continua a svolgere un ruolo molto importante nella Chiesa in tutta la regione. Tenendo presente, prosegue il Papa, che “la fede e la ragione sono sempre parte di un approccio realmente integrato” per ciò che concerne l'istruzione, “confido che la vostra Università – conclude – continuerà a contribuire alla formazione intellettuale, spirituale e di arricchimento culturale delle Filippine e non solo”. (A cura di Alessandro De Carolis)

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Il Papa: "I santi non sono un ornamento che riveste la Chiesa dall'esterno, ma sono come i fiori di un albero che rivelano la inesauribile vitalità della linfa che lo percorre" (Izzo)

PAPA: SANTI NON ORNAMENTO MA LINFA VITALE DELLA CHIESA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 29 gen.

"I santi non sono un ornamento che riveste la Chiesa dall'esterno, ma sono come i fiori di un albero che rivelano la inesauribile vitalità della linfa che lo percorre".
Lo afferma Benedetto XVI ricordando, con le parole del Concilio Vaticano II, che "la santita' si colloca nel cuore stesso del mistero ecclesiale ed e' la vocazione a cui tutti siamo chiamati". "E' bello - sottolinea nel discorso rivolto questa mattina a sacerdoti e seminaristi del Pontificio Collegio Etiopico - contemplare cosi' la Chiesa, in modo ascensionale verso la pienezza del 'vir perfectus', in continua, faticosa, progressiva maturazione; dinamicamente sospinta verso il pieno compimento in Cristo".
Ai sacerdoti e seminaristi di Etiopia e Eritrea, il Papa indica il modello del fondatore dell'istituto che li ospita in Vaticano, san Giustino De Jacobis, del quale ricorre il 150esimo della morte. "Missionario in Etiopia, nel Tigrai, prima ad Adua e poi a Guala, dove penso' subito a formare preti etiopi, dando vita ad un seminario chiamato 'Collegio dell'Immacolata', con il suo zelante ministero opero' instancabilmente perche' quella porzione di popolo di Dio ritrovasse il fervore originario della fede, seminata dal primo evangelizzatore, san Frumenzio".
Tutto questo, tiene a rilevare il Papa teologo, "con lungimiranza e attenzione al contesto culturale" individuato dal missionario come "una via privilegiata" per formare "nuove generazioni di cristiani", ai quali ripropose "la plurisecolare tradizione liturgica del rito proprio di quelle comunita'".
San Giustino de Jacobis, inoltre "si adopero' per un'efficace opera ecumenica" ed anche in questo, per Benedetto XVI, rappresenta un esempio da seguire per i sacerdoti e seminaristi provenienti da Etiopia ed Eritrea, due paesi confinanti ma divisi da ripetuti conflitti. "L'esperienza di comunione vissuta qui a Roma - augura infatti Ratzinger alla comunita' del Pontificio Collegio Etiopico - vi aiutera' anche a portare un prezioso contributo alla crescita e alla pacifica convivenza delle vostre amate Nazioni".

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Il Corriere intervista il capo dell'Associazione Patriottica cinese secondo il quale è il Vaticano che fa politica con Pechino

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Posso dirlo? Mah!

Luigi Mistò indicato alla carica di prelato dello Ior (Marroni)

Luigi Mistò indicato alla carica di prelato

Ca.Mar.

CITTA' DEL VATICANO

In arrivo allo Ior la nomina del prelato, figura chiave della banca vaticana che nell'organizzazione fa da anello di congiunzione tra la commissione cardinalizia composta da cinque porporati, presieduta dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, e il consiglio di sorveglianza, presieduto da Ettore Gotti Tedeschi.
Il nome indicato è quello di monsignor Luigi Mistò, 58 anni, responsabile nella diocesi di Milano del servizio per il sostegno economico della Chiesa. La casella era vuota da un anno, quando il papa aveva nominato monsignor Piero Pioppo nunzio apostolico in Camerun. Pioppo era arrivato alla carica di prelato nel 2006, nominato dal cardinale Angelo Sodano pochi giorni prima di lasciare la carica di segretario di Stato: la carica era vacante dal 1993, quando era uscito monsignor Donato De Bonis, il discusso monsignore scomparso nel 2001 al centro dell'inchiesta giornalistica pubblicata su «Vaticano spa» di Gianluigi Nuzzi.
La notizia della nomina di Mistò – anticipata ieri dal giornale online «Chiesa» di Sandro Magister e che trova conferma in ambienti ecclesiastici – era attesa dopo che il Papa aveva varato a fine 2010 la riforma degli organi di controllo delle finanze vaticane, con la creazione dell'Autorità di Informazione finanziaria, al cui vertice è stato nominato il cardinale Attilio Nicora, presidente dell'Apsa, il ministero del tesoro vaticano. Ora il prossimo passaggio importante a cui sono chiamate le autorità finanziarie d'Oltretevere è l'ingresso nella white list dell'Ocse, che comprende i paesi virtuosi in materia di trasparenza finanziaria.
Al momento tuttavia sembra ci sia da superare l'ostacolo posto dall'indagine aperta il 21 settembre 2010 dalla magistratura di Roma a carico di Gotti Tedeschi e di Paolo Cipriani, quest'ultimo dg dello Ior, per sospetta violazione delle norme contro il riciclaggio in operazioni per complessivi 23 milioni di euro, su un conto dello stesso istituto depositato presso il Credito Artigiano.
E sempre in casa Ior è atteso a breve un avvicendamento all'interno del consiglio di sorveglianza, quello composto da laici e nominato nel settembre 2009: esce Giovanni De Censi, presidente del Credito Valtellinese (per motivi di salute) ed entra il notaio torinese Antonio Maria Marocco, che tra l'altro è consigliere di amministrazione di UniCredit.

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Quale unità?: editoriale di padre Federico Lombardi (Radio Vaticana)

Quale unità?: editoriale di padre Federico Lombardi

Con la celebrazione dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, presieduti dal Papa lunedì scorso nella Basilica di San Paolo fuori le Mura si è conclusa la Settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani. Proprio sull'importanza dell'ecumenismo si sofferma il nostro direttore, padre Federico Lombardi, nel suo editoriale per Octava Dies, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano:

“La ricerca del ristabilimento dell’unità fra i cristiani divisi non può ridursi ad un riconoscimento delle reciproche differenze e al conseguimento di una pacifica convivenza”. Queste parole del Papa durante i Vespri del 25 gennaio nella Basilica di San Paolo suonano come un monito forte.
Quante volte, di fronte alle difficoltà del confronto o del dialogo, ci ritiriamo sulle nostre posizioni e ci accontentiamo di evitare le tensioni, riconoscendo cortesemente le distanze reciproche, ma rinunciando a esporci a passi più impegnativi, sentiti forse come rischiosi per le abitudini o le sicurezze acquisite. Una cultura della tolleranza e del pluralismo rende naturale questo atteggiamento, che molte volte si presenta come il più realistico e saggio. Ma è proprio così?
L’unità è un’altra cosa. Il Papa continua: “Ciò a cui aneliamo è quell’unità per cui Cristo stesso ha pregato e che per sua natura si manifesta nella comunione della fede, dei sacramenti, del ministero”. Di fronte alla “tentazione della rassegnazione e del pessimismo” Papa Benedetto ci invita a ravvivare “la fiducia nella potenza dello Spirito Santo” e a “proseguire con passione il cammino”. San Paolo cade da cavallo quando incontra Gesù, e la sua vita cambia. Conversione. Che cosa vuole Cristo da noi? Non certo che restiamo al punto in cui siamo. Se no i nostri incontri ecumenici resteranno belle scenografie, e saranno specchio di un passato di divisioni più che germe di futuro e di più credibile testimonianza della presenza dello Spirito di Dio. Uno Spirito a cui dobbiamo fare più spazio nel nostro mondo attraversato dall’odio. Con il realismo dell’amore.

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La lettera del giovane teologo Ratzinger (1970) sul celibato dei preti nel commento di Tarquini

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Benedetto XVI e la strada della verità. In Laterano la seconda delle tre serate dedicate ai discorsi del Pontefice con Dalla Torre, Lanza e Ferrara. Vallini: il Papa indica il senso della vita (Mastrofini)

il dibattito

Benedetto XVI e la strada della verità

In Laterano la seconda delle tre serate dedicate ai discorsi del Pontefice con Dalla Torre, Lanza e Ferrara. Vallini: il Papa indica il senso della vita

Fabrizio Mastrofini


DA ROMA
In Europa la verità non è più di moda, sostituita dalla mania dell’occulto.
Per questo è più che mai attuale l’insegnamento del Papa sulla riscoperta delle radici cristiane del Continente e sulla necessità di «cercare Dio». Lo ha ribadito monsignor Sergio Lanza, assistente ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nell’ampio intervento di giovedì sera nel Palazzo del Laterano, a Roma, tenuto nell’ambito della riflessione sul tema «La cultura europea: origine e prospettive». L’appuntamento, il secondo di un ciclo di tre letture (su altrettanti discorsi del Pontefice) promosso dall’Ufficio per la pastorale universitaria della diocesi di Roma, ha preso in esame l’intervento del Papa al Collège des Bernardins di Parigi (12 settembre 2008). Con Lanza hanno preso la parola il rettore della Lumsa, Giuseppe Dalla Torre e Alessandro Ferrara, docente di filosofia all’Università di Roma Tor Vergata. L’uomo di oggi, ha notato Lanza, è «uomo tecnologico» e «continua a cadere vittima dell’illusione idolatra.
E non soltanto nelle forme – mascherate, ma ben note – del denaro e del potere; anche in nuove forme di religiosità, esotica e modernistica a un tempo, nel cui crogiolo trovano risonanza, e momentaneo appagamento, le aspirazioni di superficie del nostro tempo». Allora, la parola della fede, ha aggiunto Lanza, «può essere accolta e suscitare risposta di adesione solo se l’uomo di oggi, abbandonata la presunzione della ragione prometeica e l’abdicazione del pensiero debole, si fa di nuovo – coraggiosamente e umilmente – cercatore di verità».
Dalla Torre, poi, ha fatto presente che nel discorso a Parigi, «attraverso il paradigma del monachesimo cristiano, Benedetto XVI indica una via possibile per l’oggi, con quanto c’è di diverso dal passato, ma anche con quanto c’è di analogo; con quanto, meglio, è proprio sempre, per tutti e dappertutto, della condizione umana. Una via possibile a chi è credente e a chi non lo è, giacché si tratta di non di mortificare l’intelligenza e la ragione, ma di stimolarle a cogliere la struttura interna dell’intera creazione, con le sue leggi intrinseche immesse da Dio creatore e ordinatore». Non va scordato, ha aggiunto, che il mondo monastico «ha plasmato il mondo occidentale col binomio di intelletto ed amore».
«Quando la ricerca di Dio si dispiega entro comunità di fede che si raccolgono attorno alla Parola di Dio la vita degli esseri umani si arricchisce e splende di luce – ha spiegato Alessandro Ferrara – quando invece la Parola interpretata aspirò a tramutarsi in legge la vita umana si è imbarbarita ed è stata funestata».
Chiudendo l’incontro il cardinale Agostino Vallini, vicario di Roma, ha sottolineato che Benedetto XVI «fa riflettere, fa pensare e stimola proprio al pensiero. Queste serate – ha concluso Vallini – invitano a pensare per ritrovare il senso della propria vita, questi discorsi aprono prospettive enormi».

© Copyright Avvenire, 29 gennaio 2011

Benedetto XVI, il Papa tedesco. Il nuovo libro di Pablo Blanco

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In Italia latitano le biografie ed i libri su Papa Benedetto. Peccato perche' all'estero c'e' una vera fioritura.

«Aiutiamo l'islam nel cammino di riforma» (Riccardo Cascioli)

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L’indignazione delle suore anti-tratta per il Ruby-gate. Nei silenzi degli uomini, “troppa omertà” e “nascosta compiacenza” (Chiara Santomiero)

Clicca qui per leggere l'articolo.

Verbum Domini, riflessione sull’Esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI (Amaducci)

Verbum Domini, riflessione sull’Esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI

Lunedì 7 febbraio alle 21 in Cattedrale a Cesena l’incontro con monsignor Manicardi

Walter Amaducci

In cattedrale, lunedì 7 febbraio con inizio alle 21, è in calendario un importante appuntamento. Sarà presente a Cesena monsignor Gildo Manicardi, carpigiano, rettore del Collegio Capranica di Roma e già docente alla Facoltà teologica dell’Emilia Romagna. Nel corso della serata verrà illustrata l’Esortazione apostolica post-sinodale di papa Benedetto XVI “Verbum Domini” sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa.
Dal 5 al 26 ottobre 2008 si tenne in Vaticano la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi su La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Tale Assemblea era stata indetta da Benedetto XVI il 6 ottobre 2006. Al termine dei suoi lavori, l’Assemblea approvò 55 propositiones che furono presentate al Papa per la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica postsinodale, secondo la prassi tradizionale seguita dal Sinodo.
La prima di queste proposizioni si concludeva con un invito: “I Padri sinodali chiedono umilmente al Santo Padre che valuti l’opportunità di offrire un documento sul mistero della Parola di Dio… nella vita e nella missione della Chiesa, anche alla luce dell’Anno dedicato a San Paolo, Apostolo delle genti, nel bimillenario della sua nascita”
La seconda proposizione si apriva con un riferimento alla Costituzione conciliare Dei Verbum, approvata il 18 novembre 1965: “I Padri sinodali, a oltre quarant’anni dalla promulgazione della Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione Dei Verbum ad opera del Concilio Ecumenico Vaticano II, riconoscono con animo grato i grandi benefici apportati da questo documento alla vita della Chiesa, a livello esegetico, teologico, spirituale, pastorale ed ecumenico”.
In data 30 settembre 2010, memoria di San Girolamo, Benedetto XVI ha promulgato l’Esortazione Apostolica postsinodale Verbum Domini. L’importante documento pontificio sarà presentato lunedì 7 marzo, alle 21, nella Cattedrale di Cesena da monsignor Ermenegildo Manicardi, rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma e biblista noto al Presbiterio cesenate e anche a molti laici per aver guidato in passato alcuni ritiri e giornate di formazione nella nostra diocesi.
Non è mio compito anticipare o commentare elementi di contenuto relativi all’Esortazione apostolica e neppure sottolineare l’eco che essa ha suscitato nella Chiesa e nel mondo. Abbiamo invitato monsignor Manicardi proprio perché ci aiuti a maturare il desiderio di studiare a fondo questo testo che il Santo Padre ha rivolto “all’episcopato, al clero, alle persone consacrate e ai fedeli laici sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, senza dimenticare o escludere “i membri di altre Chiese e comunità cristiane, i credenti di denominazioni religiose non cristiane, come pure gli uomini di buona volontà”. Credo sia opportuno, tuttavia, tratteggiare almeno lo schema essenziale dell’Esortazione.
Il documento si apre con una Introduzione e si articola in tre parti, seguendo la struttura del tema dell’Assemblea sinodale. La prima parte, intitolata Verbum Dei, sottolinea il ruolo fondamentale di Dio Padre, fonte e origine della Parola, come pure la dimensione trinitaria della rivelazione.
La seconda parte, Verbum in Ecclesia, mette in risalto che, per la divina Provvidenza, la Chiesa è la casa della Parola di Dio che accoglie il Verbo fatto carne e che ha posto la sua tenda tra noi.
La terza parte, Verbum mundo, sottolinea il dovere dei cristiani di annunciare la Parola di Dio nel mondo in cui vivono ed operano. Nella Conclusione della Verbum Domini vengono poi riprese e sintetizzate le idee portanti di tutto il documento.
Il Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, mons. Nikola Eterovic, definendo “molteplice” lo scopo che si prefigge la Verbum Domini lo articola in alcune espressioni come: comunicare i risultati dell’Assemblea sinodale; riscoprire la Parola di Dio fonte di costante rinnovamento ecclesiale; promuovere l’animazione biblica della pastorale; essere testimoni della Parola; intraprendere una nuova evangelizzazione; favorire il dialogo ecumenico; amare la Parola di Dio.
Sarebbe sufficiente questo ultimo invito a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo “per poter amare sempre di più la Parola di Dio” (VD 5) che, in definitiva, è la Persona di Gesù Cristo, Verbo incarnato, per accogliere la Verbum Domini come un dono davvero provvidenziale.

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