mercoledì 23 marzo 2011

Lampedusa, il vescovo dell'isola a Napolitano: non ci sono persone di serie B. Lampedusa diventa una polveriera (Izzo)

LAMPEDUSA: VESCOVO A NAPOLITANO, NON CI SONO PERSONE DI SERIE B

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 23 mar.

"Come Pastore di questa terra faccio appello alle istituzioni italiane ed europee affinche' i diritti umani dei migranti e le legittime esigenze dei Lampedusani non siano violati". Lo scrive al presidente Giorgio Napolitano l'arcivescovo di Agrigento, competente su Lampedusa, che rivendica, per chi risiede in questa isola delle Pelagie, "non solo il diritto di cittadinanza ma anche l'esigibilita' del diritto".
"Assistiamo - denuncia mons. Francesco Montenegro nella sua lettera, pubblicata oggi sul sito della Cei - ad un interesse da parte dello Stato verso Lampedusa assolutamente parziale, esclusivamente rivolto verso la gestione del triste problema degli sbarchi, un'emergenza che dura da troppo tempo per essere chiamata tale e che, spesso, viene strumentalizzata proprio per convogliare l'attenzione su problemi "altri" che vanno sicuramente meglio gestiti, ma che non possono far spegnere i riflettori sulle condizioni di vita dei Lampedusani e, di piu', dei Linosani".
"Non e' possibile - osserva il presule che e' stato presidente della Caritas Italiana - permettere che nel nostro Stato moderno siano presenti diverse categorie di cittadini, come se fossero delle squadre di calcio di serie A e B". "Mi verrebbe da chiedere - aggiunge - se Lampedusa o Linosa, anziche' essere isole in mezzo al mare, fossero un luogo vicino a citta' importanti, come si sarebbero comportati coloro che decidono?" "Chiedo a nome della mia gente - continua la lettera a Naopolitano - che il diritto di cittadinanza, che riguarda tutti i cittadini italiani, sia non solo riconosciuto in queste due isole, ma reso possibile e si possa tradurre da principio teorico in interventi, azioni, servizi che migliorino la qualita' della vita delle persone che vivono in queste belle terre del Mediterraneo". Secondo mons. Montenegro, nel diritto di cittadinanza e' compreso, come primo fra tutti, quello alla salute, "diritto primario, diritto sancito dall'articolo 32 della Costituzione, concepito nella sua accezione piu' ampia come raggiungimento del benessere fisico, psichico e relazionale; ancora il diritto all'istruzione anche questo faticosamente fruibile per i minori di Lampedusa; diritto ad avere trasporti che permettano a Lampedusa di essere assimilato ad un qualsiasi comune italiano". "Pensi - scrive ancora il presule siciliano al Capo dello Stato - che occorrono 10-12 ore di nave, se, come, e quando parte, i cui servizi di collegamento lasciano molto a desiderare per raggiungere la terra ferma".

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IMMIGRATI: VESCOVO A NAPOLITANO, LAMPEDUSA DIVENTA POLVERIERA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 23 mar.

Per far fronte all'emergenza dovuta alla presenza di migliaia di immigrati sull'Isola di Lamepedusa serve "un efficace programma di accoglienza e la creazione di centri spalmati sul territorio italiano, in modo da non gravare solo sull'isola che rischia di trasformarsi in una polveriera". Lo scrive al presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, mons. Francesco Montenegro, l'arcivescovo di Agrigento che e' competente sull'Isola".
"I trasferimenti dal centro - denuncia - sono inspiegabilmente lenti e vanno immediatamente potenziati per decongestionare il centro d'accoglienza e per evitare sia il turbamento dell'ordine pubblico che il collasso dell'economia locale, fondata essenzialmente sul turismo. Atteggiamenti diversi non farebbero giustizia ad una popolazione che ha dimostrato grande sensibilita' nei confronti di un esodo di proporzioni non piu' fisiologiche con caratteristiche di vera emergenza umanitaria e che rischiano di degenerare ulteriormente a causa della instabilita' politica del Nord Africa".
Nella lettera datata 18 marzo ma resa nota oggi dalla Cei che ne ha diffuso il testo sul sito "www.Chiesacattolica.it", il presule riafferma al disponibilita' della sua diocesi a fare tutto il possibile per alleviare la situazione, ma ammette che "il progetto di realizzare una tendopoli a Lampedusa, per la quale ci e' stato chiesto di mettere a disposizione anche i locali della 'Casa della Fraternita'' parrocchiale, se puo' essere una precaria risposta per offrire un tetto in attesa di un trasferimento dei profughi, va superato" poi al piu' presto. "Lampedusa - spiega il presule - deve essere un luogo di transito per gli immigrati e non un luogo di accoglienza duratura altrimenti l'isola rischia l'implosione".
"Vista la situazione e le proporzioni del fenomeno migratorio occorre - continua mons. Montenegro - piu' collaborazione tra gli enti istituzionali e un ruolo piu' attivo dell'Unione Europea per un'azione che salvaguardi, come detto, i diritti dei profughi come quelli dei cittadini di Lampedusa e Linosa". In questo senso, secondo l'arcivescovo che in precedenza e' stato il presidente della Caritas Italiana, "lo sforzo di tutte le istituzioni e a tutti i livelli dev'essere quello di affrontare questa emergenza dando quelle risposte civili che sono dovute a chi fugge da una situazione drammatica dal proprio paese". "Ma, nello stesso tempo, non si puo' dare - conclude la lettera - la sensazione che la popolazione incolpevole di Lampedusa abbia a pagare un prezzo troppo alto solo perche' geograficamente confinata in una terra che viene considerata come l'accesso piu' immediato per l'Europa da chi viene dal Nord Africa".

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