lunedì 27 giugno 2011

Beatificazioni a Lubecca, card. Kasper: i Cristiani si opposero al nazismo (Izzo)

BEATIFICAZIONI: KASPER, CRISTIANI SI OPPOSERO AL NAZISMO

Salvatore Izzo

(AGI) - Lubecca, 26 giu.

I cristiani non possono stare dalla parte dei vincitori se questo confligge con la loro coscienza. Infatti "il cristianesimo non e' una religione del benessere, e da cristiano non è pensabile essere un 'everybody’s darling', vale a dire un amico di tutti".
Lo ha affermato il cardinale Walter Kasper, nell'omelia della messa di beatificazione - celebrata a Lubecca - di Johannes Prassek, Hermann Lange e Eduard Muller, tre sacerdoti tedeschi martiri, uccisi dai nazisti nel 1943 ad Amburgo. Con loro venne ucciso anche il pastore evangelico-luterano, Karl Friedrich Stellbrink.
Il loro reato, recitano le carte della condanna citate dalla Radio Vaticana, e' "disfattismo, malizia, favoreggiamento del nemico e ascolto di trasmissioni ostili". In realta', da cristiani e sacerdoti hanno condanato pubblicamente il nazionalsocialismo e questo li ha portati alle scale del patibolo". “Questi quattro uomini – ha affermato il presidente emerito del Pontificio Consiglio per l'Unita' dei Cristiani – ci dicono cosa significa essere un cristiano: stare dove sta Gesu', vivere e morire con lui".
Secondo Kasper, "i martiri di Lubecca ci dimostrano che in quel tempo, non c'erano soltanto quelli che seguivano perche' accecati o quelli che partecipavano perché vigliacchi; c'era anche l'altra Germania. C'erano cristiani coraggiosi che non hanno abbassato la testa e che non si sono lasciati piegare".
Anche oggi, ha incalzato l'anziano porporato tedesco, "abbiamo bisogno di uomini e donne di questo calibro, perche' i cristiani sono oggi il gruppo piu' perseguitato in tutto il mondo". E anche laddove, come in Occidente, la persecuzione consiste al massimo nel "sopportare il fatto che qualcuno storca il naso", o "che a volte si faccia dell'ironia e del sarcasmo sui cristiani e sulla Chiesa", c'e' comunque "bisogno di uomini e donne onesti, che non si adeguino, che nella liberta' cristiana siano coerenti con la loro fede, che pensino, parlino e vivano in maniera diversa".
Oggi come al tempo del nazismo, ha osservato il cardinale Kasper, cio' per cui si lottava non e' cambiato: la dignita' della vita e il diritto alla vita, la guerra e la violenza, la xenofobia. Per Kasper, "il cristianesimo soltanto di nome non vale nulla: in questa crisi di credibilita' del cristianesimo alla nostra latitudine, solo i testimoni possono essere veramente convincenti".
Nella sua omelia, pubblicata dal sito della Radio Vaticana, il cardinale si e' soffermato sulla figura del pastore evangelico martirizzato con i tre nuovi beati, ricordando che "il nostro ecumenismo e' fondato sull'ecumenismo dei martiri. Non e' - ha concluso - un ecumenismo da strapazzo. Noi abbiamo bisogno di cristiani dal pensiero ecumenico, convinti della loro identita' rispettivamente cattolica, evangelica o ortodossa e che ne rendano testimonianza La divisione ci rende poco credibili, e' contraria alla volonta' di Gesu' ed e' uno scandalo agli occhi del mondo e delle grandi sfide che noi tutti cristiani ci troviamo a dover affrontare".

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1 commento:

Andrea ha detto...

È dagli anni '60 che andiamo avanti con questa solfa: "il Cristianesimo solo di nome non vale nulla", bisogna "impegnarsi".

Si tratta, purtroppo, dello stravolgimento del "Non chi dice: Signore, Signore..." del Vangelo. Stravolgimento perché ci si basa sulla "presa di coscienza" (intellettualistica, solitaria), anziché sul LAVORARE CON Dio (operativo, comunitario: eucaristico).

Per tornare agli anni '30, la Chiesa fu un fastidioso "corpo estraneo" rispetto al neopaganesimo nazista; non così i Luterani, presso i quali l'opposizione fu di singoli, particolarmente vicini a Dio.