lunedì 20 giugno 2011

Dio non è un argomento occasionale tra i tanti, ma la questione centrale della proposta teologica di Benedetto XVI da cui discende ogni azione pastorale capace di toccare il cuore dell'uomo (Di Cicco)

Una civiltà unica

Nel nostro tempo di eccessi quasi quotidiani alla ricerca di facili consensi mediatici, la visita pastorale di Benedetto XVI alla diocesi di San Marino - Montefeltro è parsa una felice rarità.
Egli ha detto cose grandi e straordinarie quasi colloquiando con i suoi ascoltatori. Un senso di garbo e misura ha, del resto, caratterizzato l'ospitalità a lui riservata dalla diocesi più singolare d'Italia e dalla Repubblica più antica del mondo.
Una sola volta la voce del Papa, da calda e suadente, si è fatta d'improvviso vibrante: quando nello stadio di Serravalle, momento più affollato dell'intero percorso, al testo scritto dell'omelia per spiegare il vangelo della domenica della Trinità, ha aggiunto: "Festa di Dio". Forse non a caso.
Pare, infatti, questo il punto focale, molto ratzingeriano, per meglio leggere l'intera visita a San Marino e l'incontro finale davanti la cattedrale di Pennabilli riservato ai giovani.
Dio non è un argomento occasionale tra i tanti, ma la questione centrale della proposta teologica di Benedetto XVI da cui discende ogni azione pastorale capace di toccare il cuore dell'uomo.
Il Papa sa parlare di Dio come "primo e supremo mistero della nostra fede", ma specialmente come amore, punto di partenza per riuscire a guardare con occhi nuovi la grande storia dei popoli e la cronaca quotidiana delle persone. Amore e libertà, parole più facilmente sciupate e tradite, che trovano consistenza nella fede cristiana, sono parole chiave in questa visita pastorale. Ricorrenti in contesti diversi, ma sempre associate all'invito a una vita coerente con quanto si crede. Con la fede nel Dio rivelatosi in Gesù Cristo - ha ricordato il Pontefice - si determinano una cultura e una civiltà "incentrate sulla persona umana, immagine di Dio e perciò portatore di diritti precedenti ogni legislazione umana".
La ricchezza distintiva della Repubblica di San Marino è stata la fede cristiana che sul piccolo territorio ha creato "una civiltà veramente unica", ancorata a una "convivenza pacifica secondo criteri di democrazia e di solidarietà".
Grazie ad essa - ha aggiunto il Papa parlando ai capitani reggenti nella sala del Consiglio Grande e Generale del Palazzo Pubblico - "si può costruire una società attenta al bene della persona, alla sua dignità e libertà, capace di salvaguardare il diritto di ogni popolo e vivere nella pace". Sono capisaldi della laicità all'interno della quale le istituzioni civili devono impegnarsi a difesa del bene comune e la Chiesa collaborare al servizio dell'uomo "nella difesa dei suoi diritti fondamentali, di quelle istanze etiche che sono iscritte nella sua stessa natura".
I santi sono coloro che meglio parlano di Dio e testimoniano il suo amore dando vita a esperienze durature come è accaduto nella storia di san Marino e san Leo. Furono due scalpellini cristiani dei primi secoli, soltanto in seguito divenuti uno diacono e l'altro sacerdote. Essi restano all'origine della comunità cristiana della diocesi di San Marino - Montefeltro. Alle parole, i santi uniscono l'esempio che le rende convincenti; e perciò fu possibile a san Marino lasciare nel testamento alla sua comunità la raccomandazione a restare liberi da ogni potere.
Quasi a ricordo della sua visita, Benedetto XVI ha affidato a tutti i fedeli l'esortazione a "essere come fermento nel mondo" mostrandosi "cristiani presenti, intraprendenti e coerenti". Con uno stile di incoraggiamento piuttosto che di giudizio e sensibili, sull'esempio dell'amore di Dio, alle situazioni di particolari bisogni. Per il nostro tempo di crisi economica e prevalenza di modelli consumistici il Papa ha messo in primo piano l'attenzione alla famiglia; la tutela della vita; il sostegno al lavoro dei giovani colpiti come mai dalla precarietà; l'accoglienza ai rifugiati. Così operando si aprono orizzonti di speranza non vana in un mondo nuovo dove il prototipo di cittadino è colui che segue le orme di Cristo.

c. d. c.

(©L'Osservatore Romano 20-21 giugno 2011)

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