sabato 2 luglio 2011

Il Papa: Non «possiamo tacere»: «il cibo è diventato oggetto di speculazione», «milioni di bambini» non hanno da mangiare (Chirri)

«Si specula sul cibo mentre milioni di bimbi muoiono di fame»

Giovanna Chirri

ROMA

Non «possiamo tacere»: «il cibo è diventato oggetto di speculazione», «milioni di bambini» non hanno da mangiare, «sono condannati a morte precoce, a un ritardo nel loro sviluppo fisico e psichico o costretti a forme di sfruttamento pur di ricevere un minimo di nutrimento».
Il Papa si appella ai governi e agli organismi internazionali e chiede alla comunità internazionale di passare dalle parole ai fatti, di uscire dalla logica delle «emergenze», di agire concretamente per uno «sviluppo solidale». Non si morirebbe di fame, ha ammonito, se l'«agire sociale» non fosse vittima della stessa logica di «egoismo» di cui sono vittime le persone.
Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti alla XXXVII Conferenza della Fao, l'organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l'agricoltura, con il direttore generale uscente, il senegalese Jacques Diouf e il direttore generale eletto, il brasiliano Josè Graziano da Silva. «L'alimentazione», ha ricordato papa Ratzinger, «tocca il fondamentale diritto alla vita», e garantirla» richiede «agire direttamente e senza indugio su quei fattori» che gravano su «lavorazione» e «meccanismi di distribuzione» e sul «mercato internazionale».
Alla Fao ha inoltre chiesto di cooperare con i governi e di snellire la «propria struttura, liberandola da ostacoli che l'allontanano dall'obiettivo» per cui è nata: «garantire la crescita nutrizionale, la disponibilità della produzione alimentare, lo sviluppo delle aree rurali». Si specula sul cibo, ha denunciato il Papa, perché il «mercato finanziario, privo di regole certe e povero di principi morali, appare ancorato al solo obiettivo del profitto». La crisi, ha osservato, richiede «ogni sforzo per concorrere a eliminare la povertà», e ha invitato a combattere «le cause di tale situazione non limitandosi ai livelli di produzione, alla crescente domanda di alimenti o alla volatilità dei prezzi»: il dramma della fame non si può leggere in chiave esclusivamente tecnica».
Né tanto meno può essere affrontato «singolarmente» dagli Stati: «il quadro internazionale e le ricorrenti apprensioni determinate da instabilità e dall'aumento dei prezzi domandano risposte concrete e necessariamente unitarie per conseguire risultati che singolarmente gli Stati non possono garantire». Questo significa, ha precisato, «fare della solidarietà un criterio essenziale per ogni azione politica e strategia»

© Copyright Gazzetta del sud, 2 luglio 2011

1 commento:

Anonimo ha detto...

Il cibo in parte e' divenuto speculazione, ma la radice vera della speculazione e' la moneta che ogni giorno abbiamo in mano.
Dal 1971 il dollaro nn e' piu' vincolato all'oro. E cosi' di rimando tutte le altre valute euro compreso. Conseguenza. Le valute vengono stampate dalle banche centrali senza alcuna copertura. Paga il prezzo alla fine il consumatore finale. Si apprezza ovviamente tutto cio' che e' concreto riso, grano, metalli preziosi ed industriali. Chi fa' le spese sono i risparmi famigliari. Invito a leggere il sito www.usemlab.com diretto da un giovane economista laureatosi alla cattolica di Milano con lode in scienza bancaria.
auspico che anche questi siti cattolici possano essere un veicolo efficace di passaparola, nella difesa del lavoro e del risparmio famigliare.