martedì 12 luglio 2011

Papa Ratzinger benedice il nuovo Sudan (Luigi Accattoli)

Ratzinger benedice il nuovo Sudan

di Luigi Accattoli

L'incerto destino del Sud Sudan, che sabato ha proclamato l'indipendenza dal Sudan, simboleggia bene il dramma dell'intera Africa: sottosuolo ricco di petrolio e popolazione alla fame, cieche lotte tribali all'interno e occhiute pressioni dei più diversi affarismi dall'esterno. Una festa di indipendenza che è stata come la celebrazione di una disperata speranza per gli otto-dieci milioni di sud-sudanesi, dopo 22 anni di guerra civile che ha prodotto - secondo le stime dell'Onu - due milioni di morti e quattro milioni di sfollati. Il 90% della popolazione è sotto la soglia di povertà e dunque abbiamo appena assistito alla nascita di uno degli Stati più poveri del mondo, il cui sviluppo dipende dallo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, sfruttamento che è a sua volta una scommessa: i due terzi dei giacimenti è nel Sud ma gli oleodotti sono nel Nord.
Incerta è anche la linea di confine tra i due stati e come essa finirà con il ritagliare e assegnare la risorsa dell'oro nero. Molto dipenderà dalla solidarietà internazionale e dalle relazioni con il Nord, se ci sarà collaborazione o conflitto. Nel Sud buona parte degli abitanti - almeno la metà - è cristiana, mentre il Nord è islamico. La lunga guerra civile tra i due Sudan - che ha portato al referendum del 9 gennaio, con il quale il 98% degli elettori del Sud ha scelto l'indipendenza - ha avuto implicazioni anche religiose, oltre a quelle - dominanti - di tipo economico, culturale e tribale. Incerto destino si diceva, scommessa e disperata speranza. Una situazione che è a un tempo di festa e di dramma, bene riassunta nelle parole augurali di Papa Benedetto comunicate all'opinione pubblica alla vigilia della proclamazione dell'indipendenza dal portavoce Federico Lombardi: «La Santa Sede invita la Comunità internazionale a sostenere il Sudan e il nuovo Stato indipendente perché in un dialogo franco, pacifico e costruttivo trovino soluzioni giuste ed eque alle questioni ancora irrisolte ed augura a quelle popolazioni un cammino di pace, di libertà e di sviluppo». Il Papa dunque invita a dare sostegno sia al Sudan sia al Sud Sudan perché insieme trovino soluzioni concordate alle tante pendenze che li vedono nemici: suona come un paradosso, eppure è l'unica via percorribile se si vuole evitare che l'indipendenza del Sud segni non il tempo della pacificazione ma il passaggio da un conflitto interno a uno internazionale. Paradosso nel paradosso: alla proclamazione dell'indipendenza, nella nuova capitale Juba, era presente sabato accanto al presidente del Sud Sudan Salva Kiir Mayardit - cattolico, storico promotore della "secessione"- il presidente del Sudan Omar al-Bashir (musulmano, massimo responsabile della condizione discriminata delle popolazioni del Sud lungo gli ultimi due decenni) sul cui capo pende un mandato di arresto della Corte penale internazionale dell'Aja per crimini di guerra nel Darfur (2009). Così vanno le cose in Africa e poco riescono a rimediare gli organismi internazionali: alla cerimonia era anche presente il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, costretto a fare buon viso alla presenza di al- Bashir. C'erano l'ambasciatrice americana all'Onu Susan Rice e l'ex segretario di Stato americano Colin Powell, che per conto del presidente Bush si era adoperato per dare seguito alle attese del mondo protestante statunitense che a suo tempo si era mobilitato in difesa del Sud "cristiano". Per quello che qui più ci interessa, c'era infine una delegazione vaticana guidata dal cardinale John Njue, arcivescovo di Nairobi. Per comprendere il discreto e - si direbbe - accorato sostegno della Santa Sede al nuovo Stato occorre rievocare la visita a Khartoum compiuta da Giovanni Paolo il 10 febbraio 1993, che apparve agli osservatori come una delle "missioni" più audaci di quel Papa: nel Paese era in vigore da due anni la legge islamica, la Shari'a ed era in pieno svolgimento - come già detto - la guerra civile tra il Nord arabo e musulmano e il Sud nero, animista e cristiano. Quella guerra appariva al Papa viaggiatore come la versione violenta del difficile confronto tra Islam e Cristianesimo che attraversa da un secolo l'intero continente africano e che si rivela drammatico lungo la fascia subsahariana, nelle regioni appunto dove si mescolano e si fronteggiano popolazioni arabe e nere. Il Sudan fu comunque l'unico Paese dominato dalla legge del Corano che Giovanni Paolo riuscì a visitare lungo l'intero Pontificato. Già dall'aeroporto - dove fu ricevuto dal presidente Omar Hassan Ahmed al Bashir: lo stesso che sabato era presente a Juba - il Papa viaggiatore invitava le autorità ad «ascoltare la voce dei nostri fratelli oppressi », ma anche le avvertiva che egli non avrebbe taciuto, perché «quando la gente è debole, povera e indifesa, devo levare la mia voce in loro favore ». Nelle parole di Giovanni Paolo si poteva intravedere qualcosa degli eventi recenti: «I sudanesi, liberi nelle loro scelte, possano trovare la formula costituzionale che permetta loro di superare le contraddizioni e le lotte nel rispetto della specificità di ogni comunità». Egli non potè andare nel Sud, ma alle comunità cristiane «el Sud era rivolto innanzitutto il suo pensiero: "Io spero con tutto il cuore che la mia voce vi raggiunga, fratelli e sorelle del Sud». Per comprendere le vicende del Sud Sudan noi italiani disponiamo di un interprete eccezionale, che è il missionario bresciano Cesare Mazzolari, da 30 anni laggiù e oggi vescovo di Rumbek, alla cui figura è dedicato il volume di Lorenzo Fazzini, Un Vangelo per l'Africa (Lindau editore), che arriva ora nelle librerie. Questo vescovo intraprendente ha anche un sito internet - cesarsudan. org - dove ci si può aggiornare sulla sua lettura degli avvenimenti. Questo ha scritto Mazzolari in occasione dell'indipendenza: «Siamo grati per ciò che le nazioni faranno per noi, ma ciò che conta veramente per la nascita di un nuovo Stato è sapere che noi sud-sudanesi daremo il massimo per la nostra nazione».

© Copyright Liberal, 12 luglio 2011 consultabile online anche qui.

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