venerdì 7 ottobre 2011

Giovani, sviluppo, mafia: i vescovi di Sicilia in udienza dal Papa. Un anno dopo la visita di Benedetto XVI a Palermo (Gagliarducci)

Un anno dopo la visita di Benedetto XVI a Palermo

Giovani, sviluppo, mafia: i vescovi di Sicilia in udienza dal Papa

Andrea Gagliarducci

"Siciliani, non rassegnatevi al male", aveva detto Benedetto XVI a Palermo, il 3 ottobre 2010. A un anno esatto dalla visita del Papa nell'Isola, è la Sicilia che va in visita dal Papa. Da lunedì, e fino ad oggi, quando parteciperanno all'udienza generale in piazza San Pietro, le diocesi e il popolo di Dio della Sicilia sono in pellegrinaggio a Roma. Un evento organizzato dall'arcidiocesi di Palermo. E, dato che era anche il tempo di tenere la sessione autunnale della Conferenza Episcopale Siciliana, ecco che i vescovi hanno deciso di tenerla proprio a Roma. A Roma, d'altronde, c'è quello che è stato membro della Cesi, e che oggi è segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Mariano Crociata. È stato lui, come numero due dell'assise nazionale dei vescovi, a fare gli onori di casa ai confratelli vescovi ieri, e a delineare davanti a loro le conclusioni dell'ultimo Consiglio Permanente.
Sono circa 800 i pellegrini siciliani, arrivati da ogni parte della Sicilia per ricordare la visita di Benedetto XVI di un anno fa. Un viaggio durante il quale il Papa aveva detto ai giovani che "la Mafia è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo". Ed è per questo che nell'assise della Conferenza Episcopale Siciliana arriva monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro, ma siciliano di origine e postulatore della causa di beatificazione di don Pino Puglisi, delineato come "memoria, presenza e profezia per le Chiese di Sicilia". Era stato lo stesso Benedetto XVI, nella sua visita a Palermo, a ricordare la figura di don Pino Puglisi, ucciso dalla Mafia nel 1993. «La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione - aveva detto Benedetto XVI - viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare».
Ma quella siciliana appare una Chiesa viva, piena di cultura e di radici. Tanto che monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, ha appena scritto un libro intitolato "Una speranza per l'Italia". "Il Sud - ha dichiarato recentemente Staglianò - da parte più irresponsabile del Paese e più sfortunata, può diventare l' angolatura prospettica di una circolarità aperta, tesa tra terra e cielo».
È su queste basi che il vescovo di Noto avvia la sua riflessione sul disagio sociale e la crisi debitoria delle piccole imprese siciliane. Perché se è vero che di Piccole e Medie Imprese, specialmente nel settore della ristorazione, ne nascono in Sicilia (basta scorrere il rapporto di Confartigianato), è anche vero che sono state proprio le Pmi siciliane a chiedere all'Ars una legge per salvare le imprese siciliane, attraverso un manifesto che chiede: un piano straordinario per il lavoro;assicurare il credito alle imprese e i pagamenti della pubblica amministrazione; abbattere le tasse; ridurre le procedure burocratiche attivando la semplificazione; garantire i servizi sociali e le politiche di welfare; contrastare le attività abusive; sostenere tutti i settori strategici dell'economia, in particolare agricoltura, commercio, artigianato e turismo; ridurre drasticamente i costi della politica e della Regione.
Si parte da qui, e si arriva ad una preoccupazione più pastorale e culturale. Perché molte piccole e medie imprese, e anche il cosiddetto terzo settore, hanno forti legami con il mondo cattolico, e rappresentano in qualche modo il grimaldello dei cattolici nella società. "Il nuovo nome della pace è sviluppo", aveva detto Paolo VI nell'enciclica Populorum Progressio.
Il pellegrinaggio dei vescovi e del popolo di Dio siciliano a Roma finisce oggi, con l'udienza dal Papa alle 10,30.

© Copyright La Sicilia, 5 ottobre 2011

Chissa' se era presente anche Mogavero. Gli sara' cosi' stato possibile dire al Papa tutto cio' che pensa di lui.
R.

3 commenti:

sonny ha detto...

No Mogavero non c'era perchè era inpegnato a disegnare la prossima collezione primavera-estate per Armani.

Anonimo ha detto...

Romeo,Mogavero,sono solo i due "lupi" che hanno avuto il coraggio di uscire dalle loro tane. Ma , in Sicilia di vescovi e preti che non amano benedetto XVi è piena l'isola

I siciliani , quelli che soffrono, che amano la giustizia, che non vogliono la mafia, che pregano semplicemente, si sentono offesi da quest'inutile atto di ipocrisia nei confronti del Vescovo di Roma

Anonimo ha detto...

Ne dubito fortemente.
Facile esprimere dissenso in un libro intervista, si può sempre smentire, nascondendosi così dietro la foglia di fico. Ben diverso sarebbe fare certe critiche in un faccia a faccia, con sincerità a coraggio.
Alessia