sabato 11 giugno 2011

Intervista di Radio Vaticana a Mons. Vegliò in occasione dell’Udienza del Papa ad una rappresentanza degli Zingari d’Europa

Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:

Intervista di Radio Vaticana a S. E. Mons. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in occasione dell’Udienza privata del Santo Padre Benedetto XVI ad una rappresentanza degli Zingari d’Europa

(Vaticano, 9 giugno 2011)

1) Eccellenza, vuole raccontarci com’è nata l’idea del Papa di ricevere in Udienza una rappresentanza di zingari europei?

R. L’idea è nata a seguito di un colloquio privato concessomi dal Santo Padre Benedetto XVI. Nella sua sollecitudine verso i poveri, il Papa ha manifestato particolare preoccupazione per la minoranza zingara ed ha espresso il desiderio di incontrare gli Zingari in Vaticano, affidando a questo Pontificio Consiglio la promozione dell’evento. Il nostro Dicastero ha chiesto la collaborazione della Fondazione “Migrantes” della Conferenza Episcopale Italiana, come pure della Diocesi di Roma e della Comunità di Sant’Egidio. A pochi giorni dall’Udienza possiamo dire che il gruppo degli Zingari sarà composto da circa 2000 persone, convenute a Roma anche per festeggiare il 75° anniversario del martirio e i 150 anni dalla nascita del beato Zeffirino Giménez Malla (1861-1936), gitano martire della fede di origine spagnola.

2) Che significato assume questo gesto in un contesto europeo in cui numerosi Paesi lavorano per favorire l’integrazione degli Zingari, ma persistono diffidenze ed episodi di anti-ziganismo?

R. Come ama sottolineare il Santo Padre, la Chiesa ha la missione di essere accogliente e di aiutare i cristiani a superare ogni sentimento di diffidenza, timore o peggio ancora rifiuto verso gli Zingari. Pertanto essa accompagna con fiducia gli sforzi perché siano riconosciuti agli Zingari i diritti di minoranza. Inoltre, essa sostiene l’autentica integrazione di questo popolo e cerca di aiutarlo ad inserirsi nella società mantenendo la propria identità culturale. La Chiesa non cessa, poi, di ricordare che anch’essi sono chiamati ad assumersi le proprie responsabilità.
Negli ultimi decenni, si è notata fra i giovani zingari una presa di coscienza della propria dignità e il desiderio di un maggiore coinvolgimento nelle decisioni che li riguardano. Si tratta di una realtà percepita anche dal Consiglio d’Europa e dagli altri Organismi Internazionali, i quali offrono al popolo zingaro programmi d’aiuto per uscire dall’emarginazione e partecipare, a pieno titolo, ai diritti e ai doveri della società. Certamente c’è ancora molto da fare per rendere più fruibili gli strumenti di cui dispongono gli Organismi internazionali e gli Stati.

3) A che punto è lo sviluppo di una pastorale specifica dedicata alle popolazioni zingare?

R. La pastorale specifica degli Zingari ha il compito fondamentale di evangelizzare e di portare loro Cristo. Ma essa non può sottrarsi dalla sua responsabilità nell’ambito sociale e dal dovere di denunciare le condizioni di povertà in cui versano e le discriminazioni di cui sono oggetto. Di fronte, poi, alle sfide che vengono dalle comunità zingare, la Chiesa è chiamata a trovare nuove vie e metodi adeguati per essere efficace nel suo ministero. Una delle strade da percorrere è quella di insistere sulla qualità delle relazioni tra Zingari e società, che si devono basare sul rispetto reciproco, sulla conoscenza personale, sull’accoglienza e sul riconoscimento delle legittime differenze. Certamente non è un compito facile, ma vi si impegnano con entusiasmo Operatori pastorali, Sacerdoti, diaconi e religiosi/religiose. Frutto del lavoro pastorale sono le vocazioni di popolazioni zingare, p.es. da pochi mesi in India è stato nominato il primo Vescovo gitano, e vi sono due Vicari generali, 25 sacerdoti e 30 Suore. Infatti, anche le Chiese locali sono più sensibili nei riguardi di questa pastorale specifica e collaborano con Organizzazioni Internazionali, Congregazioni Religiose e Movimenti.

4) Qual è la strada per favorire l’integrazione degli zingari nei paesi europei?

R. L’integrazione non è un processo a senso unico. La società come pure gli Zingari devono mostrarsi disponibili a percorrere cammini di dialogo e di mutuo arricchimento, che permettono di valorizzare e accogliere gli aspetti positivi di ciascuno.
Tra i fattori che possono contribuire ad avviare l’integrazione degli Zingari, mettendoli in condizione di partecipare in modo attivo alla vita sociale, economica e politica, vi sono, tra l’altro, la formazione, l’educazione e la qualificazione professionale. I Governi e le Autorità locali già offrono loro la possibilità di accedere all’istruzione scolastica, utile alla reciproca conoscenza e accoglienza tra bambini e giovani zingari e non zingari. L’Unione Europea ha avviato un programma di formazione di mediatori culturali e sociali per gli Zingari.
La Chiesa è attiva in questo campo con alcune Congregazioni Religiose e Movimenti ecclesiali. Per esempio, in Europa vi sono oggi ben 14 comunità salesiane che operano per far diventare i ragazzi e i giovani Zingari protagonisti del proprio sviluppo umano, sociale e cristiano. Posso menzionare i centri educativi di Bardejov e Košice in Slovacchia, di Kazincbarczika in Ungheria, di Stara Zagora in Bulgaria, di Havivarov nella Repubblica Ceca e di Tirana in Albania.
Inoltre, per favorire l’inclusione sociale è necessaria un’opera di sensibilizzazione volta a dare un’immagine positiva degli Zingari, della loro identità culturale e dei loro valori, come il senso della famiglia, il rispetto degli anziani, l’amore per la musica, per la danza, ecc.
Trattandosi di un processo che coinvolge due interlocutori, non mi stancherò di dire che è necessaria anche da parte degli Zingari una buona dose di fiducia, di impegno e di partecipazione.

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