lunedì 4 luglio 2011

Lo sguardo sugli oppressi. Le parole del Papa all’Angelus (Sir)

BENEDETTO XVI

Lo sguardo sugli oppressi
Le parole all’Angelus


"Lo sguardo di Gesù anche oggi si posa su tanta gente oppressa da condizioni di vita difficili, ma anche priva di validi punti di riferimento per trovare un senso e una meta all’esistenza". Lo ha detto, stamattina, Benedetto XVI, prima di recitare l’Angelus da piazza San Pietro.

Lo sguardo di Gesù sugli oppressi di sempre. "Oggi, nel Vangelo, il Signore Gesù ci ripete quelle parole che conosciamo così bene, ma che sempre ci commuovono: ‘Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero’", ha ricordato il Papa, che ha aggiunto: "Quando Gesù percorreva le strade della Galilea annunciando il Regno di Dio e guarendo molti malati, sentiva compassione delle folle, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore". In realtà, "quello sguardo di Gesù sembra estendersi fino ad oggi, fino al nostro mondo". "Anche oggi – ha chiarito il Pontefice - si posa su tanta gente oppressa da condizioni di vita difficili, ma anche priva di validi punti di riferimento per trovare un senso e una meta all’esistenza. Moltitudini sfinite si trovano nei Paesi più poveri, provate dall’indigenza; e anche nei Paesi più ricchi sono tanti gli uomini e le donne insoddisfatti, addirittura malati di depressione. Pensiamo poi ai numerosi sfollati e rifugiati, a quanti emigrano mettendo a rischio la propria vita". Lo sguardo di Cristo, ha sottolineato il Santo Padre, "si posa su tutta questa gente, anzi, su ciascuno di questi figli del Padre che è nei cieli, e ripete: ‘Venite a me, voi tutti…’".

La legge dell’amore. Gesù, ha proseguito Benedetto XVI, "promette di dare a tutti ‘ristoro’, ma pone una condizione", quella di prendere il suo giogo e di imparare da Lui "mite e umile di cuore". Ma, ha domandato il Papa, "che cos’è questo ‘giogo’, che invece di pesare alleggerisce, e invece di schiacciare solleva?". Il "giogo" di Cristo è "la legge dell’amore, è il suo comandamento, che ha lasciato ai suoi discepoli. Il vero rimedio alle ferite dell’umanità, sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere, è una regola di vita basata sull’amore fraterno, che ha la sua sorgente nell’amore di Dio". Per questo "bisogna abbandonare la via dell’arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo". Anche verso l’ambiente, ha avvertito il Pontefice, "bisogna rinunciare allo stile aggressivo che ha dominato negli ultimi secoli e adottare una ragionevole ‘mitezza’. Ma soprattutto nei rapporti umani, interpersonali, sociali, la regola del rispetto e della non violenza, cioè la forza della verità contro ogni sopruso, è quella che può assicurare un futuro degno dell’uomo". Il Santo Padre ha anche ricordato che "ieri abbiamo celebrato una particolare memoria liturgica di Maria Santissima lodando Dio per il suo Cuore Immacolato. Ci aiuti la Vergine a ‘imparare’ da Gesù la vera umiltà, a prendere con decisione il suo giogo leggero, per sperimentare la pace interiore e diventare a nostra volta capaci di consolare altri fratelli e sorelle che percorrono con fatica il cammino della vita".

Il beato János Scheffler. Dopo l’Angelus, Benedetto XVI si è unito "alla gioia della Chiesa in Romania, in particolare della Comunità di Satu Mare, dove oggi viene proclamato beato János Scheffler, che fu vescovo di quella diocesi e morì martire nel 1952. La sua testimonianza sostenga sempre la fede di quanti lo ricordano con affetto e delle nuove generazioni".

Tempo di vacanza. Nei saluti in varie lingue, il Papa ha rivolto anche un pensiero al tempo delle vacanze. In francese ha detto: "In modo provvidenziale, mentre per molti iniziano le vacanze, i testi di questa domenica ci indirizzano al riposo e alla serenità. Non si tratta di un riposo per la partenza, ma di vivere in un modo nuovo i rapporti con i nostri cari, con Dio, prendendo tempo per questo. Gesù ci invita ad andare verso di Lui, a Lui affidarsi". Di qui l’invito: "Lasciate spazio alla lettura della Parola di Dio, specialmente del Vangelo che non dobbiamo dimenticare di mettere nella valigia delle vacanze". "In questo periodo dell’anno in cui molti di voi stanno partendo per le vacanze annuali - ha aggiunto il Pontefice in inglese – prego che troviate ristoro per il corpo e lo spirito e un’opportunità di riposo nel Signore". "Da Gesù – ha affermato in tedesco – possiamo imparare il modo giusto di essere persone umane, così troviamo la gioia interiore e la serenità per il nostro spirito. Essere con Gesù è la vera felicità". In spagnolo ha invitato a essere "testimoni dell’amore" di Cristo e "fonte di speranza per i bisognosi". In slovacco ha rammentato che "martedì prossimo la Slovacchia celebrerà la festa dei Santi fratelli Cirillo e Metodio. Essi sono per tutti noi esempio di unità nella fede. Rimanete fedeli a questo sublime esempio". In polacco facendo riferimento alle "recenti celebrazioni liturgiche del Sacratissimo Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria" ha raccomandato i pellegrini "alla protezione di questi Cuori santissimi. Il Cuore di Gesù unito al Cuore di Maria sia per voi sorgente di vita e di santità". Infine, in italiano, dopo aver augurato "una buona domenica e un buon mese di luglio", ha ricordato: "Nei prossimi giorni lascerò il Vaticano per recarmi a Castel Gandolfo. Da là, a Dio piacendo, guiderò l’Angelus domenica prossima".

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