venerdì 24 dicembre 2010

Straordinaria intervista al card. Cañizares sulla liturgia: "Dobbiamo considerare il rinnovamento liturgico secondo l’ermeneutica della continuità nella riforma indicata da Benedetto XVI per leggere il Concilio" (Tornielli)

Leggiamo questa stupenda intervista:

L’INTERVISTA AL CARDINALE ANTONIO CAÑIZARES

di Andrea Tornielli

La liturgia cattolica vive «una certa crisi» e Benedetto XVI vuole dar vita a un nuovo movimento liturgico, che riporti più sacralità e silenzio nella messa, e più attenzione alla bellezza nel canto, nella musica e nell’arte sacra.

Il cardinale Antonio Cañizares Llovera, 65 anni, Prefetto della Congregazione del culto divino, che quando era vescovo in Spagna veniva chiamato «il piccolo Ratzinger», è l’uomo al quale il Papa ha affidato questo compito. In questa intervista al Giornale, il «ministro» della liturgia di Benedetto XVI rivela e spiega programmi e progetti.

Da cardinale, Joseph Ratzinger aveva lamentato una certa fretta nella riforma liturgica postconciliare. Qual è il suo giudizio?

«La riforma liturgica è stata realizzata con molta fretta. C’erano ottime intenzioni e il desiderio di applicare il Vaticano II. Ma c’è stata precipitazione. Non si è dato tempo e spazio sufficiente per accogliere e interiorizzare gli insegnamenti del Concilio, di colpo si è cambiato il modo di celebrare.
Ricordo bene la mentalità allora diffusa: bisognava cambiare, creare qualcosa di nuovo. Quello che avevamo ricevuto, la tradizione, era vista come un ostacolo. La riforma è stata intesa come opera umana, molti pensavano che la Chiesa fosse opera delle nostre mani, invece che di Dio.
Il rinnovamento liturgico è stato visto come una ricerca di laboratorio, frutto dell’immaginazione e della creatività, la parola magica di allora».

Da cardinale Ratzinger aveva auspicato una «riforma della riforma» liturgica, parole oggi impronunciabili persino in Vaticano. Appare però evidente che Benedetto XVI la desideri. Può parlarcene?

«Non so se si possa, o se convenga, parlare di “riforma della riforma”. Quello che vedo assolutamente necessario e urgente, secondo ciò che desidera il Papa, è dar vita a un nuovo, chiaro e vigoroso movimento liturgico in tutta la Chiesa. Perché, come spiega Benedetto XVI nel primo volume della sua Opera Omnia, nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della Chiesa. Cristo è presente nella Chiesa attraverso i sacramenti. Dio è il soggetto della liturgia, non noi. La liturgia non è un’azione dell’uomo, ma è azione di Dio».

Il Papa più che con le decisioni calate dall’alto, parla con l’esempio: come leggere i cambiamenti da lui introdotti nelle celebrazioni papali?

«Innanzitutto non deve esserci alcun dubbio sulla bontà del rinnovamento liturgico conciliare, che ha portato grandi benefici nella vita della Chiesa, come la partecipazione più cosciente e attiva dei fedeli e la presenza arricchita della Sacra Scrittura. Ma oltre a questi e altri benefici, non sono mancate delle ombre, emerse negli anni successivi al Vaticano II: la liturgia, questo è un fatto, è stata “ferita” da deformazioni arbitrarie, provocate anche dalla secolarizzazione che purtroppo colpisce pure all’interno della Chiesa. Di conseguenza, in tante celebrazioni, non si pone più al centro Dio, ma l’uomo e il suo protagonismo, la sua azione creativa, il ruolo principale dato all’assemblea. Il rinnovamento conciliare è stato inteso come una rottura e non come sviluppo organico della tradizione. Dobbiamo ravvivare lo spirito della liturgia e per questo sono significativi i gesti introdotti nelle liturgie del Papa: l’orientamento dell’azione liturgica, la croce al centro dell’altare, la comunione in ginocchio, il canto gregoriano, lo spazio per il silenzio, la bellezza nell’arte sacra. È anche necessario e urgente promuovere l’adorazione eucaristica: di fronte alla presenza reale del Signore non si può che stare in adorazione».

Quando si parla di un recupero della dimensione del sacro c’è sempre chi presenta tutto questo come un semplice ritorno al passato, frutto di nostalgia. Come risponde?

«La perdita del senso del sacro, del Mistero, di Dio, è una delle perdite più gravi di conseguenze per un vero umanesimo. Chi pensa che ravvivare, recuperare e rafforzare lo spirito della liturgia, e la verità della celebrazione, sia un semplice ritorno a un passato superato, ignora la verità delle cose. Porre la liturgia al centro della vita della Chiesa non è affatto nostalgico, ma al contrario è la garanzia di essere in cammino verso il futuro».

Come giudica lo stato della liturgia cattolica nel mondo?

«Di fronte al rischio della routine, di fronte ad alcune confusioni, alla povertà e alla banalità del canto e della musica sacra, si può dire che vi sia una certa crisi. Per questo è urgente un nuovo movimento liturgico. Benedetto XVI indicando l’esempio di san Francesco d’Assisi, molto devoto al Santissimo Sacramento, ha spiegato che il vero riformatore è qualcuno che obbedisce alla fede: non si muove in modo arbitrario e non si arroga alcuna discrezionalità sul rito. Non è il padrone ma il custode del tesoro istituito dal Signore e consegnato a noi. Il Papa chiede dunque alla nostra Congregazione di promuovere un rinnovamento conforme al Vaticano II, in sintonia con la tradizione liturgica della Chiesa, senza dimenticare la norma conciliare che prescrive di non introdurre innovazioni se non quando lo richieda una vera e accertata utilità per la Chiesa, con l’avvertenza che le nuove forme, in ogni caso, devono scaturire organicamente da quelle già esistenti».

Che cosa intendete fare come Congregazione?

«Dobbiamo considerare il rinnovamento liturgico secondo l’ermeneutica della continuità nella riforma indicata da Benedetto XVI per leggere il Concilio. E per far questo bisogna superare la tendenza a “congelare” lo stato attuale della riforma postconciliare, in un modo che non rende giustizia allo sviluppo organico della liturgia della Chiesa.
Stiamo tentando di portare avanti un grande impegno nella formazione di sacerdoti, seminaristi, consacrati e fedeli laici, per favorire la comprensione del vero significato delle celebrazioni della Chiesa. Ciò richiede un’adeguata e ampia istruzione, vigilanza e fedeltà nei riti e un’autentica educazione per viverli pienamente. Questo impegno sarà accompagnato dalla revisione e dall’aggiornamento dei testi introduttivi alle diverse celebrazioni (prenotanda). Siamo anche coscienti che dare impulso a questo movimento non sarà possibile senza un rinnovamento della pastorale dell’iniziazione cristiana».

Una prospettiva che andrebbe applicata anche all’arte e alla musica...

«Il nuovo movimento liturgico dovrà far scoprire la bellezza della liturgia. Perciò apriremo una nuova sezione della nostra Congregazione dedicata ad “Arte e musica sacra” al servizio della liturgia. Ciò ci porterà a offrire quanto prima criteri e orientamenti per l’arte, il canto e la musica sacri. Come pure pensiamo di offrire prima possibile criteri e orientamenti per la predicazione».

Nelle chiese spariscono gli inginocchiatoi, la messa talvolta è ancora uno spazio aperto alla creatività, si tagliano persino le parti più sacre del canone: come invertire questa tendenza?

«La vigilanza della Chiesa è fondamentale e non deve essere considerata come qualcosa di inquisitorio o repressivo, ma un servizio. In ogni caso dobbiamo rendere tutti coscienti dell’esigenza, non solo dei diritti dei fedeli, ma anche del “diritto di Dio”».

Esiste anche il rischio opposto, cioè quello di credere che la sacralità della liturgia dipenda dalla ricchezza dei paramenti: una posizione frutto di estetismo che sembra ignorare il cuore della liturgia…

«La bellezza è fondamentale, ma è qualcosa di ben diverso da un’estetismo vuoto, formalista e sterile, nel quale invece talvolta si cade. Esiste il rischio di credere che la bellezza e la sacralità del liturgia dipendano dalla ricchezza o dall’antichità dei paramenti. Ci vuole una buona formazione e una buona catechesi basata sul Catechismo della Chiesa cattolica, evitando anche il rischio opposto, quello della banalizzazione, e agendo con decisione ed energia quando si ricorre a usanze che hanno avuto il loro senso nel passato ma oggi non ce l’hanno o non aiutano in alcun modo la verità della celebrazione».

Può dare qualche indicazione concreta su che cosa potrebbe cambiare nella liturgia?

«Più che pensare a cambiamenti, dobbiamo impegnarci nel ravvivare e promuovere un nuovo movimento liturgico, seguendo l’insegnamento di Benedetto XVI, e ravvivare il senso del sacro e del Mistero, mettendo Dio al centro di tutto. Dobbiamo dare impulso all’adorazione eucaristica, rinnovare e migliorare il canto liturgico, coltivare il silenzio, dare più spazio alla meditazione. Da questo scaturiranno i cambiamenti...».

© Copyright Il Giornale, 24 dicembre 2010 consultabile online anche qui.

9 commenti:

Andrea ha detto...

La "parola magica" di allora(il Post-Concilio), afferma il Cardinale, era "creatività".
E qual era lo slogan della fase "buonista" del '68 ? "la fantasia al potere".

Buon Natale a Raffaella e a tutti.

mic ha detto...

Domande ben poste. Risposte: una botta al cerchio ed una alla botte...

Buon Natale a Raffaella e a tutti!

Raffaella ha detto...

Buon Natale, ragazzi :-))
R.

Anonimo ha detto...

Vedo una prudenza nella parole del cardinale prefetto, dettate anche da "paure". Vedo contraddizioni e ripetitività. Ci vuole tanto a dire: "Si" "si" "no" "no".
I liturgisti, di scuola bugniniana-montiniana, mariniana, continuano impeterriti a fare ciò che vogliono con una coercività forte da rabbrividire. provi il Cardinale prefetto a venire nelle nostre parrochie e a veder come l'opera di rinnovamento ( di matrice progressista) stia andando più veloce dopo il MP. Ciò che prima era "consiglio" è diventato obbligo.
A danno del popolo di DIo.
per fare un esempio? Da una settimana, abbiamo riavuto aperta , dopo i restauri la chiesa parrocchiale, ebbene parole come "aula liturgica" , mensa, hanno preso il posto di tempio, chiesa,altare.
Così che noi assemblea ci siamo riuniti non fuori della Chiesa, ma fuori dell'Aula liturgica. E a dire il vero eravamo in presenza di una chiesa del 700-800 mica di una anonima e fredda chiesa post conciliare.

SERAPHICUS ha detto...

Si, "straordinaria". Direi: la prima esplicita espressione del fatto che Roma "rinuncia" e affida il "compito" ad altri. Certo, se questi "altri" potessero godere di un maggiore aiuto e sostegno- non sarebbe male. In fondo mi rattrista il fatto che un uomo così vicino al Papa, prefetto di questo importante dicastero, si esprime in questo modo. Scuoto la testa, un po' scoraggiato, e poi: guardo avanti. Nessuno ha promesso che il lavoro da fare sarà facile.

Buon Natale, Raffaella!

Raffaella ha detto...

Buon Natale, Seraphicus :-)))
R.

luigic ha detto...

Io sono d'accordo con Raffaella. Mi pare una buona intervista nella linea della Tradizione. Non chiediamo troppo e non cadiamo nello zelo amaro come ci ammonisce S. Paolo.
E' vero che abbiamo preso tante "botte" ma ora affidiamoci al S. Padre e alla sua prudenza.
Tanti auguri a tutti nel S. Natale che viene
Luigi C

Andrea ha detto...

Se la parola magica di quarant'anni fa era "creatività", la parola chiave dell'intervista è "nuovo movimento liturgico". Esso dovrebbe muoversi non più verso il "sacerdozio comune dei fedeli", ma verso l'adorazione di Dio, tramite il sacerdozio ministeriale del prete.
Auguriamocelo !!

Anonimo ha detto...

Intervista deprimente senza alcun dubbio.

Ma probabilmente onestamente realista: la "Redemptionis Sacramentum" del VenerabileSservo di Dio Giovanni Paolo Magno già non fu recepita in suo tempo.

Nuove direttive e nuovi cambiamenti non porterebbero a ben maggiori risultati ma, anzi, finirebbero per accrescere il sentimento comune che si cambia ogni mattina.

Rieducare i seminaristi, le future generazioni di preti e di vescovi è primoridale; dare l'esempio e cercare di innescare una dinamica di rinnovo liturgico è una soluzione che richiede più pazienza, ma nei tempi attuali, con un episcopato in gran parte autistico e chiuso alla sacra liturgia, non ci sono poi tante altre vie da percorrere.

Resta offrire questo strazio e questo dolore che ci fa tanto male, assieme al Sacrificio del Cristo durante la Santa Eucarestia.

SdC