lunedì 21 novembre 2011

Mons. Barthélemy Adoukonou: evangelizzare la famiglia in Africa

Mons. Barthélemy Adoukonou: evangelizzare la famiglia in Africa

Questa mattina, prima di uscire dalla nunziatura a Cotonou, il Papa ha incontrato la famiglia di mons. Barthélemy Adoukonou, il prelato beninese al seguito del Papa e segretario del Pontificio Consiglio della Cultura. Mons. Adoukonou, ricordiamo, ha fatto la sua tesi di dottorato incentrata sul dialogo tra la Chiesa e le tradizioni africane con l’allora prof. Ratzinger. Durante l’incontro di stamane, la famiglia Adoukonu ha donato al Papa le sedie di un salotto scolpite nel legno più duro africano, simile a quelle che il cardinale Gantin aveva a casa a Roma e che quindi il Papa conosce bene. Sul significato della visita del Papa in Benin Massimiliano Menichetti ha intervistato lo stesso mons. Barthélemy Adoukonou:

R. – Per il Benin significa una grande speranza perché dopo il secondo Sinodo sull’Africa il Papa parlando dell’Africa l’ha definita il “polmone” dell’umanità.

D. - Il secondo Sinodo dei vescovi per l’Africa si è mosso sull’architrave giustizia-pace-riconciliazione: trasversalmente questi valori abbracciano anche la famiglia che in Africa ha un’accezione tutta particolare…

R. – Assolutamente, perché la famiglia da noi non è soltanto la famiglia “nucleare”, la famiglia cristiana composta dall’uomo, la donna e i figli: da noi la famiglia è molto più larga, cioè suppone il riferimento all’antenato e tutta una ritualità dove c’è anche la questione di conservare la memoria della comunità.

D. - Una delle sfide è proprio quella di conservare la memoria senza ricadere però nei riti magici, nel “vudu” che in Benin sono presenti…

R. – Come esiste il culto dei santi così per noi c’è il bisogno di salvare la memoria dei nostri antenati e distinguere questo dal “vudu”, questo è l’impegno serio dei cristiani e si fa tramite la famiglia che, come dice Concilio Vaticano II, è “Chiesa domestica”. Questa “Chiesa domestica” deve essere il ponte per raggiungere la famiglia larga africana e c’è un grande lavoro da fare. Se non lo si fa, allora c’è il pericolo che il cristianesimo e la famiglia nucleare cristiana tornino alla vecchia famiglia africana, che è l’origine di tanti sincretismi. La Chiesa in Africa passando attraverso la “Chiesa domestica”, che è la famiglia nucleare, deve fare un lavoro immenso di evangelizzazione della famiglia larga. (bf)

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