giovedì 9 dicembre 2010

Il Papa e il preservativo. Un filosofo cattolico ci scrive (Magister)

Clicca qui per leggere la lettera di Giovanni Onofrio Zagloba.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Con tutto il rispetto, e a prescindere da altre sue considerazioni, un filosofo dovrebbe conoscere il principio aristotelico di non contraddizione. Prima ci parla di "novità" seppure parziale. Poi ci spiega con riferimento alla presunta novità: "Lo attesta una lunghissima tradizione, che risale a San Tommaso...Non c'è nessun cambiamento dottrinale". Neanche lo sfuggente concetto di "lettura pastorale" risolve la contraddizione logica, in quanto se la dottrina che la consente è di lunghissima tradizione vuol dire che tale chiave di lettura era già implicita in essa (ed in effetti più volte già applicata, come si è da molti dimostrato).
Quanto alle altre conseguenze che il filosofo adombra, mi parrebbe più acconcio affidarsi al Magistero, ai teologi morali accreditati dalla Santa Sede e ai direttori spirituali. Eviterei il fai da te.
Alberto

Maria ha detto...

"Ma cosa dirà la Chiesa alle prostitute? Qui inizia il problema a cui il papa vuole rispondere".

Uhm...ma siamo sicuri che l'intento del Papa fosse questo?
A me non è parso così...il Papa ha portato un esempio, non si è messo a fare un trattato di teologia morale per chi si prostituisce.
Fra l'altro,filosofeggiare su questi discorsi non aiuta...il difficile è capire il concetto se si vede il discorso da una posizione cattolica tiepida o non cattolica affatto.

Per rendersi la vita più semplice basterebbe pensare alla "banale" esperienza di conversione (secondo i canoni di oggi, la conversione è più banale del condom!).
Quante persone, appena convertite, non si confessano per una sorta di timore psicologico, ma si astengono anche dal fare la Comunione?
Sempre in peccato mortale restano....finché non tornano correttamente al tribunale della Misericordia, ma il fatto di non andare almeno a fare la Comunione, non è, anche quello, un primo passo di "moralizzazione"?
Anche in quel caso, una persona si rende conto di non poter agire solo di testa sua, di dover cominciare, in qualche modo, anche in quello "sbagliato", a rispettare l'Altro.
Poi, in tanti arrivano, da questo primo passo, al rispetto vero...secondo quello che la Chiesa ci insegna.
E' tanto difficile capire cosa voleva dire il Papa, parlando di primo passo verso la moralizzazione?

Quoto in toto il commento di Alberto!