mercoledì 23 febbraio 2011

“Spazio ai laici nel collegio dei cardinali”. I gesuiti americani ci provano (Rodari)

“Spazio ai laici nel collegio dei cardinali”. I gesuiti americani ci provano

di Paolo Rodari

Non è una rivista qualunque, America. Ha sede a New York, è prodotta dai gesuiti, negli Stati Uniti è considerata la rivista di punta del cattolicesimo progressista. Ovvio, dunque, che abbia un peso in tutto il mondo, Vaticano compreso. Ovvio che con attenzione sia stata vagliata la sua ultima uscita, dedicata a una proposta fuori dagli schemi. In risposta “allo svuotamento dei banchi delle chiese parrocchiali in Inghilterra, Europa e Stati Uniti”, come panacea per una istituzione, quella ecclesiastica, ammalata perché troppo “clericale”, “tutta al maschile”, incapace di “lasciare spazio per altre voci”, America non propone – come fanno i teologi del dissenso tedeschi – l’abolizione del celibato o l’ordinazione di donne prete, quanto “di ammettere dei laici all’interno del collegio dei cardinali”. In questo modo, dicono i gesuiti, “la chiesa potrebbe continuare nella tradizione di un sacerdozio tutto maschile, ma trasformare questa sorta di ‘club per soli uomini’ in una chiesa che abbia un volto che assomigli di più a quel popolo di Dio già delineato dal Concilio Vaticano II”.
Va ricordato che America, in passato, ha fatto uscite choc non sempre ben viste nella chiesa. Nel 2005, ad esempio, dovette chiedere pubblicamente perdono per la “svista” della pubblicazione di un’inserzione con la statua della Madonna coperta da un preservativo e in vendita per 300 dollari. Ma questa volta il tenore della proposta è diverso. L’idea è seria e cerca di non uscire dal seminato del consentito. Si articola in due fasi: anzitutto una riorganizzazione degli uffici diocesani in modo tale che i laici vengano a rappresentare la metà dei consiglieri del vescovo (già oggi è in crescendo il numero dei laici che vengono assunti negli uffici di curia delle diocesi americane). In secondo luogo dar vita alla creazione di un nuovo organismo, una sorta di consiglio internazionale di laici che affianchi nelle funzioni il collegio cardinalizio. I membri laici dovrebbero essere dei cattolici che “amano la chiesa, unanimemente riconosciuti come buoni cristiani”. Dovrebbero appartenere a diverse aree di provenienza e professioni: nel campo dell’educazione, della salute, della vita religiosa, del diritto, delle arti, dell’economia, delle scienze, della politica e del lavoro.
Scrive America che alcuni membri di questo consiglio potrebbero “dirigere dei dicasteri vaticani”, altri “recarsi a Roma per consultazioni periodiche”. Triplice la finalità del loro lavoro: amministrare gli uffici vaticani, consigliare il Papa e scegliere il suo successore. America previene le eventuali (e inevitabili) critiche dicendo che “un consiglio di laici non minerebbe in alcun modo l’autorità papale”. Per sostenere ciò, i gesuiti americani citano Giovanni Paolo II che riguardo al papato disse: “L’autorità di questo ministero è al servizio del disegno misericordioso di Dio e deve essere vista unicamente in questa prospettiva”. Commenta America: “Discernere questo disegno è un compito che i cattolici dovrebbero compiere tutti insieme”.

Pubblicato sul Foglio martedì 22 febbraio 2011

© Copyright Il Foglio, 22 febbraio 2011 consultabile online anche qui, sul blog di Rodari.

1 commento:

Alice ha detto...

Al foglio sono in grande fermento: prima lo spiegamento di mutande, ieri un attacco alla legge sul fine vita.




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