mercoledì 4 maggio 2011

Il Papa: la libertà religiosa sia riconosciuta e protetta da tutti gli Stati (Izzo)

PAPA: LIBERTA' RELIGIOSA SIA RICONOSCIUTA E PROTETTA DA STATI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 4 mag.

La Santa Sede continua a reclamare il riconoscimento del fondamentale diritto alla liberta' religiosa da parte di tutti gli Stati, richiamandoli a rispettare, e se necessario proteggere, le minoranze religiose che, sebbene legate ad una fede diversa da quella della maggioranza, aspirano a vivere con i loro concittadini pacificamente, e a partecipare in pieno alla vita civile e politica della nazione, a beneficio di tutti."
Lo afferma Benedetto XVI nel messaggio inviato alla Pontificia Accademia delle Scienze sociali, riunita per cinque giorni in Vaticano, sul tema "Diritti universali in un mondo diversificato. La questione delle liberta' religiosa". Secondo il Papa, "le radici della cultura cristiana dell'Occidente restano profonde" perche' proprio quella "cultura ha dato vita e spazio alla liberta' religiosa e continua a nutrire la liberta' religiosa e la liberta' di culto costituzionalmente garantite di cui molti popoli godono oggi". Ma in molte parti del mondo "questi diritti umani fondamentali sono di nuovo sotto la minaccia di tendenze ed ideologie che vorrebbero impedire la libera espressione religiosa". "Di conseguenza, la sfida di difendere e promuovere il diritto alla liberta' di religione e la liberta' di culto deve essere raccolta una volta di piu' ai nostri giorni", nei quali, rileva il Pontefice, "il diritto sovrano di promulgare la sua legislazione e di esprimere diverse attitudini verso la religione nella legge" e' interpretato in modo diversoe mentre "alcuni Stati permettono ampia liberta' religiosa nella nostra comprensione del termine, altri la limitano per una serie di ragioni, inclusa la diffidenza per la religione stessa".
"Uno dei modi principali in cui viene violata la liberta' religiosa e' quello di confinarla alla sfera privata. Ma abolire la religione dalla sfera pubblica non risolve i conflitti ma li nasconde", ha commentato l'ex ambasciatore degli Stati Uniti presso al Santa Sede e attuale presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Mary Ann Glendon. Dai lavori, ha spiegato ai giornalisti, e' emerso che la liberta' religiosa nel mondo e' a rischio crescente, perfino in quei Paesi che ufficialmente la proteggono: "nei Paesi che impongono 'da basse a moderate' restrizioni alla liberta' religiosa, personalita' influenti nei media, nella vita pubblica ed accademica spesso ritraggono la religione come fonte di divisione sociale, e trattano la liberta' religiosa come un diritto di seconda classe". "Pregiudizi che - per Glendon - si stanno in molte societa' occidentali". Tuttavia, ha annotato la Presidente, le scienze sociali hanno cominciato a dubitare del fatto che "la religione e' di per se' una fonte di divisione sociale". "Alcuni studi indicano che la violenza tende effettivamente ad essere maggiore nelle societa' dove la pratica religiosa e' soppressa, e che la liberta' religiosa promuove la causa della pace riducendo i conflitti inter-religiosi". Ci sono studi, ha aggiunto Glendon, che correlano positivamente la liberta' religiosa "alla longevita' della democrazia e alla presenza di liberta' civili, politiche, di stampa, economica, di promozione della donna". Altro punto emerso nella plenaria e' che "non esiste un modello unico di liberta' religiosa adattabile in tutti i Paesi. Ogni nazione - ha spiegato la presidente - e' il prodotto della propria storia particolare e la maggior parte dei sistemi europei sono stati influenzati da scontri tra il secolarismo illuminista e il cattolicesimo, sullo sfondo del conflitto religioso". Per questo "accettare che non esistono modelli universali non significa negare che la liberta' religiosa e' un diritto universale. Piuttosto, e' riconoscere che ci deve essere spazio per un certo grado di pluralismo nel promuovere la liberta' religiosa e altri diritti umani fondamentali nelle diverse circostanze culturali". Come e' accaduto per la decisione della Corte europea dei diritti umani nella sentenza per il caso italiano del Crocifisso nella quale "la Corte ha dichiarato che esporlo nelle scuole pubbliche, non significa necessariamente violare la liberta' religiosa di altri credenti o non credenti, alla luce delle opinioni religiose tradizionali della maggioranza degli italiani". Come a ribadire che "abolire la religione dalla sfera pubblica non risolve i conflitti ma li nasconde".

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