giovedì 11 agosto 2011

Il settimanale "Glas Koncila" sulla vicenda del Monastero di Daila: «Ai benedettini nessuno ha regalato niente»

Su segnalazione di Eufemia leggiamo questa puntuale ricostruzione dei fatti:

DAL SITO DELLA VOCE DEL POPOLO.

IL SETTIMANALE «GLAS KONCILA» SULLA VICENDA DEL MONASTERO DI DALIA

«Ai benedettini nessuno ha regalato niente»

ZAGABRIA – Il polverone non si placa, gli occhi dell’opinione pubblica rimangono puntati su Daila e le voci e le interpretazioni sulle vicende che vedono coinvolti i monaci benedettini, il Vescovado di Parenzo-Pola, il Vaticano, lo Stato croato e le autorità regionali si susseguono. Così, dopo che del caso che gira attorno alla restituzione della proprietà nazionalizzata all’epoca del regime comunista hanno detto la loro le parti coinvolte e i politici, dopo che si è fatto un gran parlare sui media con trasmissioni tematiche e articoli e articoli che hanno riempito pagine e pagine di giornali, ora una lettura dei fatti viene proposta anche dal settimanale “Glas Koncila”.

DIVISIONE DEI BENI “Al Vescovado di Parenzo circa il sessanta per cento delle proprietà dei benedettini” recita il titolo dell’articolo redazionale il cui occhiello dice “Chiuso il contenzioso ecclesiastico inerente ai beni dei benedettini di Daila”. Un articolo che riporta una dettagliata cronologia dei fatti, senza, però, omettere un commento su quelle che vengono definite “accuse sensazionalistiche e ingiuste”. Stando al “Glas Koncila” la complessa controversia fra l’Abbazia benedettina di Praglia vicino a Padova e la chiesa di Daila rappresentata dal Vescovado di Parenzo-Pola si è conclusa con la sottoscrizione di un contratto ai sensi del quale la proprietà di più della metà dei beni benedettini è andata appunto al Vescovado di Parenzo-Pola. “Oggetto del pluriennale dialogo fra l’Abbazia benedettina di Praglia e il Vescovado di Parenzo-Pola era la divisione degli immobili appartenuti al monastero di Daila presso Cittanova in Istria, al quale nel secondo dopoguerra (dal 1945 al 1948) le autorità della Jugoslavia comunista confiscarono i beni cacciando i benedettini. Su richiesta della chiesa di Daila e del Vescovado di Parenzo-Pola la Repubblica di Croazia restituì alla fine degli Anni ’90 tali beni ai richiedenti”, si legge nell’articolo che precisa come i benedettini di Praglia ottennero ai sensi degli Accordi di Osimo il risarcimento per la maggior parte degli immobili situati nel territorio dell’ex RSFJ; tale risarcimento, si precisa, non fu mai versato per la parrocchia, per il monastero e per i terreni che lo circondano perché per tali beni i benedettini non vollero mai accettare un risarcimento in denaro.

DIRITTO CANONICO È dopo che tali proprietà vennero restituite a un soggetto giuridico della Chiesa che i benedettini di Praglia chiesero, percorrendo le vie previste dal diritto canonico, di essere risarciti o in alternativa di vedersi riconosciuta parte della proprietà sui loro beni, scrive ancora il “Glas Koncila”, precisando che è questa richiesta che fa scattare nel 2000 l’avvio del dialogo tra i rappresentanti dell’Abbazia benedettina di Praglia e quelli del Vescovado di Parenzo-Pola. Un dialogo ai sensi del quale nel 2003 venne istituita una commissione congiunta che avrebbe dovuto contribuire all’individuazione di un accordo, ma dato che così non fu i benedettini si rivolsero ad altre istanze della Chiesa il che portò il 17 maggio 2006 alla firma, a Roma, da parte del vescovo di Parenzo-Pola e del Priore dell’Abbazia benedettina di Praglia, di un documento ai sensi del quale le proprietà vengono divise a metà: 50 p.c. al Vescovado e 50 p.c. all’Abbazia. Altresì, stando a quanto scrive il “Glas Koncila” il raggiungimento dell’accordo escludeva la possibilità di agire sul piano civile, un patto che i benedettini avrebbero disatteso rivolgendosi, nel tentativo di tutelare i propri, diritti al Tribunale comunale di Buie.

ACCORDO RAGGIUNTO È a questo punto che sarebbe intervenuto il Pontefice che, preso atto che l’accordo non poteva considerarsi raggiunto nemmeno a seguito dei “colloqui e delle perizie sul valore degli immobili”, nominò una commissione cardinalizia alla quale affidò il compito di individuare una soluzione alla controversia che sia in linea con quanto siglato dalle parti nel 2006. “La commissione cardinalizia, pertanto – precisa il ‘Glas Koncila’ –, non era chiamata a stabilire se i benedettini andavano risarciti o no, bensì a proporre una soluzione in base a quanto era stato accettato dal Vescovado di Parenzo-Pola e dall’Abbazia di Praglia già nel 2006”.

RISARCIMENTO È in questo senso che il 6 luglio scorso il Papa nominò mons. Santos Abril y Castello, fiduciario “ad acta” investendolo della competenza di firmare, a nome del Vescovado di Parenzo-Pola, il contratto che ha chiuso il contenzioso interno alla Chiesa e che è valido anche davanti alle autorità secolari. Ai sensi di questo contratto, firmato il 13 luglio scorso, scrive il Glas Koncila, il Vescovado di Parenzo-Pola ha ottenuto più del 60 p.c. delle proprietà benedettine contese – il monastero di Daila e 272 ettari di terreno –, mentre l’Abbazia di Praglia ha ottenuto il diritto di iscrivere la propria società “Abbazia” s.r.l. di Pola quale proprietaria dei rimanenti 186 ettari di terreno e un risarcimento di 4,5 milioni di euro per le proprietà già cedute. Tale risarcimento, scrive il “Glas Koncila” è pagabile in denaro o in beni immobiliari.

GIUSTE RESTITUZIONI Stando al settimanale cattolico, va sottolineato, “i benedettini italiani non sono né i primi né gli unici stranieri proprietari di immobili in Croazia e non hanno ricevuto nulla in dono da nessuno bensì è stata loro restituita una parte delle loro proprietà”. Quindi, tutta la vicenda andrebbe vista come un contenzioso interno alla Chiesa, che è stato risolto sia “de facto” sia “de iure” e non come un’occasione “per politicizzare e produrre un’infinità di testi giornalistici”. “Stupiscono – si legge nell’articolo –, il livello di disinformazione e la scarsità di competenze che hanno contraddistinto la presentazione della vicenda all’opinione pubblica in un tentativo di inserire quest’ultima nel cotesto dei rapporti bilaterali e multilaterali, dell’attualità politica e del confronto tra le parti politiche. È evidente che l’obiettivo non era quello di tutelare la sovranità nazionale o gli interessi della Chiesa bensì di ledere l’immagine del Santo Padre, l’unità dei vescovi croati e dei fedeli, l’immagine dell’arcivescovo di Zagabria, cardinale Josip Bozanić e i buoni rapporti tra il Vaticano e la Repubblica di Croazia”. La speranza espressa dal settimanale cattolico rimane comunque quella che la vicenda contribuisca “a un’azione più decisa delle competenti istituzioni croate per quanto attiene alla restituzione dei beni e alla regolamentazione di tutti i rapporti che da questa scaturiscono”.

2 commenti:

Elio ha detto...

Tanti giri di parole per un solo commento lapidario:DISONESTA'.
Se i croati non restituiranno il maltolto sarà Dio a giudicarli per le loro nequizie!
Spero comunque che il Santo Padre faccia valere una volta tanto la forza della sua autorità ...dimettano il vescovo e i responsabili della diocesi che hanno violato il primo dei comandamenti di Cristo seminando odio contro altri cristiani.

Anonimo ha detto...

Daila, tra mezze verità e speculazioni immobiliari
http://www.edit.hr/lavoce/2011/110808/speciale.htm
Alessia