lunedì 16 maggio 2011

Il Papa auspica una soluzione diplomatica per la Libia. Appello per la Siria

Il Papa auspica una soluzione diplomatica

CITTà DEL VATICANO

Troppi morti, in Libia, troppe vittime. Soprattutto tra i civili. Una situazione non più tollerabile per il Papa, che ieri ha lanciato un nuovo appello a fermare il «conflitto armato» e ad aprire i «negoziati».
Un monito che rischia di rimanere inascoltato, stando alle ultime notizie. Nei pressi della capitale libica nelle ultime ore sono scattati nuovi raid Nato, contro obbiettivi situati nelle regioni di Bir Al-Ghanam, Njila e contro la cittadina di Al-Aziziya. Aerei Nato hanno bombardato e distrutto una caserma e postazioni radar nella località di Boukamache, a 15 km dal confine con la Tunisia. Due forti esplosioni sono state sentite anche a Tajura, sobborgo di Tripoli, anche se non ne è chiara l'origine. A questo si aggiunge che la Gran Bretagna preme per cambiare le regole di ingaggio dei bombardamenti Nato consentendo attacchi diretti contro le infrastrutture che sostengono il regime di Gheddafi.
A partire dall'inizio di marzo, Benedetto XVI non ha mancato occasione per chiedere una soluzione pacifica in Libia. Ieri lo ha ripetuto, all'indomani della fatwa che un gruppo di imam ha pronunciato a Tripoli in risposta al raid Nato a Brega. E in quest'occasione il Papa ha usato una locuzione che finora non aveva mai adoperato in maniera così esplicita: conflitto armato. Cioè: guerra.
«Continuo a seguire con grande apprensione – sono state le sue parole di fronte ai pellegrini riuniti in piazza San Pietro per il Regina Coeli – il drammatico conflitto armato che, in Libia, ha causato un elevato numero di vittime e di sofferenze, soprattutto fra la popolazione civile. Rinnovo un pressante appello perchè la via del negoziato e del dialogo prevalga su quella della violenza, con l'aiuto degli Organismi internazionali che si stanno adoperando nella ricerca di una soluzione alla crisi». Il Pontefice ha assicurato inoltre la sua preghiera e la sua «commossa partecipazione all'impegno con cui la Chiesa locale assiste la popolazione, in particolare tramite le persone consacrate presenti negli ospedali». Parole di solidarietà agli esponenti della Chiesa cattolica in Libia e alla difficile attività che stanno svolgendo in questa fase.
Nella seconda parte del suo messaggio, Benedetto XVI ha rivolto la sua attenzione alla Siria, dove anche l'altro ieri ci sono state vittime in scontri tra manifestanti e forze di polizia fedeli al regime. «Il mio pensiero – ha detto – va anche alla Siria, dove è urgente ripristinare una convivenza improntata alla concordia e all'unità. Chiedo a Dio che non ci siano ulteriori spargimenti di sangue in quella Patria di grandi religioni e civiltà».

© Copyright Gazzetta del sud, 16 maggio 2011.

1 commento:

sonny ha detto...

Buongiorno Raffaella.
IL Papa inascoltato:

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=1331&ID_sezione=396&sezione=