venerdì 12 agosto 2011

A Benedetto XVI in partenza per Madrid per incontrare i giovani. Aiutali a sognare un mondo migliore (Julián Herranz)

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A Benedetto XVI in partenza per Madrid per incontrare i giovani

Aiutali a sognare un mondo migliore

di Julián Herranz

Santità, mi permetta riallacciare idealmente un ricordo personale della mia gioventù a una bellissima frase del suo messaggio per l'imminente Giornata mondiale che verrà celebrata a Madrid. Vorrei unirmi così al suo particolare impegno nel ricordare ai giovani -- ancor più se sono cristiani -- che la principale ricchezza e bellezza della gioventù sta nel viverla come tempo di riflessione vocazionale, di speranza in un futuro di vera felicità.
Come tutti o quasi tutti i giovani di adesso e di sempre, anch'io mi domandavo tanti anni fa mentre studiavo all'università: cosa devo fare perché la mia vita abbia vero senso? Come posso spenderla al servizio di qualche ideale veramente grande? E aggiungevo pensando all'eternità: qual è la volontà divina nella mia vita? Cosa aspetta il Signore da me? Sentivo nella mia anima un vivo desiderio di cose grandi, di dedicare l'intera mia esistenza a ideali elevati anche se ardui. Era una serena inquietudine, che si poteva riassumere nelle parole di un noto poeta spagnolo, José María Valverde: Tú, amigo, tú que tienes veinte años, dime: ¿qué vas a hacer con ellos? («Tu, amico, tu che hai vent'anni, dimmi: cosa farai con essi?»).
La risposta la trovai in un'altra domanda fatta con non minore impeto giovanile da un sacerdote, Josemaría Escrivá, alla cui canonizzazione anche Vostra Santità e il sottoscritto abbiamo presenziato nove anni fa in piazza San Pietro: «Non gridereste volentieri alla gioventù che si agita attorno a voi: pazzi! Lasciate quelle cose mondane che immeschiniscono il cuore... e molte volte lo degradano..., lasciatele, e venite con noi appresso all'Amore?» (Cammino, n. 790).
«Quelle cose mondane», nel senso negativo del termine, erano allora e lo sono anche oggi -- il beato Giovanni Paolo II e Vostra Santità lo ricordano esortando ad andare «controcorrente» -- i falsi dei delle tre principali concupiscenze che tentano la natura umana decaduta (anche di quelli che non credono al peccato originale, ma lo subiscono): l'idolo dell'avarizia e del possedere a ogni costo (concupiscenza degli occhi), l'idolo della lussuria e della droga (concupiscenza della carne) e l'idolo del potere egoista e prepotente (concupiscenza della vita). Di fronte a questi falsi dei «che immeschiniscono il cuore... e qualche volta lo degradano», si levano con forza le parole di un deciso invito sempre attuale: «Venite con noi appresso all'Amore», l'Amore con la maiuscola, Cristo, affascinante immagine del Dio invisibile, maestro e amico, pace e gioia del mondo, cammino di speranza e di eterna felicità, parola che non passa, verità che illumina e conforta, vita che sana e risuscita. Quell'invito del giovane sacerdote Josemaría risuonò nella mia anima come il «seguimi» di Gesù di Nazaret ai primi discepoli lungo le rive del mare di Galilea.
Santo Padre: potrà ben capire con quale soddisfazione ho letto sessant'anni dopo le seguenti bellissime parole del suo messaggio per l'imminente Jornada Mundial de la Juventud: «È parte dell'essere giovane sentire l'anelito di ciò che è realmente grande. Si tratta solo di un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No, l'uomo è veramente creato per ciò che è grande, per l'infinito. Qualsiasi altra cosa è insufficiente. Sant'Agostino aveva ragione: il nostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in Te... L'incontro con il Figlio di Dio dà a tutta l'esistenza un dinamismo nuovo. Quando entriamo in rapporto personale con Lui, Cristo ci rivela la nostra identità, e, nella sua amicizia, la vita cresce e si realizza in pienezza».
La maggior parte dei giovani che Vostra Santità troverà a Madrid desiderosi di crescere in amicizia con Gesù di Nazaret, sono stati o saranno chiamati dal Signore al matrimonio, a quella stabile comunione di vita e di amore coniugale -- unica, indissolubile e aperta alla fecondità -- fondamento insostituibile di una società sana che Cristo ha elevato a sacramento. Ma dobbiamo anche aspettarci, come è avvenuto a Colonia, a Sydney e in molti altri incontri di Vostra Santità con i giovani, che ad alcuni e ad alcune il Signore chiederà di più.
È sicuro -- l'esperienza della pastorale giovanile lo dimostra -- che, di fronte alle sfide dell'agnosticismo religioso e della banalizzazione della sessualità, la grazia di Dio svelerà anche in Spagna a non pochi giovani il valore sempre attuale del celibato apostolico, della completa donazione di se stessi, nella totalità corporea-spirituale, all'amore di Cristo e, per amore di Dio, di tutte le persone specialmente delle più bisognose. Un particolare anelito verso ciò che è realmente grande porterà questi giovani a rispondere positivamente alla chiamata di Cristo al celibato apostolico («a causa mia e a causa del Vangelo» Marco, 10, 29): sia nel sacerdozio di Cristo Pastore, senza il quale non ci sarebbero Eucaristia né Riconciliazione, sia nella peculiare consacrazione dello stato religioso, sia anche nella completa donazione a Dio nelle ordinarie circostanze della vita e del lavoro secolari.
Santità: grazie di cuore, a nome mio e di tutti i giovani che troveremo alla Giornata mondiale di Madrid, per il suo sempre stimolante Magistero e concretamente per questa bellissima frase del suo messaggio alla Gmg. Voglia Maria Santissima, la Vergine del fiat, insegnare a tutti -- giovani e meno giovani -- a sapere sempre discernere, amare e adempiere fedelmente la volontà di Dio.

(©L'Osservatore Romano 12 agosto 2011)

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